Al Design Museum di Londra è in corso la rassegna 'Designer of the Year 2004'. Sono esposte opere di alcuni giovani artisti britannici, che il pubblico può votare online. Una bella scelta di opere, oltre che su quello del museo, sul sito della Bbc ( clickare su 'See image gallery' ). Qui sopra, di Sam Buxton, la Mikrohouse, della serie 'Mikro-world'. Si tratta di figure in miniatura realizzate fustellando sottili fogli di acciaio inossidabile di soli 150 micron di spessore, da piegare poi in tre dimensioni. Mi piace molto questo ragazzo che sembra tornare al design della fine degli anni '60/inizi '70: vengono alla mente le copertine di Abitare di quel periodo oppure ( vediamo chi si ricorda...questa è difficile ) certe cose che all'epoca si trovavano nelle pagine interne di Linus ( Furcht, Wutki, Milano Libri, vi dice niente?). Solo, con l'acciaio al posto del cartone. Ah, si possono acquistare in certi bei negozi online. Poi mi piacciono i fiori di Daniel Brown e le magiche luci al neon di Paul Cocksedge ( ehm, ma ci si può chiamare così? ). Che non sono ancora in vendita ma sono i più bei neon che abbia mai visto. Passo e chiudo per qualche giorno. A rileggerci dopo il 2 maggio !
via Worldchanging e Boing Boing
I Verdi canadesi stanno assem- blando il loro programma per le prossime elezioni federali attra- verso un pubblico 'wiki' chiamato 'Policyland' con cui, sul loro sito, si può intervenire per editarne i contenuti. Mi sembra una cosa del tutto nuova. Un amico l'altro ieri mi diceva delle riunioni organizzate dal candidato sindaco del centrosinistra a Bari, Emiliano, cui il pubblico, con l'ausilio di una lavagna e di post-it, fornisce opinioni e suggerimenti. Mentre qualcuno cerca nuovi modi per interagire con i cittadini, la norma è ancora lo squallido indirizzo web fantasma in fondo al manifesto col faccione di turno.
(Il Giappone ed i giapponesi sono culturalmente ai nostri antipodi. Per gli italiani dei veri marziani. Chi si ricorda del capitano M. Cocciolone , accolto in Italia come un eroe dopo aver rilasciato, in piena "Desert Storm", dichiarazioni pro-Saddam alla Tv irachena ?)
Sul New York Times un interessante articolo di N. Onishi spiega come in Giappone i giovani -volontari di organizzazioni umanitarie e giornalisti freelance- liberati dai sequestratori iracheni siano stati accolti con disprezzo ed ostilità e vivano, trattati come criminali, chiusi in casa. Come nelle vene di un Paese ultramoderno circoli una cultura antica per cui l'obbedienza all' okami ( 'ciò che è più in alto' ) prevale su tutto. Gli ex-ostaggi avevano infatti trasgredito all'invito governativo a non recarsi in Iraq e ciò, con l'avere "creato problemi" al proprio Paese, è sufficiente al totale discredito sociale. Il ritorno in Giappone vissuto dagli ex-ostaggi come più traumatico del sequestro e dei coltelli alla gola. Il silenzio della stampa sulla missione nipponica di peace-keeping in Iraq.
Come cucinarli? Un classico è il risotto, che assume un particolare gusto amarognolo da non banalizzare sommergendolo di parmigiano. Il sapore, tuttavia, non è abbastanza concentrato: io preferisco di gran lunga farci un'omelette. Qui il sapore dell'asparago selvatico rimane racchiuso ed esaltato: è un piatto buonissimo, rapido e raffinato. Mi è capitato di mangiarlo con dei cardi selvatici al forno, alla maniera pugliese, per contorno: da leccarsi le dita. Ovviamente ci si beve su un vino bianco secco, giovane e leggero ( io ho azzardato, con successo, anche una bière blanche). Beh, è andata: ho fatto il mio primo post gastronomico. Ero un pò emozionato, la prossima volta andrà meglio.
Negli ultimi giorni gli asparagi selvatici sono stati quasi la base della mia dieta. Non sono bravo a coglierli: è facile nel bosco, o lungo una stradella, riconoscere la pianta, che sembra una specie di piccolo rosmarino spinoso verde chiaro, ma ci vuole un certo occhio a distinguere gli asparagi, che sono molto più sottili di quelli coltivati e, più scuri, spiccano meno. Per fortuna mia moglie è molto più brava di me ed in due basta mezz'ora a coglierne a sufficienza per la cena.
Da noi basta uno stato di grave difficoltà economica, a volte, o il dissenso del tribunale dei minori sull'orientamento educativo perchè un bambino venga sottratto ai genitori e dato in provvisorio affidamento. Càpita ogni giorno agli sfigati. E' un fatto che la Franzoni -che incredibilmente è tuttora in libertà- tenga con sè come niente fosse altri due bambini, di cui uno in tenerissima età. Mi pare grave la responsablità che i giudici a riguardo si assumono, mentre la storia è rivelatrice del fatto che in Italia, mentre l'innocenza è un dettaglio, decisivo è lo status sociale dell'indagato, il suo rapporto con i media e la disponibilità ad una difesa aggressiva ed impudente, pronta ad attaccare i giudici, buttarla in politica e mettere "shit in the fan".
La difesa di Annamaria Franzoni, dopo avere più volte invano preannunziato la rivelazione di prove decisive e 'del nome dell'assassino', replica al deposito delle nuove perizie (che pare siano, come le precedenti, sfavorevoli alla sua assistita) minacciando sfracelli, chiedendo il giudizio abbreviato -con cui tenta di impedire un'ulteriore istruttoria e di ottenere la pena minore possibile- e precisando che "dirà il nome del colpevole dopo l'assoluzione" (sic).
Il blog americano Talking Point Memo ha già da tre giorni pubblicato una e-mail che il titolare J.M. Marshall avrebbe ricevuto da un suo amico. L'autore della lettera afferma, tra l'altro, che i quattro italiani presi in ostaggio in Iraq erano in realtà "bodyguards" da lui ingaggiate, come altri italiani, per la protezione di clienti della sua società. Il testo è stato per ora rilanciato solo dal weblog Brodo Primordiale. Marshall ha promesso un seguito prossimamente. Se la cosa dovesse essere vera, sarebbe confermata la stupidità del bla-bla di questi giorni e l'arbitrio nel definire 'mercenari' dei lavoratori che fanno solo i vigilantes in un luogo, come l'Iraq, ove una protezione armata è assolutamente necessaria per lo svolgimento di qualunque attività ( lo stesso Kofi Annan ha avviato una gara per affidare a privati la gestione della sicurezza dell'ONU, dopo l'attentato dell'agosto 2003 che ne fece saltare in aria il quartier generale di Baghdad ).
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Una dettagliata e brillante analisi su Hezbollah, l'organizzazione terroristica libanese, si legge questa settimana in The New York Review of Books a firma di Adam Shatz, literary editor di The Nation. S'intitola "In Search of Hezbollah". La storia del movimento e la descrizione della sua complessa e pericolossima articolazione attuale nonchè della figura del suo leader Sayyed Hassan Nasrallah (sopra nel disegno di D.Levine), uno dei capi islamici più in ascesa ed influente anche tra i palestinesi da quando, nel maggio 2000, Israele si ritirò unilateralmente e senza condizioni dal sud del Libano, evento infondatamente ascritto a proprio merito da Hezbollah, oggi vicinissimo all'Iran ed in particolare all'ayatollah Ali Khamenei.
Il fotografo israeliano Jonathan Torgovnik, dopo aver completato il triennio di servizio militare nel suo Paese, ha trascorso alcuni anni in India riprendendo, tra l'altro, le deità assorte ed i rituali che lui definisce la "religione comune" di quel Paese, il cinema. Il risultato è "Bollywood Dreams", cento fascinose fotografie sulla gente che è davanti e dietro lo schermo della più grande e vitale industria cinematografica del mondo. ( via Digitaljournalist )

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