milton

29/07/2004
il fuggiasco

               

Non avrei voglia di scrivere sul tema, ma l'articolo di M. Carlotto sul Manifesto di ieri -riportato da un ottimo blog- mi ci tira, come si dice, per i capelli. L. Liboni è un delinquente, ora un freddo assassino che ha ucciso a bruciapelo un giovane padre di famiglia in divisa da carabiniere; nessun possibile appiglio politico-sociale, fisionomia -come qualcuno ha ben osservato- confondibile con parecchi italiani, in specie quelli -pelata, pizzetto e faccia stronza- putativamente più furbi di te e che come minimo ti sorpassano da destra o girano con targa taroccata facendosi fare multe che pagherai tu. Sulla sua sanguinosa fuga si sta ripetendo l'effetto Vallanzasca (ricordate?). Eccolo incarnare l'intramontabile romantica immagine dell' "insofferente" che non ha nulla da perdere e perciò spara. Del ribelle che obbedisce all'impulso umanissimo e libertario della fuga dal carcere e perciò meglio "la bocca che sa d'asfalto e una pozza di sangue che si allarga sotto il corpo" ( beninteso degli altri, sia la bocca che il corpo ). Di chi sa di essere "fottuto" perchè ha infranto un tabù sparando "ad uno sbirro" e che "se finisce in manette, rischia di cadere dalle scale e farsi male sul serio". Della vittima predestinata di un ergastolo irrogato all'esito di processo ridotto a mera "proforma", se non di un "geometra-giustiziere voglioso solo di provare sul campo la sua nuova Glock calibro 40".
Vorrei che l'articolo l'avesse scritto qualcun altro per poter dire tutto quello che penso di una simile retorica cesarebattista, di chi liquida in questo modo l'assassinio di un innocente padre di un bimbo, la messa a rischio della vita dei passanti, la strafottenza di chi per soldi cammina sui cadaveri. Non ne posso più di questa cattiva letteratura, di eroi maudit d'accatto, di chi chiama i poliziotti ( già locuzione sufficientemente confidenziale ) sbirri come un qualunque anonimo imbecille su indymedia, di sociologismi a un tanto al chilo, dello sfottò classista a chi -dozzinale, prosaico geometra o magari sbirro da mille miseri euro al mese, non romanziere à la page- accada, occhi negli occhi dell'indomito insofferente, di non farsi ammazzare come un cane, riuscendo a sparare per primo.

( La foto è di Alexey Titarenko, un giovane grande fotografo russo che cattura fenomenali immagini di una S.Pietroburgo dostoevskijana. Sul sito linkato ce ne sono altre non meno belle, da guardare magari ascoltando Schostakowich ).


12:42 | politica | # | commenti (17)

27/07/2004
field songs

                 

L'ultima volta che ho riempito il caricatore dei cd dell'auto ci ho messo, tra gli altri, Field Songs di Mark Lanegan. In altri tempi un disco del genere sarebbe stato duraturo oggetto di culto; la sua sfortuna è di essere uscito nel 2001, nel diluvio di novità sbadatamente recensite da critici distratti e disillusi da continui 'eventi' musicali privi di senso e mordente. Field Songs è un'autentica gemma già dimenticata , un vero classico, colmo com'è di ispirazione e di amore per il folk ed il blues americani.
Il raccoglimento del suo ascolto in auto, magari nel corso di un viaggio non breve, procura grandi emozioni, sin dal folgorante inizio con One Way Street ( che non ha nulla da invidiare, quanto a pathos, direi addirittura a House of the Rising Sun degli Animals ), No Easy Action e Miracle. E' un'opera commovente che -a parte i richiami apparsi evidenti ai più, come a musica e vocalità di Tom Waits- evoca sopratutto la poetica di Takoma Records, la casa discografica perduta di John Fahey, Leo Kottke, Peter Lang, Robbie Basho.

( La foto qui sopra -che pare un dipinto di Hopper- è di Chris Faust. Ne avevo visitato recentemente il sito, le cui immagini di vaste solitudini del Minnesota -come questa- mi sono balzate subito agli occhi ascoltando Lanegan e ricordando la Takoma ).


23:33 | musica | # | commenti (3)

montagne e bandiere

                     

Avvicinandosi il 31 luglio, 50° anniversario della conquista della vetta del K2, si fa sempre più incalzante la pressione mediatica sul tema della "montagna italiana". L'opinione pubblica che non s'interessa di alpinismo è confusa di fronte a notizie di cordate italiane che sembrano "domare il mostro" che fu sottomesso nel 1954. E' spiacevole che la totalità dei pezzi giornalistici che ho letto in italiano taccia che, dopo Compagnoni e Lacedelli, solo sino al 2001 la vetta del K2 è stata raggiunta da più di 200 alpinisti di decine di nazionalità e di tutti i continenti. L'omissione risulta poi fastidiosa quando alla notizia dei nuovi conquistatori italiani si accompagna quella del soccorso da essi generosamente prestato a più goffi o sfortunati alpinisti stranieri.
A me è sempre parso che con l'ascensione di una montagna le bandiere nazionali c'entrino come il cavolo a merenda : se di attenuanti di vario genere potevano beneficiare gli italiani del 1954 nella gestione nazionalistica dell'impresa, le stesse non possono riconoscersi oggi, quando il tema propagandistico della montagna italiana appare a dir poco penoso.


16:42 | politica | # | commenti (2)

24/07/2004
accendere una stella

( Questo blog resterà aperto anche ad agosto. Se replico un post del mio primo, Radioandorra, non è perchè in estate si debba riciclare come alla tv, ma perchè penso si tratti di un gioco davvero bello, e che questo ne sia il periodo più adatto. La mia entry, infatti, era del 17 febbraio, ma è in queste serate che si sta insieme all'aperto e ci si accorge del cielo. E questo è uno dei suoi fenomeni più fascinosi ed ancora meno conosciuti. Di altre meraviglie del sito Heavens Above parlerò un'altra volta ).

Ora vi insegno un bel gioco per l'estate, meglio per qualunque serata di cielo sereno. Dovete sapere che in orbita intorno alla Terra ci sono, tra gli altri, alcune decine di satelliti per comunicazioni telefoniche cellulari della IRIDIUM LLC. Piuttosto piccoli,
e quindi normalmente invisibili dal suolo, sono fatti proprio come si vede qui, ed in particolare hanno tre antenne inclinate di teflon argentato fortemente riflettenti i raggi solari. Sta di fatto che in certe condizioni il riflesso di un'antenna ( grande circa quanto una porta ) di uno di questi satelliti colpisce proprio la zona terrestre dove siamo noi, provocando un meraviglioso fenomeno chiamato "flare", appunto "Iridium flare". In pratica in una zona del cielo e ad un'ora prevedibili e previste si accende quella che sembra una "stellina" che in pochi secondi diventa un bagliore sorprendente prima di decrescere e sparire. Il fenomeno riguarda, ogni volta, una superficie terrestre di pochi chilometri: allontanandosi diventa progressivamente più debole. C'è uno straordinario sito web di nome Heavens Above
che in pochi secondi, e for free, permette, digitando il nome della località in cui ci si trova ( tra le migliaia di un grande database ), di conoscere con largo anticipo l'ora, i minuti ed i secondi dell'apparizione, il suo esatto orientamento, l'altezza sull'orizzonte, l'intensità.
Se il cielo è sgombro da nubi, l'effetto è sbalorditivo: un gioco da fare, magari, osservando lo stupore dei bambini, ed una delle cose che fanno scoprire il cielo notturno e riflettere su quanto lo ignoriamo, nascondiamo ed inquiniamo.

( Istruzioni per l'uso: sulla homepage, click su "select", poi scegliere il Paese, quindi digitare la propria località nella stringa; confermare. Nella main page, scegliere l'ambito temporale della previsione tenendo presente che più basso è il valore di magnitudine, più luminoso è l'evento; p.e., un lampo di mag. -8 è 100 volte più luminoso di uno di mag. -3. Per farsi un'idea, l' iridium flare più luminoso è di -8 laddove Venere ha mag. massima -4,4 e la luna piena -12,7. Dove abito io, stasera c'è un lampo alle 20.30 di magnitudine -8, quindi massima, esattamente ad est e con 70° di altitudine sull'orizzonte, cioè circa due palmi dallo zenit. La gente, grigliante, griderà all'ufo o ad un enorme meteorite, e lo racconterà per tanto tempo: gli happy few staranno seduti, meglio se con lo schienale reclinato, a guardare quell'alta zona di cielo godendosi lo spettacolo, puntuale al secondo. Fatemi sapere ).



00:08 | internet | # | commenti (16)

21/07/2004
privacy

L’ingresso nell’aula d’udienza civile è difficile perché un flusso di gente in uscita ostacola il passo a chi entra. Il caldo è asfissiante: la lama di aria gelata che esce dal condizionatore è irrilevante nel locale affollato e si perde dalla finestra aperta. L’udienza è pubblica: gli avvocati entrano ed escono, discutendo tra loro ed ascoltando direttamente i testimoni ( che compariranno fugacemente dinanzi al giudice solo per leggere la formula di rito ) su panche nei corridoi, con i fascicoli sulle ginocchia. Altre persone si aggirano chiedendo informazioni. In fondo all’aula il giudice, aria seccata e distaccata, interpella una vecchietta circondata da un gruppo di parenti. E’ una procedura di interdizione legale: dovrebbe svolgersi in camera di consiglio, al riparo da occhi ed orecchi indiscreti, ma il giudice trova scomodo alzarsi dal suo scranno ed ascolta la poveretta lì, nella bolgia. Ne valuta sommariamente lo stato mentale chiedendole quanti anni ha, che giorno è, chi è il presidente della repubblica: la donna non risponde, ed allora il giudice le agita davanti agli occhi una banconota da dieci euro chiedendole quanti siano. Lei non capisce e farfuglia qualcosa. I parenti sono imbarazzati e rassegnati, una signora di mezza età ha gli occhi umidi. Né l’avvocato degli istanti, né gli altri protestano per lo scempio. Al piano superiore, l’ufficio del giudice è vuoto e fresco, nella penombra si distinguono sulle pareti i calendari dei carabinieri, disegnini infantili in cornice, un poster di amnesty international. Sulla scrivania sgombra notiziari dell’ ANM e due inviti a convegni di aggiornamento. Entra un’impiegata insieme ad un avvocato per prendere dei fascicoli da portare in udienza. L’impiegata, con le mani occupate, gli raccomanda di chiudere bene la porta alle spalle perché la stanza non si riscaldi.
Negli stessi giorni il Consiglio Nazionale Forense ed il Garante lungamente sottilizzano su come tutelare meglio la privacy dei clienti, cifrandone i nomi sui fascicoli che girano per gli studi legali o curando la conservazione al riparo dagli sguardi casuali.

13:00 | varie | # | commenti (11)

20/07/2004
peperoni verdi azzisi

is my blog burning?

E' calata la temperatura appena in tempo per la preparazione dell'intingolo estivo per Is My Blog Burning, prima edizione italiana.
Servono dei peperoni verdi cornaletti, alcuni pomodorini maturi, aglio, un pò di peperoncino, olio d'oliva extravergine, due-tre foglie di basilico fresco, sale. Lavati ed asciugati i cornaletti, si friggono nell'olio extravergine: so che molti propugnano e che sono alla moda olii più leggeri, ma qui si usa quello di oliva che è molto più saporito e -pare- salutare, ed io lo preferisco.

07:57 | cibo | # | commenti (15)

17/07/2004
quella volta che massarini

arrivò da Londra con la lacca di un nuovo lp dei Genesis, che si sarebbe intitolato Selling England By The Pound.
Era il 1973 e lui curava PopOff, prima trasmissione notturna di rock alla radio italiana. Ne era percepibile con facilità il batti- cuore, quella sera, conscio com'era dello scoop e stordito dalla bellezza del disco, che forse ascoltava anche lui per la prima volta. Non ricordo maggiore sintonia tra disc jockey e ragazzino all'ascolto: io nella mia stanza con il cuore in gola ed il registratore philips collegato alla radio con un cavo grigio volante, tra i libri ed il consueto barattolo di marmellata di more, poco spazio come al solito sulla cassetta.
Fu per me un viaggio dove non ero mai stato, e l'atmosfera nettamente quella di un negozio londinese di memorabilia e giocattoli vittoriani in una serata nebbiosa. Il conduttore interveniva pochissimo, gongolava somministrando il miracolo di Dancing With The Moonlight Knight, The Cinema Show, I Know What I Like, era chiaro che voleva mandare tutto il disco e ci riuscì praticamente, rinunciando alla sigla finale del programma. La regia fu costretta a sfumare la musica del capolavoro dei Genesis di Peter Gabriel e le trasmissioni di radio rai terminarono, quella notte, con la magia mozzafiato di Firth Of Fifth. La mia cassetta, di cui misuravo con gli occhi le volute di nastro residue ( resisti, dài, resisti ...) terminò solo qualche secondo prima, durante l'assolo di Tony Banks, e lì nella memoria quel meraviglioso disco. Non presi sonno facilmente. Ancora adesso, ascoltando il cd, distratto dò con un dito un colpetto sulla scrivania proprio a quel punto del brano, tac, finito.

( immagine tratta dal Victorian Scrapbook di TheTradeCardPlace )



18:46 | radio | # | commenti (13)

14/07/2004
il muso delle macchine

Un articolo dell' Independent sul nuovo modello dell' Audi A6 sfiora l'inconsueto tema della espressione delle auto.
Avevo quasi dimenticato che da bambino le mie preferenze in tema di auto si basavano quasi esclusivamente sulla estetica del frontale. Non penso di essere stato l'unico, i fari e la calandra raffigurando una vera e propria faccia su cui si appunta l'attenzione sopratutto dei bambini, che sono naturalmente dotati di maggiore fantasia.
Le peggiori per me erano quelle ringhiose ( mercedes di pressochè tutte le generazioni) o, all'opposto, quelle con muso sfuggente o imperscrutabile ( citroen, maggiolino VW ). Le mie preferite quelle con visetto vispo e occhietti sgranati ( fiat cinquecento ) oppure espressione schietta, seria ed intelligente ( renault 4 ).
Ora ritornano le grandi calandre anni '30 stile Bugatti: non ho fatto in tempo ad esecrare abbastanza gli orrendi frontali rètro delle ultime lancia, che appaiono le nuove audi esibendo un enorme radiatore evocante le AutoUnion di hitleriana memoria.
Così anche le audi vellicano il pigro gusto citazionista e fanno la faccia feroce. Non un caso che la prima nuova A6 nella mia città l'ho vista tra le mani di un silverback forzitaliota che sinora si divideva tra Mercedes e BMW. Mi consola però leggere nel
pezzo dell' Independent che la mia audi A6 precedente edizione ha "an intelligent expression underscored by a smiley lower air intake" mentre il frontale della nuova ha un ceffo ringhioso ed intimidatorio,
"a Rottweiler of a thing". Appunto.






00:37 | varie | # | commenti (13)

13/07/2004
il candidato in soggiorno

"The idea that you can merchandise candidates for high office like breakfast cereal is the ultimate indignity to the democratic process."
( Democratic candidate Adlai Stevenson, 1956 ).

Sul sito dell'American Museum of Moving Image è aperta una interessante mostra online intitolata "The Living Room Candidate". Si tratta di più di 250 commercials tv, pari a oltre quattro ore, relativi a tutte le elezioni presidenziali USA dal 1952 al 2004. La mostra è dotata un ottimo apparato informativo e di ricerca. Innumerevoli sono le chicche, come il primissimo jingle di Eisenhower creato da Walt Disney nel 1952 ( "I Like Ike" ), lo spot del 1960 con Jacqueline Kennedy che fa appello ai chicanos in un incerto spagnolo o quello, sempre del 1960, di JFK con Harry Belafonte.


00:08 | internet | # | commenti (4)

 

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