Conferenza stampa di "Un Ponte per" poche ore fa all'Ambra Jovinelli di Roma. Massiccio afflusso di giornalisti per la presenza di Simona Pari e Simona Torretta. Dall'introduzione del presidente Fabio Alberti può già capirsi che aria tira quando premette che le due Simone sono molto stanche ed intendono rispettare il segreto istruttorio. Naturalmente gli astanti danno alla cosa scarso peso, chè conoscono bene diritti e doveri dei giornalisti e delle parti lese da crimini, cui non è impedito affatto di riferire i fatti. Legnoso e formale saluto delle due Simone che ripetono i ringraziamenti già più volte ascoltati, questa volta con maggior enfasi sul governo italiano e sopratutto citando la Croce Rossa dimenticata in precedenza, e ciò chiaramente allo scopo di sopire le aspre polemiche. Già alle prime domande si evidenzia il muro di gomma: rivolte alle ragazze sequestrate, trovano evasiva risposta sempre da parte del Fabio che biascica frasi di repertorio non si capisce con quale cognizione dei fatti. 
Non ci ho messo molto a smaltire l'euforia per gli ostaggi rilasciati stasera ( scrivo nella notte tra il 28 ed il 29 ), episodio paragonabile all'iniziale liberazione di pochi bambini da parte dei macellai della scuola osseta.
Lo spettacolo televisivo della serata è stato infatti prezioso e formativo.
Non tanto per il prevedibile e classico sgomitare di crocerossini e politici bipartisan intorno alle italiane rapite, quanto per i primi sprazzi di luce sulla storia e le prime reazioni. Mi viene da pensare subito che sarà d'ora in poi molto, molto difficile sequestrare beni alla famiglia del prossimo rapito a scopo di estorsione in Italia per impedire di arricchire qualche mozzaorecchi nostrano quando lo Stato ha qui direttamente transatto coi tagliagole: reprimo pensieri del genere col dirmi che accidenti, è andata come doveva andare, benissimo così. Impossibile però non considerare che siamo liberissimi di partire volontari per l'Iraq e persino di portare l'acqua a Najaf ed altre città sotto assedio nel bel mezzo di operazioni militari, testimoniando avversione a Bush e Blair e fraternizzando con la 'resistenza', ma dovremo tenere d'ora in avanti presente che a salvarci dalle grinfie dei nostri venali e maneschi amici iracheni dovranno essere i fondi occulti dei servizi segreti dietro soccorrevole disposizione del Berlusca.
E che sarà, purtroppo, nientemeno che Gianni Letta a farci posare nuovamente sul cuscino una testa ancora attaccata al collo. Patriottismo da sollecitare con discrezione e stile, senza darlo troppo a vedere, ma pronti a render loro grazie, per poi tranquillamente riprendere facendo finta di niente. A proposito, sarà interessante chiedere alle due ragazze italiane, quando riposate e riacclimatate, se era vera quella storia -di cui si vantò l'ineffabile Al Kubaissi- della loro richiesta di protezione ai sunniti in cambio di servigi a Fallujiah.
Inutile dire che non credo ad una parola del figuro e che non avrei dubbi tra il fidarmi delle due coraggiose volontarie o delle vanterie dell'ulema cialtrone, comunque anche in quella storia mi piacerebbe vederci chiaro.
( Giusto per non smentire la definizione sprezzante -data di Milton da una nota blogger antiebraica che giustamente ne poneva in dubbio la credibilità in punto di cose serie- di blog sull’ arredamento dei tinelli: definizione che trovo deliziosa anche se un pò semplicistica ).
Gironzolando per gli ambienti di un negozio di mobili ci si avvicina, a volte, al cuore ed ai sogni della gente. Prendete ad esempio i bagni, anzi le stanze da bagno, chè vi è evidente il sempre maggiore investimento emotivo e di risorse finanziarie. I bagni in voga sono davvero stupefacenti, e così eloquenti dell’immaginario dei loro proprietari da rendere vano ogni commento. Vasche spropositate ed accoglienti destinate a non essere mai usate se non in una serata invernale di depressione od euforia insolite. Soffioni cromati oversize di diametro molto superiore a quello cranico, cabine doccia con idromassaggio predisposte per titillare ogni zona del corpo, alla ricerca del vero punto gi con enorme spreco d’acqua. Incredibili soprattutto i lavabo, ciotole giapponesi minimaliste e pochissimo profonde posate su mobili sospesi sottili e bellissimi in legno pregiato. Oppure parallelepipedi nivei e purissimi, sempre sospesi. Lavabo che suggeriscono abluzioni sobrie ed anacronistiche come in antichi catini di porcellana. O piuttosto, più realisticamente, incresciosi allagamenti e spruzzi su mosaici e specchi a filo calati poco più sopra. Anche perché spesso convivono con rubinetti che rovesciano barocchi giochi d’acqua da villa secentesca. Come si volesse allontanare il sospetto che lì dentro ci si lavi, ne ho visto persino uno alto una decina di centimetri con sfoglia di legno amovibile sul fondo, a celare il chiusino.
Mentre il nostro problema è filtrare l'abbondanza di informazioni ed opportunità a disposizione tramite internet, in alcuni Paesi la rete viene filtrata d’imperio, i siti chiusi e giornalisti, bloggers e tecnici arrestati. E’ il caso dell’Iran, dove internet ha assunto un notevole sviluppo anche perché considerato canale informativo più libero dei media ampiamente controllati dal regime islamico, e dove si assiste in queste settimane ad un giro di vite repressivo con la chiusura d’autorità di alcuni siti riformisti ( Emrooz, Rouydad e Bamdad ) e l’arresto di molte persone a vario titolo coinvolte nella loro realizzazione. La vicenda va inquadrata nello scontro in atto tra i conservatori khomeinisti ( la cui punta di diamante è il Consiglio dei Guardiani ) ed i modernisti. Tra questi ultimi persino il fratello, Mohammad Reza, del presidente iraniano Khatami -che ha protestato formalmente per la repressione in atto- ed il vicepresidente Mohammad Ali Abtahi, che è addirittura egli stesso un blogger ( anche in inglese, e che riesce persino di fare lo spiritoso in un contesto del genere ). Centinaia di bloggers anche occidentali hanno in corso una campagna di solidarietà verso i siti iraniani chiusi, anche pubblicando i loro post ed assumendone i nomi ( come ha fatto Avy, cui debbo la segnalazione ). L'iniziativa è seguita in Iran e non è priva di peso nell'evolvere della faccenda. Per iniziare a documentarsi sulla vicenda: un'ottima cronologia (Bbc) della storia recente dell’Iran; il blog di Hossein ‘Hoder’ Derakhshan (persiano residente in Canada ), molto bello e preziosa miniera di links ; Stop Censoring Us, sito specializzato ; IranFilter, blog collettivo incentrato sull’Iran e realizzato in stile MetaFilter. 
Milton vi aderisce, consapevole del rilievo che la faglia iraniana tra islamismo radicale e democrazia ha in quell’area mondiale e dell’importanza che possono avere gli esiti dello scontro anche per il futuro dei Paesi confinanti, che in questi giorni tanto ci sta a cuore.
La notizia, poi smentita, di iersera sull’arresto di due persone pretesamente collegate ai rapitori delle italiane in Iraq e dei due loro colleghi dà occasione per qualche banale riflessione.
Innanzitutto, per ricordare che i nostri connazionali preceden- temente rapiti in Iraq non furono rilasciati ma, dopo il feroce assassinio di Quattrocchi, liberati manu militari. La cosa, benché sia passato pochissimo tempo, non viene chissà perché quasi mai citata, con l’effetto che molti l’hanno già dimenticata.
La seconda riflessione è che in Iraq, nonostante tutto, c’è una polizia, ci sono decine di migliaia di soldati della coalizione, un numero non conosciuto di agenti dei servizi e centinaia di militari ( molti carabinieri ) italiani. Pur non sfuggendo le peculiarità della situazione e le enormi difficoltà, esiste la possibilità di fare indagini, fermare persone sospette, interrogarle con modalità e durezza congrue agli indizi esistenti a loro carico, effettuare perquisizioni, confronti, pagare ed intimidire informatori, porre in essere idonee lusinghe e minacce allo scopo di aiutare memorie torpide, eloquii incerti, temperamenti pavidi. A dirla in breve, fare normale, sana polizia in un ambiente in cui tra l'altro non si va tanto per il sottile ed in cui non vedo perché chi cerchi di liberare innocenti rapiti non dovrebbe adeguarsi al genius loci.
Alcuni blog -sopratutto americani- espongono un pò impudicamente una wish list, perlopiù limitata a libri, sempre su Amazon. Se ce l'avessi io, una wish list, questo ci sarebbe senz'altro. Sta per uscire negli Usa il secondo volume di The Complete Peanuts, 1950-1954, la raccolta completa (!) dei primi quattro anni di vita del fumetto di Charles M. Schulz. I due volumi sono disponibili anche in cofanetto e sono solo l'inizio della pubblicazione, da parte di Fantagraphics Books, dell'integrale di Peanuts in 25 volumi al ritmo di due all'anno sino al 2017. Le strips sono raccolte in ordine cronologico (!), molte sono inedite ed il packaging è incantevole. Per i fans di Schulz -come il sottoscritto- l'acquisto non si discute neanche. Oggi stesso ordino il cofanetto ad Amazon e non vedo l'ora che arrivi: quello dei primi '50 è un periodo di Peanuts di cui s'è visto poco in giro, con i personaggi che evolvono dallo stadio embrionale alla maturità. Persino Snoopy esordisce come un cucciolo ... 
Ai buongustai pazienti consiglierei di inoltrare l'ordine all'inizio di dicembre in modo da fare/rsi un meraviglioso, romantico regalo di Natale. Ricordo ancora l'effetto che mi fece da ragazzino, a letto con l'influenza, l'arrivo di una dozzina di numeri arretrati di Linus della seconda metà dei '60. Il presentimento al trillo del citofono, l'apparizione di mia madre nel vano della porta della mia stanza con il pacco marrone dal mitico logo di Milano Libri, il pensiero di disporre di giorni vuoti per leggerli con calma ...
Niente di interessante alla tv in una sera come tante: sfogliata inutilmente anche la guida dei programmi di Sky colma di films americani prescindibilissimi, l'ultima spiaggia è un dvd o una videocassetta. Per fortuna trovo in libreria una cosa che non avevo visto, Marco Paolini in "Questo radichio non si toca. Diario di un'estate", cassetta allegata al libro Einaudi. Non amo il teatro, che perlopiù mi annoia per repertorio ripetitivo ed enfasi retorica, ma Paolini è una delle splendide eccezioni. Sta di fatto che, per dargli lo spazio ed il rilievo che merita, la televisione è chiaramente in attesa che compia settant'anni e gli venga conferito il Nobel: come spiegare altrimenti la mancata riprogrammazione di quel commovente capolavoro de " Il Milione" che pure la Rai ha in archivio per avere trasmesso lo spettacolo in diretta dall'Arsenale di Venezia sei anni fa?
Mi sono messo alla difficile ricerca della registrazione, che fu edita da CPI/Poligram e risulta da tempo esaurita. Il Milione:quaderno veneziano è un indimenticabile show, uno dei più belli ed emozionanti degli ultimi anni, con tutti gli amati topoi veneti di Paolini ( primo tra tutti il tormentone scoppiettante di mototopo mototopo mototopo, dal nome onomatopeico -è proprio il caso di dire- dei barconi che percorrono incessantemente la laguna carichi d'ogni merce ) glorificati dalla magica ambientazione nei cantieri palladiani al cospetto di un pubblico galleggiante su barche di ogni forma e dimensione, e dove si ritrova l'atmosfera liquida e brumosa delle sue vecchie letture notturne su Radiotre ne "Il racconto di mezzanotte".
Mototopo mototopo mototopo ...

Mi sta succedendo sempre più spesso di dover spendere un bel pò di quattrini per ritrovare in definitiva sapori semplici e scomparsi. Oggi, per esempio, ho mangiato il Gelato al cucchiaio Gran cru di cioccolato con scaglie di cioccolato fondente, de Le Tre Marie. Dietro il nome altisonante e l'apparenza snob si nasconde -al prezzo non economico di 4 euro per 350 g.- nient'altro che un buon gelato al cioccolato fondente con lo stesso bel saporino che ricordo nella coppetta che sbranavo da piccolo. Ormai i buoni gelati al cioccolato si aggirano in semiclandestinità ed a volte s'inabissano per scomparire del tutto poco dopo essere stati scoperti e senza dar neanche il tempo di una scorta. Altri conservano il nome e cambiano anima, riservando pessime sorprese. Dòminano gelatazzi stucchevoli alla Haagen Dazs, ripieni melensi e coperture spesse di cioccolato dolciastro: cocente fu il disamore per i Bomboniera Algida ( marchio per me sinonimo di buon gelato da comprare alla svelta al supermercato ) che persero d'un tratto l'ottimo rivestimento sottile e croccante di cacao amaro per il solito lastrone insignificante alla Magnum ( odiato gelato da passeggio "moderno" ). Della dipartita di quei bonbon è rimasta la ( passabile ) Viennetta, loro esito catastrofico con la sfoglia di cacao magro inglobata e sommersa ed il conseguente squilibrio gustativo tra panna e cioccolato, secondo me.
Gli ultimatum degli ultimi giorni sono, come ormai tutti sanno o dovrebbero sapere, solo interventi anonimi e non verificabili in message boards islamiche.
Di lavagne del genere è piena la rete, e parecchio tempo fa mi venne voglia di farmene un'opinione di prima mano, esperienza che mi torna utile oggi in cui impazza la polemica su pretese guerre di religione e lo sport più di moda è la ricerca col lanternino dell'islam moderato.
Il sito, Ummah.com, con sede non si sa dove ( secondo me nel Regno Unito ), si presenta bene e si definisce "umile sforzo per fornire servizi alla comunità islamica mondiale e a chi è interessato a conoscere l'Islam". Apparenza pacata, frequenti seminari con vari iman, citazioni dotte. Dispone tra l'altro di una chat che quando ci sono andato io non richiedeva registrazione. La chat, in inglese ed arabo, è molto efficiente: il nuovo chatter sceglie non solo il nickname ma anche un'iconcina tra quelle disponibili ( in gran parte simboli islamici come la grande Moschea di Al Kuds, scimitarre, bandiere nere ). Opta poi per una delle stanze, alcune delle quali sono private e riservate non si sa a chi. Scelgo, tra quelle libere, la più frequentata. "Moderata" in modo apparentemente severo, è intercalata con versetti del Corano ( in automatico? ). I chatters sono quasi tutti musulmani e scelgono nick 'aggressivi' che fanno scoperto richiamo ai concetti di Guerra santa, combattente di Allah, etc. L'accoglienza è molto cordiale sino a quando vieni ritenuto un musulmano.

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