E' stato appena pubblicato sul suo sito il nuovo gioco di Ferry Halim. Si chiama High Delivery, ed è delicato e poetico come suo solito. Ho già scritto un'altra volta di questo designer di Fresno ed ho sempre qualcosa di suo tra i links a fianco.
"It is said that 90% of human communication is non-verbal. In these photographs, the body language of the subjects becomes the basic syntax for a series of Web-based animations exploring movement, gesture, and algorithmic montage. Many sequences document a person’s reaction to being photographed by a stranger. Some smile, others snarl, still others perform. The camera, the net, and I are all characters in this setting. The project is not about the transparency of these actors, but about exploring them. This means probing socio-cultural boundaries within our emerging digital environment.
The Stop Motion Studies extend my long standing interest in narrative and, in particular, look at the subway as a stage upon which social dynamics and individual behavior are increasingly mediated by digital technology.
As one of the most vibrant and egalitarian networks in our cities, subways bring people from a wide range of social and cultural backgrounds into close contact with each other. This process plays a significant role in shaping both the character of a city as well as our individual identities".
Il nuovissimo grattacielo verde azzurro a forma di siluro è attualmente la cosa più vistosa nella skyline di Londra. Il suo nome ufficiale è 30 St Mary Axe ( semplicemente il suo indirizzo ), oppure Swiss Re ( la compagnia assicuratrice di cui è la sede ) Tower. Tutti lo conoscono, comunque, come The Gherkin, il cetriolino ( ognuno però lo chiama come gli pare, i paragoni si sprecano, da quello fallico ad una pigna, un razzo, una supposta, un sigaro, un dirigibile nel senso sbagliato etc. ). Sul sito Nyclondon ci sono delle belle foto in bianco e nero, finalmente anche dell’interno, che ha vaga atmosfera déco: queste ultime sono piuttosto rare perché l’edificio non è destinato ad essere visitato dal pubblico e le sue meraviglie ( prima tra tutte il grande locale sommitale che ospiterà un ristorante ) sono riservate al personale del gigante assicurativo.
La sua forma nel cielo della City, che è ormai una specie di museo di architettura moderna, mi ha lasciato sin dal primo sguardo molto freddo: direi comunque che l'edificio sta allo spirito del tempo come il Centre Pompidou di Parigi al suo, ed in qualche modo ne è ben rappresentativo.
Troppo lontane le mostre nelle città d’arte e solo una domenica a disposizione. Si salta in auto e si va in Cappadocia: un quarto d’ora e siamo sulla s.s. 106 Taranto-Reggio Calabria, sino a Metaponto dove imbocchiamo la statale Basentana addentrandoci in Basilicata. Si disperde piano la nebbia ed è l’ottobrata in cui confidavamo.
Ad un tratto la valle del Basento prende l’aspetto di una valle alpina con lo stupore di creste aguzze che emergono dalla foschia come dolomitiche. Dopo l’uscita per Albano di L. la stretta strada sale rapidamente per un bosco luminoso di roverelle. Il cielo è percorso da rapaci sullo sfondo delle vette che si rivelano ora molto meno alte di quanto parevano da fondovalle come in un gioco prospettico. Entriamo in Castelmezzano, comune del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane. Le creste, che fanno corolla intorno al paese e sono tutte raggiungibili con brevi scarpinate, rivelano strane forme erose dagli agenti atmosferici nell’arenaria: più che dolomiti in miniatura sono guglie orientali, Cappadocia quindi, friabili come ci dice la gente che presagisce la scomparsa delle somiglianze fantastiche nei secoli intraviste nella roccia, prima tra tutte quella, di becco di civetta, da cui prende il nome il nostro ristorante. Le trovano a pezzettini sulla strada che dalla basentana conduce al paese, che non di rado per questo motivo è chiusa. Il tempo di asciugarci della prima sudata frutto della breve salita sino ad una ‘vetta’ e siamo al tavolo prenotato: pare siano la migliore tavola della regione e riaprono stamattina dopo il periodo di riposo.
Il sesso su internet ha sin qui preso una piega che non mi piace. E' da non crederci, ma è davvero difficile trovare erotismo di qualità che non sia eccessivamente criptico od elitario; un indirizzo cui sono affezionato e che costituisce un punto di riferimento ormai da parecchi anni è Nerve.com. ![]()
Si è trattato finora dell’ennesima occasione perduta, nonostante il mezzo fosse l’ideale per sviluppare l’argomento con la disinibizione, la curiosità e la globalità convenienti. Notoriamente la quantità di sesso sulla rete è immensa, solo vi è divenuto un prodotto, per così dire, di nicchia: la sua redditività è sconfinata e viene conseguita presso un pubblico che –come un tempo quello delle sale a luci rosse- richiede e compra hard-core nelle più minute specializzazioni. La rete sembra disgraziatamente mutuare dagli USA, nell’era di Bush junior, il netto e deprimente spartiacque tra un porno sempre peggiore ed il buffo puritanesimo delle rimanenti risorse.
Ironia s.f. 1. Alterazione spesso paradossale di un riferimento, allo scopo di sottolineare la realtà di un fatto mediante l’apparente dissimulazione della sua vera natura o entità, p. es. attraverso diverse gradazioni o qualità di riso … ( Devoto-Oli, Vocabolario della Lingua Italiana )
Ora, non mi interessa tanto notare come per “ironico” sia ormai inteso il comico qualunquista che dileggia in strada a favore di telecamera, il nome di un sito web che propone “pizze in faccia, scherzi pesanti, litigate folli e figuracce” o il requisito disperatamente vantato in una rissa sull’isola dei famosi. Si tratta qui, evidentemente, del suo massimo fraintendimento e più miserabile scadimento che come tale suscita più che altro imbarazzo e tenerezza.
Ho da qualche tempo l’impressione che l’aggettivo ironico, nell'era del suo trionfo, stia smarrendo il suo significato, ma quel che più conta è che ciò non appare solo come un imbastardimento ed una banalizzazione quanto uno di quei fenomeni linguistici profondi, rivelatori di un mutamento culturale.
Così, ironico non viene considerato chi derisoriamente e retoricamente dissimula il proprio pensiero allo scopo di attribuirgli maggiore vigore ed offensività, né chi pratica un umorismo sarcastico e beffardo, quanto piuttosto chi è strafottente rispetto al torto ed alla ragione, alla qualità ed al trash oppure, più semplicemente, chi fa il pagliaccio.
Questo tipo di mappa integrata con le foto aeree mi piace moltissimo e penso abbia un grande futuro, essendo anche estremamente divertente.
Ho utilizzato, prima dell'ultimo viaggio a Londra, qualcosa di simile, privo però dell'integrazione tra mappa e foto, ed ho perso un bel po' di tempo passando continuamente dall'una all'altra prima di riuscire di volta in volta ad orientarmi.
MultiMap.com mi pare abbia risolto brillantemente il problema.
Speriamo sia presto disponibile qualcosa di analogo per le città italiane ( basterebbe un'integrazione cartografia-ortofoto a colori nel sito Atlante Italiano, di cui già ho scritto un'altra volta ).
Suscita stupore che a disporre l’abbattimento di un immobile abusivo, nella specie i palazzi di Punta Perotti sul lungomare di Bari, si sia provveduto nientemeno che con una norma di legge ad hoc, cosa del tutto inusitata ed anomala. Lascia altrettanto stupiti che a fronte di centinaia di chilometri di abusivismo totale e distruttivo del paesaggio, lo Stato ponga in cima alle sue preoccupazioni questo singolo, pur importante episodio.
Le spiegazioni sono molteplici, tutte alquanto deprimenti. La prima è che la demolizione in questione -peraltro sacrosanta, intendiamoci- avverrà in definitiva a carissimo prezzo per la collettività invece che per gli abusivisti: infatti i due edifici di Punta Perotti ottennero a suo tempo, sia pure illegittimamente perché previsti sulla riva del mare, formale assenso dal Comune di Bari sicchè i costruttori ed i proprietari delle aree conseguiranno dall’Ente un indennizzo in diversi milioni di euro per avere confidato nella concessione edilizia ed avviato la costruzione.
La seconda è che, millantando rigore, lo Stato disporrà di un vistoso specchietto per le allodole in grado di distogliere l’attenzione dallo sfascio paesistico ed urbanistico che interessa buona parte del territorio in particolare dell’Italia meridionale e dai vari condoni, consumati -l'uno e gli altri- in clima rigorosamente bipartisan ( malgrado qualche sceneggiata tanto per salvare la faccia ).
Mi pare sia utile puntualizzare qualcosa sulla sentenza della Cassazione che ha definitivamente chiuso il processo Andreotti; qualcosa che rischia -come già l'anno scorso in occasione della decisione di appello- di passare inosservato nonostante i torrenti di inchiostro, perlopiù vittimista e celebrativo della nuova vergine violata.
Che la sentenza di appello oggi confermata non fosse una decisione di assoluzione piena qualcuno a suo tempo l'ha scritto: per i gravi fatti delittuosi svoltisi prima del 1980 è stata infatti ritenuta in favore dell'imputato la prescrizione del reato ( per i non addetti ai lavori, l'estinzione dei crimini per il decorso del tempo ). Ciò che sfugge ai più ( ed è facile prevedere verrà taciuto maliziosamente nei lunghi e pensosi pistolotti dei giornali ) è, innanzitutto, che a norma del codice di procedura penale i giudici applicano la prescrizione solo quando dagli atti non emerga l'innocenza dell'imputato ( art. 129 ).
In secondo luogo, che la prescrizione è rinunziabile dall'imputato, il quale può decidere di sottoporsi al giudizio ed affidare al giudice la valutazione sulla propria colpevolezza senza 'la rete di sicurezza' della prescrizione ( art. 157 cod. pen.; Corte Costituzionale 31.5.90 n. 275 ).
Ed è quanto qui è più interessante: in parole povere, mentre io o un altro cittadino qualunque possiamo opportunamente non avvalerci di questa facoltà per non correre il rischio che il giudice -convintosi, anche erroneamente, della nostra colpevolezza- ci condanni, il discorso è diverso per un uomo politico,

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