Nel pomeriggio, passeggiata in campagna insieme all’agronomo per valutare la fattibilità dello spostamento di alcune nostre piante. Ci racconta della crescente richiesta di grandi alberi nei vivai: dice che i suoi clienti ( quelli, beninteso, che se lo possono permettere, perché piante del genere costano ) hanno fretta, non sono disposti ad aspettare anni perché l’albero cresca insieme ai loro figli, lo vogliono bell’e pronto, chiavi in mano come un’autovettura. Anche a costo di intervenire duramente sulla pianta, contenendo la chioma ampia in modo così distruttivo da sfregiarla definitivamente, eliminandone i rami intermedi e riducendola a tronco e rametti. Non se lo spiega e si chiede perché, trattandosi spesso di giovani ( “avessero sessant’anni, capirei; invece è così bello vedere, dopo qualche anno, le foto dei bambini e degli alberelli che sono cresciuti insieme” ). Non è per amore di retorica, ma mi pare un’osservazione importante.
"Editors of The Lancet, the London-based medical publication, where an article describing the study is scheduled to appear, decided not to wait for the normal publication date next week, but to place the research online Friday, apparently so it could circulate before the election".
E' stata pubblicata su diversi organi di stampa, nelle scorse settimane, la notizia secondo cui il computo dei civili morti in Iraq quale conseguenza della guerra iniziata nel marzo 2003 ascenderebbe a 100.000. I risultati della ricerca, svolta su basi statistiche da un team della Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University in Baltimore, sono stati diramati solo cinque giorni prima delle elezioni presidenziali americane e sono tuttora molto discussi. Assai animatamente: la definizione di "stronzata" data alle conclusioni della ricerca da Camillo, il blog del Foglio ( 11.11.04 ), ha trovato vivaci reazioni in quello di Marco Schwarz ( cui devo la segnalazione della querelle ) ed in PubblicoDiMerda sopratutto in punto di correttezza anche ( ma non solo ) interpretativa di un articolo a riguardo dell'Economist.
Vorrei a riguardo aggiungere un paio di cose: innanzitutto ricordare quanto il The New York Times ( giornale notoriamente non sospettabile di partigianeria in favore di Bush ) riferì il 29 ottobre:
Da bambino presi a collezionare, senza troppa convinzione, vecchie cartoline illustrate: tra esse ce n'erano molte degli anni '50 che sembravano provenire da una precedente collezione e mi parevano particolarmente affascinanti. Erano colorate: non foto a colori, ma proprio immagini in bianco e nero poi colorate. Di solito in modo assai rozzo: accanto a quelle in cui l'intervento era più discreto e solo di supporto allo stinto colore naturale, ricordo improbabili tramonti sul mare dipinti in un rosso violento à la Emil Nolde o persino insulsaggini come piazza del Duomo a Milano invasa dal mare. Mi affascinavano i messaggi che costituivano il testo della cartolina, importanti perchè non lasciavano trapelare alcuna ironia o humour nei mittenti, gente semplice che aveva voluto stupire ed alimentare un sogno negli ingenui parenti od amici.
Ci ho ripensato stasera quando ho trovato, tra i links del Museum of Online Museums, quello alla raccolta "Postcards from Iceland": beninteso non ci sono gli orrori della mia collezione di bambino, ma belle cartoline dei primi del secolo in cui il lavoro del pittore si attaglia bene ai paesaggi nordici, ai quali conferisce atmosfera e fascino particolari come qui, qui, qui e qui.
Ricordando il trading online. Proposto come il vero stile di vita moderno, da condurre magari in un lounge con sottile laptop sulle ginocchia sdraiati su divani Cappellini, e svanito con l’esplodere della bolla speculativa in borsa del 2000, quando ogni possesso di azioni, anche vendute dopo pochi minuti, si tramutava in una perdita.
Un esercito di recenti appassionati del nuovo gioco si chiedeva come mai i prezzi del titoli tecnologici non finissero mai di scendere, persino quando ridotti al tre, al due per cento di quelli che erano all’inizio dell’anno. Non è vero, come si crede, che sia stato l’attacco terroristico dell’ 11.9.2001 a determinare il crollo delle borse: durava ormai da quasi un anno e mezzo e sarebbe continuato per oltre un anno, determinato proprio da quelli che erano stati l’incessante gioco al rialzo e l’avidità di guadagno di moltissimi titillata dalle indicazioni fuorvianti delle banche d’affari e dei consulenti finanziari. Proprio come nell’Olanda del seicento, quando gli allocchi –come ricorda J.K. Galbraith- vendevano una bella casa sui canali, una carrozza ed una tenuta in campagna per comprare solo una manciata di bulbi di tulipani sperando di rivenderli a prezzo molto maggiore.
Fenomeni di concentrazione, forse non evitabili, sono in atto anche tra i blog come è avvenuto in ogni altro settore. E' degli scorsi giorni la chiusura di The Big Smoker, weblog britannico ( award winning ) cui ero affezionato per l'atmosfera tipicamente londinese un po' all'antica, già espressa dal suo logo, la celebre sagoma della centrale elettrica di Battersea di pinkfloydiana memoria. Lo Smoker è stato, per così dire, incorporato per fusione in una catena di blogs americani il cui capofila è il newyorkese Gothamist, divenendo ovviamente Londonist. Accanto ai vari Chicagoist, LAist, SFist, DCist ( ovviamente per Los Angeles, San Francisco e Washington DC ) e Torontoist. Nessuna traccia del vecchio diario artigianale e del sapore cockney nel nuovo ipermercato bloggistico, asettico ed uniforme come tutte le catene, secondo la dinamica del franchising che vuole ogni nuova acquisizione identica alla capofila. Per un'altra rete analoga, appena un pò meno seriale, vedi quella di Gawker media, giunta a nove entità comprendenti il vivace Wonkette!, il porno Fleshbot oltre a Kinja, uno dei primi aggregatori. Banners pubblicitari, stile impersonale: così il futuro prossimo del blogging quale inevitabilmente si paleserà anche in Italia, dove viviamo ancora uno stadio pionieristico paragonabile a quello che furono gli anni '70 per la radiofonia.
Il 25.7.2002, e quindi in epoca non sospetta per quanto ci interessa, C.Sabelli Fioretti intervistava per "Sette" C.Taormina, che aveva appena assunto la difesa di A.M. Franzoni. L'intervista è assai interessante, e significativa la figura di operatore della giustizia che ne emerge. Già magistrato iscritto a Magistratura democratica, Taormina dice di essersi pentito di avere all'epoca sottomesso il principio di legalità alle finalità che egli allora perseguiva. Ma ecco come si conclude l'intervista ( ogni riferimento a recenti episodi è del tutto casuale ):
Sabelli: "Lei ce l'ha anche con il giudice Nordio, quello che inquisiva i comunisti"
Taormina: "Ha avuto in mano le sorti della sinistra italiana e non ha fatto niente"
Sabelli: "Non c'erano prove"
Taormina: "Se capitava a me stia tranquillo che..."
Sabelli: "Quelle prove venivano fuori"
Taormina: "A COSTO DI FABBRICARLE".
Non se ne può più della storia degli studenti allagatori del Parini. Sui figli di papà del liceo milanese s'infiamma il solito dibattito da operetta: c'è chi trova eccessiva e vessatoria anche una sospensione di 15 giorni mentre alcuni docenti, in un sussulto di dignità, chiedono che ripetano l'anno. Auspici grotteschi di commutazione della grave pena (?) in servizi e beneficio della collettività ( Verdi ), richieste di perdono, appelli alla presunzione di innocenza sino a sentenza definitiva ( occorre attendere il decisum della Cassazione per adottare una sanzione disciplinare ? Nessun provvedimento cautelare per impedire la commissione di fatti analoghi da parte di chi era, tra l'altro, già recidivo ? ).
Due notazioni da un estraneo al bla-bla arciscolastico ed arcitaliano:
- non è che gente che ha terminato la scuola dell'obbligo avrebbe dovuto e dovrebbe quanto prima lasciare costosi studi privi di qualsivoglia costrutto e persino di un minimo di disciplina ( 1-- per compiti in classe consegnati in bianco, tutta la creatività impiegata in escamotages e teppismo, evidente attrazione per l'idraulica, settore in cui c'è notoria carenza di professionisti ancorchè ben remunerati ) ? ;
- occhio tutti quanti, piuttosto ( non già ai giorni di sospensione e ad altre tiratine d'orecchie destinate a concludersi in paterna benevolenza quando le acque si saranno calmate, come i procedimenti penali in perdono giudiziale senza neppure menzione sul certificato del casellario: si accettano scommesse ), alle azioni civili per il risarcimento del danno, ammontante a centinaia di migliaia di euro.
Occorre incalzare istituto, provveditorato, ministero ed avvocatura dello Stato perchè citino subito in giudizio i genitori dei minorenni, per legge responsabili, se del caso richiedendo sequestro conservativo di loro beni a garanzia del credito.
Il resto è, come si dice, aria fritta.
( la foto è di Cig Harvey ).
Nella programmazione di rai radiotre si inserisce spesso, durante la giornata, lo spot dell'ultimo disco di Ludovico Einaudi, Una mattina.
Una voce sussiegosa presenta l'opera, edita da Decca, con sottofondo della title track. L'effetto è buffo ed un pò irritante: due accordi in croce, il minimalismo musicale che guarda al mercato vive di qualche piccola idea che non basterebbe per pochi secondi di composizione di buon livello. Pare una miscela di new age e celtic music come quelle che si trovano in Francia sugli scaffali dei negozi Nature & Découvertes, tanto blanda e pallosa che Loreena Mckennitt ed Enja sembrano vette inarrivabili.
Il packaging e l'apparato pubblicitario, visibili sul sito Decca-Universal, sono piacioni/intellettualistici come notato di recente da Luca Sofri in un suo grazioso pezzo per Vanity Fair sull'etereo stilita ( che lui sfotte appena un pò ma che gli piace ).
Su radiotre segue spesso a ruota altro spot con musica di Michael Nyman, pure sopravvalutatissimo autore di moda dalla noiosa, riconoscibilissima frase ripetitiva che ripropone ad nauseam la lezione di Philip Glass. Sempre della serie "massima esposizione col minimo sforzo", appunto.
" French officials who have been following Yasser Arafat's treatment were astonished to discover that Suha Arafat's constant companion and financial adviser was none other than Pierre Rizk, who headed the intelligence service of the Phalanga during the Lebanese civil war and was in close personal contact with the guerrilla group responsible for the massacre at the Sabra and Shatilla refugee camp in 1982. Rizk has been spotted in or near Percy Hospital in recent days. Since Rizk holds power of attorney for Suha Arafat, French and Palestinian officials have been in constant contact with him over Suha Arafat's financial demands, which she says are designed to ensure the financial future of her and her daughter. The outcome of these contacts is still not clear. ... Because of his position within the Phalangas, he has extensive contacts with several international intelligence agencies. Living in Paris since his exile from Lebanon, Rizk is an international businessman with operations in Europe and the United States. In 1999, Rizk won a legal suit he filed in the U.S. courts against the PA. The suit, which created quite a stir in financial circles in the PA, was based on a promise made to Rizk by Yasser Arafat just before the signing of the Oslo Accords in 1993, that he would be granted the license to develop the communications infrastructure in the West Bank. 

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