Mi sembra di vedere tanti storcere il naso mentre leggono l'articolo di Martin Kettle "How Can Religious People Explain Something Like This?", sul Guardian del 28 dicembre, a proposito del terre/maremoto di Sumatra. ( Letture e riflessioni del genere facevo dopo avere visto le spaventose ed eloquenti foto da satellite dell'Aceh e Sri Lanka -la stesse zone, ad alta risoluzione, prima e dopo il terremoto/maremoto- pubblicate sul sito DigitalGlobe. Direi quelle definitive sulla portata del fenomeno. Cliccare in basso a destra su "Tsunami Media Gallery" ). ( La foto qui sopra è di Thomas Allen )
Eppure pensieri come quelli di Voltaire nel 1755 di fronte alle decine di migliaia di morti del terremoto di Lisbona ( quale Dio può permettere che fatti del genere accadano ? e da quali peggiori vizi era mai affetta Lisbona, rispetto a Londra o Parigi, per meritare una punizione simile ? ) sono stati i nostri in questi giorni.
Nessun intellettuale che si ritenga dabbene oserebbe infatti scrivere cose così "banali" come quelle che lodevolmente pubblica il Guardian nella circostanza: che l'aura di mutuo rispetto tra e verso le religioni impedisce, ormai, che oggi se ne possa discutere nel merito, così come impedisce che si possa incalzare la credulità chiedendo, al pari dell'uomo dei Lumi duecentacinquant'anni fa, "perchè Sumatra ?" . Magari ai creazionisti ed agli integralisti di tutti i Libri.
"Europe in the 18th century had the intellectual curiosity and independence to ask and answer such questions. But can we say the same of 21st-century Europe? Or are we too cowed now to even ask if the God can exist that can do such things? ".
Considero Bruno Bozzetto un piccolo padre, come lo è per tanti di noi della generazione di Carosello, nati con la sua grafica negli occhi.
Il vecchio è in piena attività ed in gran forma. Sul suo ricco sito web è appena uscito il nuovissimo corto realizzato in flash, Neuro.
E' semplice e bellissimo.
Leggevo ieri su Alias che l'ascolto protratto per ore di musiche natalizie ( cui sono costretti, per esempio, i commessi dei negozi ) produce aggressività, "confrontazionalità" e nausea per tutto ciò che riguarda le feste di fine d'anno.
Mi pare che a ciò non sia estranea la desolante serialità e ripetitività delle canzoni.
Più nessuna traccia della tradizione musicale autoctona collegata al Natale: un tempo la città dei miei nonni era svegliata al mattino da una banda che eseguiva vecchi brani tradizionali del periodo natalizio nell'Italia meridionale ( pastorali ), ora persino la colonna sonora di un'esposizione di artigianato organizzata dal Comune è costituita da Jingle Bells, Silent Night, White Christmas, We Wish You The Merriest, Let It Snow.
Con mediocre fiuto commerciale, tra l'altro, giacchè da noi i Christmas albums ( che altrove dilagano da decenni ) non hanno mai preso piede.
Mi piacciono molto le immagini di Susan Bowen, eccentrica fotografa newyorkese che utilizza una macchinetta di plastica tipo " the Holga" pagata venti dollari. " These overlapping images are created by only partially advancing the film between exposures – the overlapping occurs in the film itself. The first viewing of a negative is for me, as much as for anyone, a moment of revelation and surprise" . Tra le mie favorite, quelle delle serie Iowa Meanderings ( cui appartiene la foto qui sopra ) e New York City.
Sulla faccenda di crocifisso e presepe a scuola, sulla loro compatibilità e su recenti rimozioni mi limito ad apportare un piccolo contributo di esperienza personale. Mentre l’asportazione del crocifisso, quand’anche tardiva e sospetta, non suscita in me la minima reazione, potessi decidere io -in attesa di un’auspicabile legislazione rigorosa sull’esempio francese- il presepe resterebbe lì, perché piace anche ai bambini atei, tiene caldo e poi farlo è un bel gioco.
Io sono stato ateo sin da bambino ed in un modo ritenuto, da molti insegnanti bigotti od anche solo conformisti, protervo e polemico. Non comunicato, sempre esonerato dall’ora di religione, ho avuto molti grattacapi sin da quando da piccolo non pregavo con gli altri all'inizio della lezione. Eppure non posso dire che la presenza del crocifisso per me abbia costituito di per sé un problema: certo, l’ho sempre considerato un anacronismo, ma il punto per me era che potesse discutersi di tutto, che un sano spirito critico fluisse liberamente.
Al limite un prete od un qualunque altro insegnante cattolico erano un’opportunità per confrontarsi e misurare la mia capacità di reggere una simile situazione di minoranza ed apparente isolamento.
Il presepe, poi, l’ho sempre visto alla stregua di una rassicurante mise en scène popolaresca, persino aderente ai miei schemi dell’epoca, con tutti quei pastori ed artigiani inchiavardati ai loro strumenti di lavoro pure in piena notte e quella povertà fervida e dignitosa. Nessuno, allora, ha neppure ipotizzato di togliere il presepe, e neanche quei grossi crocifissi spagnoleschi pieni di sangue e di spine per non urtare la suscettibilità dei concittadini atei, ebrei o di altre confessioni religiose: e ciò anche perché eravamo noi, in quanto tolleranti e modernisti, a non farne una seria ragione di conflitto. Mi fa specie che oggi lo sia diventato: e non perché quello cattolico non è più da tempo culto ufficiale dello Stato, o perché la pratica religiosa è in grave crisi, e neanche perché la scuola pubblica ha da essere laica, ma solo perché ci sono dei nuovi utenti che tolleranti o modernisti non sono, e mirano in realtà ad un futuro in cui al posto di quei simboli religiosi ve ne siano altri.
Il problema è altrove, nell’intolleranza e nella ottusità dei vecchi e dei nuovi.
Qualcuno dovrebbe spiegarmi quando sono scaduti i termini, non più soggetti a riapertura, per la fondazione di nuove religioni, e chi lo ha deciso. A quanto pare, secoli e secoli fa. Le religioni sono accettate ( nei congrui casi, erette a culti di Stato e comunque i suoi sacerdoti considerati a tutti gli effetti autorità ) solo quando storicizzate e dotate di enormi patrimoni. Quando più recenti di qualche secolo sono nominate "sette" ed irrise le mistiche fesserie di cui i loro assunti constano, come quelli di ogni culto. Quanto ai loro patrimoni, con rude franchezza si spiega in quale modo losco e/o sanguinoso siano eventualmente stati accumulati, a differenza di quanto si fa con quelli delle religioni storiche, che possono vantare la proprietà di immobili antichi e venerate opere d'arte e cui persino si devolve l'otto per mille del proprio reddito.
A proposito di prescrizione, istituto misterioso per i più e prevedibile oggetto, sin da queste prime ore dopo la sentenza Berlusconi, di spudorate manipolazioni e vertiginose arrampicate, si può ripetere pari pari quanto scrivevo quando, meno di due mesi fa, se ne è avvalso Andreotti, altra vergine violata e martire della giustizia ingiusta d'Italia. Aggiungendo un paio di cosette. Ascoltavo nel pomeriggio politici, giornalisti e persino avvocati disinvolti affermare librescamente che dichiarare non perseguibile un reato per il decorso del tempo non equivale nè ad assolvere nè a condannare, ma solo fermarsi sulla soglia di una indagine senza entrare nel merito.
Vero, o per meglio dire, vero in buona parte dei casi. Si tace però maliziosamente una circostanza fondamentale: la legge, oltre ad imporre l'applicazione immediata della prescrizione quando ne ricorra il caso, obbliga il giudice ad assolvere quando vi sia la prova dell'innocenza dell'imputato. Cosa vuol dire, in concreto? Che mentre, per il principio frondosamente enunciato dai vari azzeccagarbugli e da tutti gli uomini del presidente, anodina è la prescrizione applicata prima di ogni indagine, il contrario è quando lo sia dopo anni di istruttoria, di fronte a faldoni di documenti, rogatorie estere, verifiche bancarie. In altri termini, quando il giudice ha tutti gli elementi per giudicare nel merito dei fatti e ritiene di non potere assolvere.
Penso che non si sarà mai abbastanza chiari sul ruolo delle cosiddette Camere penali. Da lunga pezza questa associazione forense ( il nome non deve indurre in equivoco, si tratta di una specie di sindacato, una semplice associazione quali ve ne sono molte e chiunque potrebbe costituire quando e dove gli pare ) viene accreditata dalla stampa e dall’opinione pubblica come rappresentativa tout court degli avvocati italiani, che per la verità non fanno nulla perché ciò non avvenga, a mio avviso perché sostanzialmente se ne fregano. Gli obiettivi ed i metodi delle Camere penali sono -a voler essere molto tranchant ma nondimeno onesti- di lobbying a supporto di chi riveste nel processo penale la veste di imputato. Qui la prima nota degna di rilievo: gli avvocati italiani interloquiscono solo ( e si astengono dalle udienze ) quando si parla di processo penale, mentre il dibattito e la combattività scemano sin quasi a sparire quando si parla ( o, perlopiù, non si parla ) di procedimento civile. Le ragioni per cui ciò avvenga possono immaginarsi. Seconda nota: le ragioni della parte civile ( e cioè la veste in cui intervengono nel processo penale le vittime dei reati ), che sembra nel processo penale un ospite appena tollerato, non interessano di solito le Camere penali, che da anni hanno condizionato e condizionano il legislatore verso il c.d. processo “giusto” che per loro non è mai giusto abbastanza, ad occhio e croce quello per cui il grosso della malavita organizzata italiana è a spasso dopo pochi giorni dall’arresto per gravi reati e gode di garanzie paralizzanti un rapido incedere della giustizia, le forze di polizia sono sulla difensiva, intere città e regioni del Paese vivono nel terrore e nell’illegalità.
Keyhole è conosciuto sopratutto nell'ambiente giornalistico: il grande pubblico ne ha visto alcune immagini alla tv sopratutto dall'inizio della guerra in Iraq ( i principali target dei bombardieri americani, le ville di Saddam, la città di Fallujiah ). Si tratta della mappatura fotografica da satellite dell'intera superficie mondiale, e ad alta definizione. Il database è in continua espansione e comprende, oltre ad una massiccia copertura degli Stati Uniti, molte altre località. Circa un mese fa se ne è parlato per il suo acquisto da parte di Google, che sta investendo l'enorme quantità di denaro realizzata con la quotazione in borsa anche in acquisizioni strategiche, come appunto quella di Keyhole, che è facile prevedere consentirà al maggiore motore di ricerca di implementare le foto satellitari mondiali. Contemporaneamente il prezzo del prodotto base di Keyhole è sceso da 69 a 29 dollari: il bello è, tuttavia, che è disponibile una versione prova gratuita, scaricabile dal sito e valida per una settimana. E' davvero divertente: scegliendo una località tra quelle del database, se ne raggiunge in pochi secondi -girando intorno ad una Terra come vista da una nave spaziale- la verticale e da lì si può zoomare sino a scendere al cosiddetto street level. Ripeto che si tratta di foto a colori, non di grafica : tanto per intendersi, zoomando come ho fatto io su Parigi, poi sul Louvre ed ancora sulla piramide di Pei, la fila esterna all'ingresso si sgrana nei puntini delle persone, ed addiririttura si vedono benissimo, attraverso i vetri della piramide, le file interne alle biglietterie ed il bancone d'ingresso! Occhio alla configurazione minima perchè Keyhole giri: è molto pesante.

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