Giornata di lavoro alla scrivania, a casa: solo per una memoria in un procedimento in cassazione. Molto noiosa. Finalmente oggi, dopo una settimana di falsi allarmi, nevica a falde larghissime, e dispongo il computer portatile in modo da vedere la neve, d'infilata attraverso la porta dello studio, dal finestrone del soggiorno.
Ascolto The House Carpenter's Daughter, di Natalie Merchant. Mi piace moltissimo, la ex cantante dei 10.000 Maniacs e questo disco in particolare: ad essere d'altri tempi non sono solo le ballate, le filastrocche ed i canti religiosi americani, ma anche la serietà ed il rigore.
Vado poi in brodo di giuggiole all'ascolto di Crazy Man Michael, la vecchia ballata da Liege and Lief dei Fairport Convention ( che ricorda la voce indimenticabile della povera Sandy Denny ).
Nella giornata della memoria qualcuno vuole commemorare anche le vittime civili tedesche della II guerra mondiale. Qualcun altro, molto più vicino a noi, le vittime palestinesi dell’esercito d’Israele.
Un altro i morti del Darfur. Un altro ancora le vittime del genocidio degli Armeni per mano dei Turchi. Tutto fa brodo, pur di rendere la minestra lunga ed insipida, far dimenticare lo specifico della Shoah.
Non a caso in prima fila ci sono i neonazisti ed i moderni antisemiti, che si caratterizzano per non accettare mai di essere chiamati tali perché, accidenti, sono solo antisraeliani o, a tutto voler concedere, antisionisti, e che si agghindano da pacifisti senza se e senza ma. Ed in effetti i deputati neonazisti della Sassonia volevano solo ricordare il 27 gennaio anche le vittime del bombardamento di Dresda, che diamine, veri pacifisti integrali quali sono.
Nella giornata della memoria ricordiamo effettivamente. Per esempio, storie dimenticate come quella di Amin Al Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, il venerato e mai sconfessato capo spirituale dei palestinesi, delle SS musulmane e della loro missione antiebraica. Leggiamo poi lo statuto di Hamas ( Hamasonline.com : cliccare su “Hamas” a sinistra ) con il suo obiettivo di liberare la Palestina dagli ebrei "dal fiume al mare", proprio come nella Palestina ricamata sulla giacca di compianto Arafat.
Ci accorgeremo che ancora oggi, nonostante l'apparente unanimismo della solidarietà, il popolo ebraico può in realtà contare solo sulle proprie forze, quelle che hanno assicurato il miracolo della sopravvivenza dello stato di Israele ad una guerra di aggressione, in media, ogni dieci anni, hanno braccato i torturatori nazisti ovunque nel mondo si fossero nascosti, hanno assistito ed assisteranno alla fine, uno dopo l'altro, dei despoti arabi del Medio Oriente, da Saddam a Yassin, i veri eredi del Gran Muftì e dei suoi macellai hitleriani.
Fòrmica con l'accento. Sarebbe bello se in Italia ci fosse un sito simile a questo. Classic Cafes è la deliziosa casa dei patìti dei caffè londinesi allestiti negli anni '50 e '60, dove appunto domina la Formica. Frequentemente aggiornato, recensisce e descrive oltre 130 locali, accompagnando alla scoperta ( c'è anche un itinerario ad hoc ) di quelli ancora integri e riferendo sulle frequenti dipartite con i tristi rifacimenti.
Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo: è un pò che non ne posso più di locali in stile antico con le boiseries scure e le macchine del caffè Pavoni con l'aquilotto dorato. Atmosfere che non mi appartengono: anagraficamente, i 'miei' posti sono quelli celebrati da Classic Cafes. Anche se ne ho visti pochissimi, chè all'epoca noi, in Italia, eravamo troppo poveri per allestire molti bar à la mode. Quando la pianteranno di smantellarli e capiranno cosa hanno fatto sarà purtroppo troppo tardi.
Li rifaranno in stile, magari, come le sedie di Jacobsen in legno curvato o i lampadari Poulsen.
Visto iersera l'ultimo di Ken Loach, Un bacio appassionato (Ae Fond Kiss).
Non è certo il capolavoro del regista, l'ho trovato prevedibile e ( novità per Loach ) patinato. E' un fatto, comunque, che da queste parti sia una delle pochissime cose decenti da vedere al cinema nel periodo.
Mai come in questa occasione si pone drammaticamente il problema del doppiaggio: il film ne è sfregiato, al posto del ricco sonoro originale in inglese-scozzese-punjabi ci ritroviamo un papà pachistano che sembra Peter Sellers in Hollywood Party.
Sono uscito con la netta impressione che le riserve della critica siano derivate, più che dai molti difetti del film, dal più classico degli happy end. In altri termini, chi perdona ogni melensa retorica e vieta maniera alle produzioni hollywoodiane stronca il cinema europeo impegnato ai primi sintomi di ammorbidimento.
Anche se avrei certamente votato per l'abrogazione integrale della legge n. 40, non capisco le aspre critiche che si vanno muovendo alla decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile il quesito proposto dal Partito radicale e dall'Ass.ne L.Coscioni.
Quando si affrontano problemi tecnico-giuridici, occorre rispettarne la specificità: a maggior ragione quando si predispone un quesito referendario, avviando una iniziativa politica che mobiliterà energie e risorse finanziarie. Ritengo che la richiesta di referendum promossa dal Partito radicale sia stata ritenuta inammissibile sulla base di un annoso e costante principio affermato dalla Consulta in altre decisioni: che, cioè, in caso di pluralità di norme, quelle coinvolte dal singolo quesito referendario devono essere di contenuto omogeneo, cioè ispirate alla medesima ratio o comunque strettamente collegate tra di loro. Quando manca l’omogeneità del quesito, "la volontà dell’elettore, nell’esprimersi sull’abrogazione di una norma, sarebbe condizionata, dovendo pronunciarsi nel medesimo senso (affermativo o negativo) nei confronti delle diverse domande che in effetti vengono poste, le quali potrebbero essere suscettibili, invece, di non coincidenti valutazioni" ( sentenze n. 45 del 2003, 27 del 1982, n. 39, n. 40 e n. 50 del 2000).
La Corte costituzionale, insomma, ha sempre affermato che l’elettore -il quale, nel referendum, dispone solo di un'opzione secca- dev’essere lasciato libero di esprimere valutazioni autonome ed anche potenzialmente divergenti: ciò non sarebbe avvenuto ove fosse stato ammesso il primo quesito, riguardante l'intera legge n. 40 ed un coacervo di norme avente diverso oggetto.
( l'immagine è di Cathy Brown )
Un interessante post del blog inglese Harry's Place, dal titolo "Iraq's Murdered Trade Unionists: the Perpetrators and the Bystanders", riferisce dell'assassinio, avvenuto il 4 gennaio scorso per mano della "resistenza" irachena e dopo atroci torture, del sindacalista Hadi Saleh, international secretary dell'Iraqi Federation of Trade Unions. Rivela che nelle settimane precedenti la sua organizzazione era stata oggetto di attacchi violenti da parte dei pacifisti inglesi, Stop the War Coalition, che avevano più volte riconosciuto la legittimità "della lotta degi iracheni, con qualunque mezzo ritengano necessario" ( cfr. documento n. 7 ) contro l' "occupazione" angloamericana ed additato gli esponenti dell' IFTU come "diretto strumento" del governo britannico. Ciò aveva suscitato la reazione di chi lamentava che un simile atteggiamento avrebbe esposto la vita dei sindacalisti iracheni a grave rischio, anche perchè le accuse di collaborazionismo erano state testualmente ( neanche a dirlo ) riportate dalla stampa araba. Harry's Place linka il carteggio relativo alla polemica, seguìta purtroppo ( come era sin troppo facile prevedere ) dal rapimento di sindacalisti, dall'attacco con granate alla sede del sindacato iracheno dei lavoratori dei trasporti e dal vile assassinio di Hadi Saleh.
Un giorno abbiamo prolungato la solita passeggiata sulla sponda sud del Tamigi, così cara per l'atmosfera maledetta che aleggia a Southwark appena dietro gli angoli più frequentati ( la Bankside station ora Tate Modern, il Globe, l'Anchor ), diretti al Design Museum. 
Niente di particolare quest'ultimo, solo divertente per i maniaci ( come il sottoscritto ) degli oggetti: architettura modernista un pò noiosetta, interni gelidi nell'all white di rigore, cafeteria tristanzuola allietata però da bellissimi bimbi scatenati.
Il bello della camminata era altro: appena prima del museo, lo splendido edificio Butlers Wharf, sede un tempo di fervidi warehouses ed oggi di residences, negozi, bars, ristoranti. Nello stesso, proprio all'altezza del Tower Bridge ( che ogni volta trovo, nella sua mole spropositata di parodia supergotica, oltraggioso verso The Tower retrostante, cui si fa preferire come sfondo per le foto dei turisti, che regolarmente ti fermano con la richiesta di uno scatto ) e sull'imbarcadero, uno a fianco all'altro, tre ristoranti disegnati da Sir Terence Conran ( quello della ristrutturazione chic del Bibendum ): Cantina del Ponte, Le Pont de la Tour e The Butlers Wharf Chop House. Nel terzo trovo praticamente il mio ideale di ristorante londinese.

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