La sede distaccata di lecce del tribunale amministrativo regionale della puglia è in un edificio del cinquecento, la ex casa dei gesuiti. Ci arrivo oggi trafelato ( l'udienza inizia con puntualità ) attraversando la città antica e barocca, tutta di pietra bianca e friabile, per stradine invase da un’odore intenso di confetti, pasta di mandorle e cotognata. Passo davanti ad innumerevoli botteghe di ceramisti, intagliatori e cartapestai che espongono in vetrina e per strada pupi da presepe di tutte le dimensioni. Il clima è perennemente natalizio anche quando quelle festività sono lontane. E’ strano venirci per lavoro, viene subito voglia di lavorare in un modo diverso, quieto ed ordinato e comunque godersela uscendo ogni tanto per mangiucchiare e gironzolare tra le stradine. Non c’è posto come il tar leccese in cui si avverte la differenza abissale tra la giustizia ordinaria e quella amministrativa. Il personale appare rilassato, sereno, disponibile verso gli avvocati, che sono pochi ed in gran parte habituèe. Nelle stanze, ricavate in antiche celle e refettori dalle volte candide a stella, dappertutto computers nuovi e funzionanti. Sulla sedia accanto al gentile e pignolo cancelliere la sua sciarpa aquascutum perfettamente piegata. Le udienze si tengono tra le boiseries di una grande sala ottocentesca come questa, incubo dei novizi dell’avvocatura, abituati ad avere i fascicoli sulle ginocchia in stanze-bolgia del tribunale nuovo e che qui si trovano a dover sottostare, in pochi e vestiti di toga, ad una corte imponente e d’aspetto minaccioso. E' ciò che resta dell’antica atmosfera spagnolesca, stemperato nella dolcezza salentina, nei sorrisi e nei convenevoli salottieri. Giacca e cravatta imperativi ed incresciosi nella lecce in cui comincia a fare caldo a maggio. I ricorsi amministrativi di mezza regione puglia vengono trattati in questo ambiente morbido, con un piede dentro ed uno subito fuori tra i saldi delle boutique del centro e la frutta candita rivestita di cioccolato, le pìttule fritte, i pasticciotti alla crema, i rustici salati di pasta sfoglia con mozzarella, pomodoro e besciamella il cui profumo quasi pare di sentire dalle cancellerie. Ogni conflitto, anche drammatico, qui si sublima nell'eloquio soffice degli avvocati amministrativisti dagli abiti di buon taglio e gli stuoli devoti di praticanti longilinee. Quando capitate da queste parti ( il tar leccese ha giurisdizione sulle province di brindisi, taranto e lecce ), impugnate un provvedimento amministrativo qualsiasi, che so, un'ordinanza di una capitaneria di porto od una in materia di traffico di un comune a piacere, e venite a spassarvela qui.
I negozi Muji, in cui si vende quella panoplia di oggetti no-brand dal lattiginoso look 'blank' ( il nome completo è Mujirushi Ryhohin, "no brand, good product" ), hanno appena esposto in Giappone la loro merce più nuova, che penso sarà presto disponibile in tutta la catena mondiale.
Una casa 'chiavi in mano' con moduli prefabbricati, assemblabile in pochissimi giorni sul terreno dell'acquirente. Le mie preferenze in fatto di case vanno ad edifici del genere -anche se trovo quelli giapponesi spesso troppo minimal e quindi noiosi- e la casa Muji mi pare molto graziosa e appetibile, ma qui si può parlare di edificio ? Le mie perplessità ( che riservo persino a molte cose dei miei adorati Neutra, Koenig, Breuer e co. ) sono qui drastiche: qual è l'isolamento termico ed acustico di una casa del genere ? E' accettabile una totale mancanza di privacy quale quella che si verifica al primo piano ed è ammissibile che si debba ricorrere a tendaggi supplementari, pannelli etc.? Che qualità ha l'investimento -equivalente comunque a 152.000 / 185.000 dollari usa- nella casa prefabbricata Muji? La mia impressione è che -pur a voler dare per scontata quanto meno una durata di qualche anno del gusto attuale- da noi non avrà gran mercato: se su un piatto della bilancia c'è l'allettante sicurezza di avere in brevissimo tempo la casa che si desidera trasportata a domicilio in un container ( e magari arredata con oggetti Muji ), senza discussioni e frustrazioni con operai ed imprese, sull'altro la certezza di svalutazione del capitale impiegato come nell'acquisto di un'auto di grossa cilindrata. In ambito mondiale, comunque, penso che iniziative del genere si diffonderanno, consentendo l'ulteriore 'democratizzazione' e globalizzazione del gusto di famosi architetti, di cui sarà possibile avere ovunque una casa firmata.
( Intanto, nella casa chiavi in mano Muji, che ne è della filosofia "no-logo" ? ).
Mi è capitato di gironzolare per l'archivio di Giuseppe Palmas, cronista e fotoreporter degli anni '50 e '60, oggi online nel sito curato dal figlio. Qui un utile filmato di presentazione. 
Peregrinando con l'aiuto del ricco indice ( per personaggi e temi ) nella colonna di sinistra, ci si imbatte in scatti, spesso inediti, che restituiscono perfettamente l'atmosfera di quegli anni. Il jet set italiano ed internazionale ripreso in affascinanti b/n, spesso in pose rilassate o scanzonate come Gassman in trattoria ed al tavolino di un bar di via Veneto proprio sotto lo studio del fotografo, Totò a chiacchierare sulla terrazza di casa in un pomeriggio romano assolato dei primi anni cinquanta, o una giovanissima Loren in asciugamano nel bagno di casa sua. E poi le immagini degli alluvionati del Polesine nel 1951, dei pescatori al lavoro a Rimini e Cesenatico ... Le foto sono purtroppo protette da una vistosa stampigliatura trasversale.
L'ho finito oggi pomeriggio, raggomitolato sotto il piumone a smaltire il raffreddore.
Londra, biografia di una città, di Peter Ackroyd, è uno di quei libri che comincio a centellinare non appena compreso che è totalmente nelle mie corde, iniziando ad affiancargli altre letture ed a volte tornando a rileggere, in modo da differire il momento in cui l'avrò terminato. Non è stato arduo con questo volume di quasi settecento pagine deliziosamente organizzate in capitoletti di una decina l'uno, per di più con grande bibliografia commentata che ho preso ad un certo punto ad utilizzare come note fuori testo.
Ideale livre de chevet per chi sia da quelle parti od in procinto di andarci, è la summa degli studi di una vita su quella città, descritta -con meravigliose semplicità ed aneddotica- come un organismo vitale.
Volendo, però, il libro si può facilmente anche divorare.
Se si vuole guardare le prime pagine dei quotidiani di un po' ovunque, o si è interessati al lato grafico della cosa, ora c'è Newsdesigner.com.
Occhio alla colonna di sinistra ( Today's Front Pages ). A me piace molto, ma non faccio testo io che i giornali li compro per accumularli dopo aver dato loro uno sguardo veloce e vivo
parassitariamente delle rassegne stampa alla radio.
... 9. Notes that the presence of the multinational force in Iraq is at the request of the incoming Interim Government of Iraq and therefore reaffirms the authorization for the multinational force under unified command established under resolution 1511 (2003), having regard to the letters annexed to this resolution; 10. Decides that the multinational force shall have the authority to take all necessary measures to contribute to the maintenance of security and stability in Iraq in accordance with the letters annexed to this resolution expressing, inter alia, the Iraqi request for the continued presence of the multinational force and setting out its tasks, including by preventing and deterring terrorism, so that, inter alia, the United Nations can fulfil its role in assisting the Iraqi people as outlined in paragraph seven above and the Iraqi people can implement freely and without intimidation the timetable and programme for the political process and benefit from reconstruction and rehabilitation activities; ... 14. Recognizes that the multinational force will also assist in building the capability of the Iraqi security forces and institutions, through a programme of recruitment, training, equipping, mentoring, and monitoring; 15. Requests Member States and international and regional organizations to contribute assistance to the multinational force, INCLUDING MILITARY FORCES, as agreed with the Government of Iraq, to help meet the needs of the Iraqi people for security and stability, humanitarian and reconstruction assistance ..." dalla Risoluzione n. 1546 del Consiglio di Sicurezza dell' ONU, approvata l' 8.6.2004 .
" The Security Council,
... Welcoming the willingness of the multinational force to continue efforts to contribute to the maintenance of security and stability in Iraq in support of the political transition, especially for upcoming elections, and to provide security for the United Nations presence in Iraq, as described in the letter of 5 June 2004 from the United States Secretary of State to the President of the Council, which is annexed to this resolution ;
( l'acquarello è di Steve Mumford, di cui scrivevo un'altra volta )
Uno degli argomenti di cui sarebbe utile parlare in epoca di elezioni amministrative ( invece del solito teatrino politico e di temi, come il mantenimento di truppe in Iraq, che c'entrano come il cavolo a merenda ) è quello della gestione dell'acqua. Siamo nel pieno delle competenze degli enti territoriali, e dove si sta consumando una vera porcheria: la sua privatizzazione. Non solo i centri sociali od i no global, ma tutte le orgazzazioni internazionali che si occupano di temi ambientali e di gestione delle risorse sono contrarie alla privatizzazione dell'acqua: "Da un punto di vista globale, il settore dell’acqua non si presta assolutamente a esperimenti di privatizzazione." (Dr. Klaus Lanz, International Water Affairs, Amburgo, 2003). Come è già accaduto, tuttavia, i governi locali -qui, manco a dirlo, perfettamente bipartisan- si stanno tuffando con entusiasmo in quello che si risolverà in una svendita del patrimonio idrico pubblico alle multinazionali dell'acqua Suez/Lyonnaise des Eaux e Vivendi. Naturalmente si distinguono per attivismo ( strano, no ? ) proprio quelle amministrazioni che si sono invece sin qui segnalate per inerzia nella gestione dei beni e servizi pubblici. Così la Sicilia di Cuffaro, ma anche la Campania di Bassolino.
Il disegno, di Igort Tuveri, è tratto dal libro "5 is The Perfect Number", storia ambientata a Napoli:
"The artwork is loose, spare, imaginative. Truly cinematic framing contrasts with quite beautiful full-page pen and ink-work. The story is dark, with rich characterisation and sudden, fantastic allusions. Visually, it's full of wonderful detail: bubbling Bialetti on the stove; lovely lettering adorning cinemas and public buildings; heavy revolvers, cut-throat razors and more gloomy, smoky, rain-soaked streets. Recommended." ( City of Sound )
L'altra sera attendevo fuori dal disney store ( come mia abitudine, chè non ne sopporto la calca del sabato ). La cosa si sarebbe rivelata, per la verità, non molto romantica giacchè chi stavo aspettando annoiato mi stava giusto comprando, come regalo di san valentino, una graziosa mug illustrata con vecchi cartoons di paperino e c.
Osservavo dalla vetrina un tipo distinto che, con espressione assorta, teneva una tazza rosa nella mano sinistra infilandovi un pupazzetto di winnie the pooh in modo che ne sporgesse la testolina, e ne valutava l'effetto.
Siamo andati via che ancora faceva la buffa zuppetta con l'orsetto.
Già all'inizio degli anni cinquanta Werner Von Braun aveva immaginato molto di quello che sarebbe stato l'evolvere dell'ingegneria spaziale nei decenni successivi.
Un sito americano vende modellini dei veicoli che lui aveva progettato. Li vorrei tutti, come questo che prefigura lo Space Shuttle, o questo la Stazione spaziale internazionale, o questo il modulo lunare Apollo.
Ne trovo godibile in particolare la visionarietà vestita con il classico e riconoscibile look industriale bombato -molto più sexy di quello attuale- dei fifties.
Quei progetti alimentarono la fantasia di centinaia di divulgatori e disegnatori di sci-fi, il gusto ( Space Age ) di un'intera epoca ed occupano ancora l'immaginario dei baby boomers.

oggi
febbraio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
agosto 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004

tv
arte
case
cibo
cinema
fotografia
internet
libri
musica
politica
radio
varie

caporaleReyes in pennac
utente anonimo in pennac
Kekule in ibrido

3 quarks daily
95bFm auckland
archaeology
arts & letters daily
artsJournal
atlantic
bbc radio
bbc radio ulster
burbs radio
counterpunch
dagospia
dissent
economist
get underground
guardian
haaretz
il foglio
il manifesto
il riformista
independent
informazionecorretta
internazionale
italieni
kcrw santa monica
kexp seattle
kkjz long beach
kmhd jazz, oregon
le monde
libèration
manx radio
memri
n.y. times
n.y.review of books
nature news
nerve
new left review
new scientist
new yorker
r.univ.guadalajara
radio adelaide
reason
salon
science
slate
swissinfo
tech central station
the brussels journal
the gadflyer
the new republic
tsf jazz 89.9 paris
village voice
wbgo newark
wcbn ann arbor