La notte scorsa riprendevo all’incirca dalla metà la lettura di Disturbo della quiete pubblica, di richard yates. Come perfetta colonna sonora One Quiet Night, album di sola chitarra di pat metheny. Inevitabile la delusione rispetto a Revolutionary Road, gli wilder non sono i wheeler, è proprio nella parte centrale che manca la presa del capolavoro, la lettura si era fatta lenta e svogliata. Ad un certo punto, verso l’una, il romanzo comincia a sedurre evolvendo verso il dramma, proprio nel modo di yates. Il libro è durissimo, l’autore si è radicalizzato dai tempi di revolutionary road, la mediocrità ed il velleitarismo modernissimi e non ancora massificati dei protagonisti conducono direttamente all'ospedale psichiatrico, l’amore e la famiglia sono solo un fantasma sullo sfondo. Mi chiedo cosa c'entri questo gigante realista degli uncertain times americani con certa robetta minimalista di cui è stato descritto come il padre fondatore, e mi compiaccio per il mio recente abbandono della lettura insopportabile di un barthelme e di un palahniuk. Benché i personaggi siano meno scolpiti che nel capolavoro, la comicità involontaria sia pressoché assente e di rimando il coinvolgimento sia inferiore, il libro affascina sino alla tragica fine, nonostante si sia fatta notte fonda. L'indomani, su amazon, ordino dello stesso autore l'indispensabile The Easter Parade: perché aspettarne la prima edizione italiana che certo minimum fax starà preparando, auspicabile sua prossima mossa? Poi, su internet, guardo le foto di Katja Stuke: fa quello cui non avevo pensato quando ho comprato il dvd di North by Northwest ( Intrigo Internazionale ) e che adesso magari farò. Fotografare sequenze dei film di hitchcock, facendo in definitiva proprio il gioco del regista con lo stoppare le azioni e dettagliare i particolari. Trovo bellissime queste immagini: nè potrebbe essere altrimenti, piacendomi tutto di quei film, ad iniziare dai colori.
Si è appena diffusa qui in puglia la notizia secondo cui la magistratura locale ha sequestrato il manifesto di "crysalis", rassegna artistica italo-olandese iniziata oggi a bari. Sul manifesto un’opera fotografica di margi geerlinks, artista di Rotterdam, che raffigura una bimba nuda di profilo con una farfalla sulla spalla. Mentre scrivo i carabinieri stanno setacciando la città alla ricerca degli infami manifesti. Il reato contestato pare sia quello di atti osceni. Sono stupefatto per l’enormità dell’iniziativa cui fa riscontro l’assoluta innocenza della foto, più casta di molta pubblicità di pannolini e carta igienica che non turba i sonni dei solerti magistrati della procura. Evidentemente la gigantesca kermesse sanfedista delle settimane scorse comincia a dare i suoi frutti. Campagna cui hanno partecipato pure la gran parte dei c.d. laici, mettendo a tacere ogni raziocinio e decenza ed arruolandosi tra gli ascari dell’assolutismo papalino. Complimenti a tutti, agli asceti maratoneti del voyeurismo della finestra pontificale, agli intruppati del pellegrinaggio mitomane, ai giornalisti zeloti, agli aedi del ghigno papale spacciato per dolce sorriso, ai politici in gara a compiacere vescovi e cardinali. E’ un caso che ciò stia avvenendo proprio a bari, meta della prima visita pontificale del guardiano della fede benedetto XVI, tra poco più di un mese? Potrebbero forse i suoi muri essere insozzati da simile arte degenerata?
Prima di partire per londra avevo appena letto meraviglie della cucina del sud est asiatico ne “il viaggio di un cuoco” di anthony bourdain. Con curiosità quindi, mancando di ogni esperienza di cibo orientale diverso da quelli cinesi e nipponici, ero sabato sera davanti al nuovissimo “busaba eathai” di store street, girato l'angolo di tottenham court road ( locale di alan yau, quello degli wagamama e di hakkasan. Busaba è un fiore thailandese, eathai la fusione di eat e di thai ). Fila obbligatoria perché non sono accettate le prenotazioni: nel frattempo si può scegliere accuratamente cosa mangiare sul display interattivo all’esterno ( molto comodo e nuovo con ricerca per insalate, noodle e soup, rice, curry, wok, side, etc. ed evidenziazione dei piatti veg e speziati ). Il caposala gentile tiene su di morale la fila ( comunque molto rapida per il vivace turnover ) con frequenti euforiche apparizioni condite di “fantastic”. Il locale è moderno-etnico-chic, in legno scuro floor-to-ceiling con grandi tavoli quadrati da dodici dove ci si accomoda insieme ad altri avventori sotto bianchi lampadari cilindrici dalla luce calda. Atmosfera informale ed allegra, sono subito a loro agio anche quelli che, come me, “nonmivadifarelafila”, “nonmipiacestarealtavoloconestranei”. Servizio velocissimo ed attento. E' qui che cambia la mia concezione della cucina orientale: dopo un gustoso phad thai, soprattutto con il meraviglioso pat king talay ( capesante, gamberetti, calamaretti -tutti freschissimi!- con zenzero , pepe thai e peperoncino, passati velocemente nel wok : mangerei solo questo per settimane ), ma anche altre cose che ho visto ed annusato sul mio tavolo, preferibilmente a base di pesce e vegetali. Bevo innocua birra thai ( si può scegliere tra una ventina di vini italiani, cileni e francesi anche al bicchiere, tra cui spicca un montepulciano d’abruzzo umani ronchi ), pentendomene per non aver più tardi saputo come concludere mancando qualcosa qualificabile come dessert. La prossima volta berrò lemongrass tea o succhi, di cui c’è buona scelta ( mix a base di frutta esotica e non ), sfruttabili anche per non condividere con gli indigeni un alito che altrove garantirebbe la morte civile. Qui comunque non ci fanno alcun caso, utilizzando busaba come sano esordio etnochic di una serata ad alto tenore alcolico. Prezzi, per londra, molto convenienti.
Non fa un lavoro prestigioso e si occupa di faccende bagatellari. Anche nel tempo libero si dedica a passatempi bagatellari. Così sono le sue soddisfazioni, e tutto sommato anche i suoi dispiaceri che solo a lui paiono questioni serie. Ha avuto a che fare con la giustizia, intendo con quella civile, per affari di non grande momento, quelli che si dicono propriamente bagatellari. Per questo non ha avuto diritto ad un giudice togato, ma ad uno onorario che, benché avesse ragione, lo ha persino trattato male ( “e lei fa un causa per poche centinaia di migliaia di lire?” ). Una volta, però, sì che l’ha avuta una storia importante. Un tipo che lo perseguita, uno con precedenti per truffa ed emissione di assegni a vuoto, l’ha accusato di essersi impossessato dei soldi di un cliente: una tragedia, sua moglie l’ha quasi lasciato, interrogatorio al commissariato di polizia, confronto, poi il rinvio a giudizio ed il processo. Decine di mattinate e pomeriggi perduti, spese d'avvocato, notti insonni prima di ogni udienza –quasi sempre di mero rinvio- un fegato così, gnocchi di capelli nel piatto della doccia al mattino. Finalmente assoluzione piena, fatto non sussiste, ordine del giudice di rimessione degli atti alla procura per procedere per calunnia e falsa testimonianza nei confronti dell’accusatore ( ha anche avuto il coraggio di testimoniare nel processo, dicendo il falso, fortunosamente smentito da una registrazione su cassetta cui solo è dovuta l’assoluzione ). E’ ricominciata la trafila, a parti invertite ma con stress analogo: la costituzione di parte civile, le spese legali, le notti bianche, le udienze con l’avvocato del calunniatore che lo tratta come fosse lui il criminale invece che la vittima e lo sottopone ad un terzo grado, il giudice seccato e sgarbato, i certificati medici falsi dell’imputato per ottenere rinvii e guadagnare tempo, la battaglia del difensore di parte civile per averli più brevi ( “i reati sono al limite della prescrizione” ), l’imputato che gli sibila minacce ed insulti ogni volta che gli passa accanto. Una volta, tra un’udienza e l’altra, gli è arrivata, anonima, una busta con dentro un proiettile avvolto in una striscia di garza.
Il bar del tribunale è affollatissimo nell’ora degli espressini*. Bastano pochi minuti per capire perché alleanza nazionale vuole elezioni anticipate: qui batte il cuore della destra di governo, gran parte degli avvocati che vedi sono di FI o di AN. La soddisfazione per i risultati cittadini si è tramutata subito in stupore e poi in sgomento per i dati nazionali ed ancor più per quelli regionali. Non che qui non si sia abituati ad ascoltare, increduli, dispacci meteo di freddo e neve al centro nord mentre si è immersi nello scirocco, a mettersi stupide giacche con la fodera imbottita di piumino solo per solidarietà ed a seguire le mode d’importazione senza capirle. Capannelli di giovani praticanti dalla chioma quadrata che sino a pochi giorni fa presidiavano euforici la piazza centrale distribuendo volantini elettorali dei rispettivi capi di studio ora parlano sottovoce, si vede che hanno capito che bisogna riflettere alla svelta e ricollocarsi. Tra poche settimane sarà un fuggi fuggi generale del popolo degli enormi nodi di cravatta; scarpe maschili gialle, costolute e dalla punta quadrata saranno perdute lungo le scale e dai volti di tante piccole santanchè coleranno sudore e fondotinta marrone nella corsa verso il carro del prossimo vincitore. Non sarà difficile: ci sono, già pronti per il transfughi del polo, accoglienti partiti di centro che più anodini non si può, in cui nessuno avrà le carte in regola per fare l’esame del sangue ad alcuno. Chi si accorgerà di un veloce cambio di casacca quando saranno quelle dell’udc e di mastella, o della lista civica del sindaco del polo e della margherita? Ecco quindi perchè qualcuno in alleanza nazionale vuole le elezioni anticipate: semplicemente perchè tra un anno la casa delle libertà avrà perso la maggior parte dei suoi amministratori e quadri dell'italia meridionale, ed è quindi imperativo sbrigarsi.
E' forse una illusione, ma stamattina non si incontra più nelle aule e nei corridoi nessuna anna la rosa, ed invece un paio di misteriose bianche berlinguer e persino una sciarelli affannata. Ancora nessuno con la teeshirt sotto la giacca, comunque, tantomeno con l’orecchino: e del resto non si era imborghesito anche vendola, nella seconda tiratura di manifesti elettorali, rispetto all’originario look un po’ yakuza? Questa parte d’italia dalle volubilissime simpatie politiche si sforza di essere più veloce nei cambi d’abito ma è stordita, incredula di non potersi perdere neanche una puntata di ballarò.
*) caffè servito con poco latte in una tazzina un po' più grande, di vetro; sorta di cappuccino meno impegnativo, di gran voga in puglia.
M. è un bel ragazzo senegalese di 24 anni, alto e mite, figlio del direttore di una scuola. Me lo raccomanda un’amica ispettrice di polizia: ha dovuto lasciare la moglie a dakar ed è in cerca di lavoro, disposto a fare un po’ di tutto. E’ stato regolarmente assunto come tappezziere ad altamura nel distretto dei divani, poi con la crisi del settore ha fatto l’imbianchino, quindi il garzone di un ristorante. In mancanza di meglio, gli dò incarico di demolire un brutto muretto di cemento in campagna, cosa che lui fa in pochi giorni con due suoi amici africani chiamati da altre città. Li pago e ci lasciamo come buoni amici; dico loro che se avranno bisogno di un avvocato potranno contare su di me. Nelle settimane successive M. trova qualche altro lavoretto come buttafuori in una discoteca ( non lo immagino proprio, in un lavoro del genere ) ed aiuto giardiniere. Me lo vedo all’improvviso in studio nei giorni scorsi con in mano un’intimazione di sfratto: abita in una stanza senza riscaldamento nella città vecchia, talmente fredda che fatica a dormire ed arriva stanco al lavoro. Contratto regolarmente registrato di cinquanta euro mensili, ma il proprietario ne pretende il triplo che lui gli dà dietro ricevuta di cinquanta. Non è riuscito a pagare il canone per tre mesi e l'udienza è fissata in tribunale per la fine di aprile. Appena ce la fa a raggranellare centocinquanta euro, va dall’avvocato del locatore e glieli lascia come acconto senza richiedere ricevuta. Lo rimprovero spiegandogli che non deve fidarsi di nessuno, neanche degli avvocati, e telefono subito a quello studio. L’avvocato nega di avere ricevuto la somma, io ho M. davanti al quale riferisco seduta stante la circostanza: dai suoi occhi sgranati è chiaro chi ha ragione. Faccio buon viso a cattivo gioco con il mio interlocutore telefonico, limitandomi a dirgli che il suo cliente è un evasore fiscale ma che non ho voglia di fare denunce, deve solo lasciare in pace quel giovane lavoratore che conosco come una persona perbene. Dall’altro capo del filo c’è imbarazzo, è evidente che non ci si aspettava che un ragazzo extracomunitario si rivolgesse ad un avvocato: dico quindi al collega, con tono affabile, di verificare i suoi appunti e lo rimando ad un successivo colloquio. Nel corso del quale non nega più di aver ricevuto i centocinquanta euro e mi dice che il suo cliente non iscriverà a ruolo la procedura di sfratto dietro modesto rimborso di spese legali. Dal mese prossimo farò versare da M. solo cinquanta euro per la sua stanza ed il proprietario se ne dovrà fare una ragione. In sala d’aspetto c’è la nuova amica di M., una ragazza italiana: si vogliono sposare presto. Lui non ha detto nulla a sua moglie in senegal, né appare turbato. Mi spiega che suo padre ne ha quattro, di mogli.
( foto da thenarrative.com, uno dei miei photoblog preferiti. thanks )
Quando con il solito sibillino intervento mattutino su radioradicale marco pannella ha preannunciato uno sciopero della sete perché fosse comunicata al papa morente la decisione italiana di una “amnistia generalizzata” per il reati commessi sino al dicembre 2004, pensavo di aver capito male. Né, a sciopero della sete iniziato e papa morto, me ne faccio ancora una ragione. Un’ora fa pannella ha spiegato alla radio che pensava al papa in agonia ed al modo di confortarlo, riflettendo sul fatto che quella amnistia da lui auspicata nella visita al parlamento del novembre 2002 gli sarebbe stata di sollievo. L’affetto che nutro per pannella e la condivisione della cultura politica e della gran parte degli obiettivi radicali mi fanno sperare che egli voglia dare in qualche modo atto di avere ceduto ad un impulso emotivo, interrompa la pericolosa forma estrema di protesta ( tra l’altro inadeguata per tempi all’obiettivo perseguito ) ed abbandoni la dissennata proposta di una “amnistia generalizzata”. Tra le innumerevoli obiezioni:
il papa non chiese affatto un’amnistia, tantomeno generalizzata:
“…merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società”.
Per una full immersion politica, di ritorno dal lavoro sono dal mio amico salumiere comunista, candidato alle regionali per il prc. Non è proprio nella mia città e ci vado di solito per rimpolpare la scorta di cioccolato rizza di modica o di generi calabresi. Un tempo ci passavo anche per la pasta di gragnano e per la treccia di bufala campana, roba che ora –anche se da lui è ancora proposta con un’aura esotica ed avventurosa- è all’ordine del giorno e trovo anche nel supermercato sotto casa mia. Piero è un patito della gastronomia engagée, per cui la sua bottega trabocca di prodotti del mercato equo e solidale e di pasta dei campi confiscati alla mafia. Alcuni generi poi sono, ai suoi occhi, ex se politicamente corretti, come le delicatessen calabresi al peperoncino ( chissà perché ) ed il cioccolato di modica. Quanto a quest’ultimo, sospetto che la ragione sia nell’esserne stato ghiotto leonardo sciascia ( appena tocco l’argomento, infatti, lui tira fuori il ritaglio di un’intervista con lo scrittore ) e, nel contempo, nella vantata ascendenza diretta –per parte della Conquista e poi dell’occupazione spagnola della contea di modica- dell’azteco xocòatl ( ecco, quindi, perché quasi a fianco ci sono i sacchetti di mediocre zucchero di canna equo-solidale guatemalteco ). Appena mi vede, mi prepara subito un panino con la mortadella o il lardo di colonnata ( consuetudine che, ad ora di aperitivo, richiede un appetito micidiale per non trincerarsi poi, a tavola, dietro scuse imbarazzate ) e mi aggiorna sulle vicende della campagna elettorale. Ieri è andato vicino ad incatenarsi ad un termosifone del comune per protesta contro il ferino attacchinaggio abusivo della CdL ed oggi appena chiude il negozio distribuisce cassette di vino “per vendola” da lui assemblate per autofinanziamento. Lamenta che i candidati ds non portano il candidato presidente illudendosi di catturare voti moderati oscurando vendola, che comunque nell’ultima serie di manifesti ha attenuato i toni proponendosi in compagnia della madre invece che –come nei primi improvvidi posters, ovunque coperti da quelli del centrodestra- con sguardo duro, maglietta attillata di jersey grigio e le scritte ironiche “sovversivo”, “terrorista”, “estremista”.
Mentre lo ascolto faccio il pieno delle piccole tavolette del delizioso e polveroso cioccolato siciliano puro, al peperoncino ed alla cannella; poi prendo una piccola soppressata di latronico e termino la mia spesa. Mi diverte questo continuo alternare la politica e il cibo: all’inizio mi imbarazza sempre interromperlo con prosaiche richieste, poi la naturalezza dell’accostamento appare evidente. Certo che lui, con il grembiule e dietro il bancone, acquisisce un’autorevolezza assoluta, come non fosse possibile contraddirlo. Io, in quella salumeria, ammutolisco e mi tramuto nel solito avventore sornione che ascolta silenzioso i racconti di piero e finisce col dargli sempre ragione.

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