milton

29/05/2005
l'odore

Molti continuano a notare le discordanti reazioni della c.d. opinione pubblica italiana al rapimento di nostri connazionali in iraq ed afghanistan. Penso sia il caso, ormai, di riflettere sul rilievo comune di una frequente carenza di mobilitazione ed interesse 
rispetto ai casi delle due simone o della sgrena, e di chiedersi perché non sia scattato qualcosa di simile per clementina cantoni, nonostante si tratti di un sequestro tra i più odiosi ( e preoccupanti: trovo agghiacciante l’errore sulla data nel video di oggi, che mi fa temere che i rapitori possano averlo filmato in realtà giorni fa e la cantoni non essere tuttora incolume ).
La mia impressione è che il sentimento pubblico corrente sia, grosso modo, che chi sta in quelle zone lo fa a proprio rischio sicchè sono sostanzialmente fatti suoi. A prescindere se ci sta in veste di militare, vigilante, commerciante, agente segreto o volontario umanitario. La communis opinio  –ovviamente politicamente scorretta e vergognosa di sè, quindi raramente espressa- è che “quelli là è meglio farli cuocere nel loro brodo, farli scannare tra loro” e che occorre “farsi i fatti propri”. In questo senso il tormentone iracheno “ritiriamo le truppe”, lungi dall’essere il portato di una particolare sensibilità politica od umanitaria, non fa che adagiarsi su un atteggiamento menefreghista se non apertamente razzista, che è il vero zoccolo duro della vulgata pacifista corrente. Ed ecco perché in qualche caso, e solo in quello, abbiamo assistito a tante fiaccolate, campagne giornalistiche, battaglie politiche: ciò che in quei casi riempie le piazze e le pagine non è una sensibilità e tantomeno una solidarietà che non esistono, quanto la scelta di un avversario che non sono i rapitori, ma chi li avrebbe posti nella necessità di “resistere” invadendo paesi lontani per loschi interessi commerciali o geopolitici. In altri termini: quando –come in afghanistan- la sagoma del bieco imperialismo delle multinazionali è più distante sullo sfondo ( non foss’altro che per le modalità con cui fu deciso di intervenire in quel paese ), pochi sono disposti a scaldarsi od a fare veglie o striscioni contro “resistenti” egualmente cinici, barbari e vili di quelli che in iraq tali sono definiti. Anche perché i volontari umanitari che spendono la loro attività in afghanistan sono, come la cantoni, effettivamente tali piuttosto che militanti antimperialisti globali camuffati e con statuto speciale come accade spesso altrove. Non si spostano in fretta e furia sulla linea del fuoco tra marines e terroristi per portare aiuto agli assediati, non fraternizzano con i tagliagole chiacchierando di calcio, non trasformano gli immondi filmati dei sequestratori in comizi politici a loro favore. Il riserbo della cantoni ( che ha agli occhi  di taluno l’imperdonabile colpa di lavorare per Care, organizzazione finanziata anche da credit suisse first boston, delta airlines, cisco, motorola etc. ), la spavalda serenità di baldoni, da reporter di stile anglosassone ( che scriveva degli orrori di baghdad come poche settimane prima di quelli di cuba, quest'ultimo parimenti imperdonabile errore politico ), non accendono gli animi da noi.

Non emanano, loro, quello che l'indimenticabile alex langer, in un suo bellissimo e polemico articolo, chiamava "stallgeruch": quel caldo, umido e rassicurante odore della nostra stalla, di intimità che fa distinguere i "nostri" dagli "altri".

16:54 | politica | # | commenti (25)

27/05/2005
totipotenza

Ottimo antidoto alle intemerate del totipotente giuliano ferrara sono i lucidi interventi ( rispettivamente del 6 febbraio, 13 marzo, 10 aprile, 8 maggio, segnalati da marco schwarz ) sul sole 24 ore del filosofo della scienza cattolico evandro agazzi, estensore nel 1996 per il comitato nazionale per la bioetica del documento sullo statuto ontologico dell’embrione.
Ciò che lascia stupefatti nei nuovi campioni “laici” dell’integralismo antiscientifico ( che in pratica tali si dichiarano quando, come d’abitudine, negano il diritto/dovere della ricerca sulle staminali embrionali esigendo siano a priori portate le prove della sua utilità ) è il loro nuovissimo millantare razionalità e persino scientificità. Ferrara tenta addirittura di far piazza pulita della stessa riflessione dottrinale cristiana sull’embrione in nome della propria laicità, del proprio ateismo e di un preteso approccio "pienamente raziocinante" al problema che fa spellare le mani a
lle platee cielline cui si offre come loro campione. Mi regalo e consiglio a chiunque una illuminante, tranquilla lettura di agazzi dopo la sbornia radiofonica teocon, per prepararci a votare i referendum, eccome.

"Ammettere che il feto umano dall'istante della sua concezione riceva l'anima intellettiva, quando la materia non è ancora in nulla disposta a questo riguardo, è ai miei occhi, un'assurdità filosofica. È tanto assurdo come chiamare "bebé" un ovulo fecondato. Significa "misconoscere" completamente il "movimento evolutivo", che viene in realtà considerato un semplice movimento di aumento o di crescita, come se a forza di crescere un cerchio divenisse un quadrato o il Piccolo Larousse divenisse la Divina Commedia" ( Jacques Maritain, "Verso un'idea tomista dell'evoluzione" , in Approches sans entraves: scritti di filosofia cristiana, Città Nuova editrice, Roma, 1977, pagg. 98-99 ).

01:52 | politica | # | commenti (14)

18/05/2005
piero dorazio

E’ morto piero dorazio. Quando, a bologna dieci anni fa, decisi di comprare un suo quadro mi limitavo a nutrire stima per lui: sapevo che era stato, negli anni difficili, dalla parte giusta, libero artista di sinistra contro l’asfissiante condizionamento del realismo socialista imposto da togliatti, diventando uno dei giovanissimi astrattisti ribelli del gruppo romano di forma 1; che, inoltre, era nell’attualità una persona aperta e moderna, laica e vicina al partito radicale. Conoscevo anche le sue opere a me contemporanee: quadri geometrici frigidi e da me lontanissimi che sembravano fatti col nastro adesivo colorato. Nulla a che vedere con la tela del 1957 che campeggiava ad artefiera nello stand di una nota galleria fiorentina. Come faccio quando c’è un’opera che mi piace, gironzolavo nei paraggi cercando, nel contempo, di non tradire eccessivo interesse per il quadro e di sbirciarlo da più angolazioni possibile. Tornai apposta in via stalingrado con un freddo terribile per studiarlo ancora. Poi lo comprai, a caro prezzo come quasi sempre le cose di cui ci si accorge di non poter fare a meno. E’ un dorazio americano, ancora interessato all’espressionismo astratto d’oltreoceano e reduce da quella sbornia di raffinatezza e colore, ma anche di agio e di joie de vivre che conobbero in america altri nostri artisti dei ’50 –come l’altro amatissimo afro basaldella- quando lasciarono felicemente le secche delle nostre diatribe provinciali, del realismo e della moda picassiana ma anche del nostro asfittico mercato dell’arte. E’ un dorazio che ha già visto gorky, pollock ma sopratutto de kooning. E' il mio dorazio, il mio simbolo della bellezza possibile nell’arte moderna e –si parva licet- sulla parete bianca di una casa.

21:02 | arte, case | # | commenti (12)

11/05/2005
carosello giapponese

Gli eredi di quei veri e propri spettacolini che nei primi anni sessanta erano gli spot pubblicitari di Carosello sono -non capisco perchè- in Giappone. Questo spot, per esempio, è davvero ipnotico, la musichetta ( una sorta di marcetta che per noi ha un sapore slavo ) è incredibilmente orecchiabile ed i gommosi pupazzetti colorati -che sfilano sulla tavola come buffi reggimenti dell'armata rossa il primo maggio- hanno imparato la lezione dei teletubbies. Grandi e piccini rimangono a bocca aperta come la bambina seduta ( per visualizzare, scegliere tra quicktime e mediaplayer ).

00:20 | tv | # | commenti (5)

09/05/2005
la pecorella e il sant'uffizio

In questi giorni da San Pietro si è voluta riconsacrare l’onnipotenza di una chiesa preconciliare, mondana e secolarizzata nei suoi peccati di temporalismo, dogmatica e superstiziosa nei suoi catechismi vuoti d’amore, nella sua boria senza dio, nel suo autoritarismo povero di buone novelle. Rasputin comanda in vaticano. Ed è un pessimo epilogo per il controverso pontificato di Giovanni Paolo II. Ancora una volta vince la curia di Roma: i principi della fede usata ed abusata come una perfetta macchina di dominio e controllo sociale, i ministri di una dottrina più attenta alla carta patinata dei canoni ecclesiastici che alla lettera povera dell’annuncio evangelico.
Ratzinger è l’uomo chiave di questa congrega castale e organica ai poteri forti del mondo contemporaneo. Pio IX, nonostante la beatificazione di copertura del “papa buono” Giovanni XXIII, è il vero precursore e modello di questo “futuro anteriore” del cattolicesimo a cavallo dei due millenni. Il papa cattivo insomma,nemico della costruzione dell’unità nazionale e antagonista della pur flebile rivoluzione risorgimentale, nemico di qualsivoglia embrionale idea di democrazia e di progresso, amministratore tetragono e spietato dello stato pontificio, persecutore fantasioso e sistematico della diaspora ebraica".
“Il “Dominus Jesus” è un pezzo di letteratura medievale, il reperto fresco di stampa di un’archeologia sacerdotale che torna a contendere agli sciamani ed agli eretici i cuori degli uomini e il corpo delle donne”.“Questa chiesa si è schiodata dalla croce, aduna mondovisioni, reclama laute sovvenzioni, prescrive ricette sessuali...” ( Nichi Vendola, "Dall'ulivo, l'aceto", in "Liberazione", 6.9.00 ).

21:37 | politica | # | commenti (12)

05/05/2005
il cerino e la parte civile

Poiché, come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere, può darsi che l’accidente della condanna alle spese processuali delle parti civili nell’ultimo grado del processo di piazza fontana possa paradossalmente risolversi, alla prova dei fatti, in qualcosa di utile. La cosa in sé non è proprio di quelle sorprendenti (consegue automaticamente al rigetto del ricorso;  si risolve in un esborso solidale di qualcosa come quattromila euro da ripartirsi tra molte parti comprendenti enti pubblici). Per ferrea legge del nostro giornalismo, tuttavia, nella sua banalità risiede la forza mediatica: perché cimentarsi col ginepraio ed i sette lustri del processo per strage se è possibile sbrigarsela con la notizia lamentosa delle vittime che sole pagano? Tra l’altro il codicillo della corte suprema è di quelli che sembrano fatti apposta per confermare quella sua immagine capricciosa e bisbetica che i media ogni giorno trasmettono ignorando costanti filoni giurisprudenziali per privilegiare dettagli di colore dei singoli casi concreti. Di più: quale migliore occasione per imbastire una farsa politica bipartisan all’insegna della carità pelosa verso le famiglie delle vittime e della accigliata deplorazione verso una giustizia insensibile? Ciò che di realmente utile consegue a tutto ciò è piuttosto la scoperta dai meno attenti dell'esistenza della parte civile nel processo penale: una presenza certo ambigua ed intermittente nonchè tollerata dal codice con malcelato fastidio, non funzionale com’è agli auspici di un processo contrattato tra accusa pubblica ed imputato, e politicamente avversata sia dal protagonismo dei pm che dall’avvocatura penale organizzata in camere-lobbies degli imputati. Mi rendo conto di sembrare fuori moda, trattandosi di un istituto senza dubbio estraneo al processo anglosassone ed a quel modello accusatorio sempre sulla bocca di tutti, ma l’esperienza insegna invece che la parte civile è, nel processo penale italiano, indispensabile.

18:15 | politica | # | commenti (5)

04/05/2005
l'alleanza

photo by laura joy lustigLei lavora come impiegata part-time, lui fa l’insegnante nella scuola secondaria. Hanno due figli adolescenti, un maschio ed una femmina. I soldi bastano appena per tirare avanti: provenienti da famiglie povere, acquistano un appartamento gravato da mutuo ventennale, per pagare il quale lui dà lezioni private. Lei da qualche anno viene presa dalla passione per la politica, iniziando a militare in un grande partito della sinistra: trascorre buona parte del suo tempo libero in sezione, a casa è al telefono, via via sempre più assente e distratta. Trascura il rapporto con i figli, si disinteressa del tutto dei lavori di casa mentre lui -risentito anche perché lei lo ignora pur dedicando tempo ed attenzione alla cura della propria persona-  un po’ per necessità, un po’ per perfezionismo, molto per spirito polemico bada a tutte le incombenze domestiche. Si stira le camicie, fa il ragù ed è tutto casa e figli; padre perfetto e stakanovista, li aiuta a fare i compiti e ne raccoglie le confidenze, sempre più fieramente avverse alla madre ed al suo impegno politico. Sono nostri amici e seguo l’evolvere di un risentimento verso di lei che diventa ribellione. Lei ( che ha talento ed è onestissima ed intransigente, ciononostante -o proprio per questo- non riscuotendo molte simpatie ed appoggi tra i maggiorenti del partito ) diviene segretaria cittadina in un periodo di vacche molto magre, poi si candida alle regionali. La figlia, infastidita, le chiede di non far affiggere i suoi manifesti vicino alla scuola che lei frequenta perché se ne vergogna con le compagne. Lui si sfoga a lungo per telefono anche con le amiche della moglie riferendone per filo e per segno la trascuratezza anche sessuale e la sua depressione oltre che quella dei figli, ed addossandole ogni responsabilità per il diradarsi degli inviti della comitiva a cena. Prevedibilmente giorni fa lei, priva dell'appoggio dell’apparato del partito e delle sue storiche cinghie di trasmissione -che a sorpresa hanno sostenuto un candidato della margherita- ottiene un pessimo risultato elettorale.
A loro pensavo tempo addietro ascoltando a. sofri chiedersi perchè le donne non facciano politica, ed ancora oggi pomeriggio gianna schelotto a fahrenheit, su radiotre, che con la consueta lucidità analizzava alcune nuove dinamiche familiari: il passaggio dei maschi dalla vecchia inaffettività ad una presenza ed emotività persino eccessive; l’abbandono dell'autorità del padre in favore di una fragilità ed una confidenza con i figli che lo rendono assai debole ai loro occhi; infine, una nuova alleanza tra padri e figlie adolescenti contro la madre, vista come il genitore forte e la donna
fastidiosamente difficile da raggiungere ed imitare.
 

( foto di laura joy lustig. thanks )

16:58 | varie | # | commenti (6)

02/05/2005
izzo e gli altri

Chi ricorda gianni melluso, giovanni pandico, giuseppe margutti e gli altri cosiddetti pentiti, calunniatori conclamati, che condussero enzo tortora in gattabuia e ve lo tennero innocente ed a lungo prima che egli, ormai irrimediabilmente malato, fosse assolto con formula piena in appello dopo una condanna in primo grado a dieci anni? E chi ricorda i dottori lucio di pietro, felice di persia e giorgio fontana, pm napoletani che compilarono sotto dettatura dei pentiti liste di centinaia di persone da arrestare, piene di decine di innocenti, a volte omonimi, tra i quali il povero tortora? E la caserma dei carabinieri pastrengo, sede di riunioni di manigoldi detenuti che concordavano le "rivelazioni" ad uso e consumo delle varie procure? Oggi quando si parla di angelo izzo ci si riferisce ad un pentito di quell'infimo calibro, di un cocco di procure e magistrati di sorveglianza. Solo così si spiegano le strane fortune giudiziarie di uno evaso più volte, la prima -prendendo in ostaggio una guardia carceraria- dopo pochi mesi di detenzione, l'ultima nel 1994 quando, approfittando di un permesso, fuggì in francia donde fu poi estradato. Come i melluso e i pandico, il trucco di izzo è quello di vendere ai pm balle o, nella migliore delle ipotesi, pettegolezzi da ora d'aria millantando rilevanti ruoli criminali nella realtà inesistenti: nel suo caso, accreditandosi come importante esponente dell'estremismo neofascista, lui maniaco sessuale psicopatico. Pochi ricordano che izzo fu chi accusò a vanvera salvo lima di essere il mandante dell'omicidio di piersanti mattarella e si beccò quattro anni per calunnia e chi, tra le altre prodezze, accusò il suo vecchio sodale del circeo andrea ghira di avere ucciso addirittura giorgiana masi nei famosi scontri di piazza romani del maggio 1977. Un caso da manuale di detenuto immeritevole di ogni beneficio, perchè uso a strumentalizzarlo per evadere e commettere altri reati, nonchè abituale delinquente ai danni dell'amministrazione della giustizia. Eppure questi è l'uomo che, quando ha nuovamente seviziato ed ucciso, era ancora una volta a spasso, non in carcere a scontare la pena irrogatagli per l'orrendo massacro del circeo.
Non è forse venuto il tempo di riprendere il discorso che tortora ed i radicali facevano, in perfetto isolamento, anni fa e di dedicarsi a studiare le folgoranti carriere di pericolosi calunniatori, insieme a quelle altrettanto luminose di magistrati con i cui favori costoro hanno seguitato a uccidere, estorcere, spacciare? Magari rileggendoci
 vecchie, sagge cose di mauro mellini sulla giustizia del papa re e sul ruolo di loschi figuri prezzolati, testimoni impuniti in quella roma torbida e sanguinaria. 

16:43 | politica | # | commenti (8)

 

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