Non si parla quasi per nulla del pesce che consumo io, in The End of the Line ( recente edizione italiana dal titolo Allarme Pesce, ed. Ponte alle Grazie ) di Charles Clover, environment editor del telegraph. La documentata indagine senza peli sulla lingua, di lettura molto agevole come in tutti i libri inglesi di questo tipo ( che sono divulgazione scientifica e reportage giornalistico ad un tempo ), rivela come la pesca sia oggi l’attività di predazione di gran lunga più devastante del pianeta, e come sia coccolata e coperta d’oro dai politici di ogni dove e di ogni orientamento. Il libro inizia in modo folgorante, descrivendo una partita di pesca a strascico ( metodo comunemente utilizzato dai pescherecci d’altura di tutto il mondo ) ed i suoi effetti come se avessero luogo sulla terraferma ad opera di due fuoristrada. Il lettore inorridito si rende immediatamente conto della sua iposensibilità a ciò che accade all’ambiente marino, lambito da un qualche interesse dell’opinione pubblica solo se si tratta di delfini e balene, quella stessa opinione pubblica che –come in giuoco in cui nell’immaginario sparisce il superpeschereccio ultratecnologico per lasciare il posto a capitan findus in blazer blu- estingue allegramente specie di merluzzi sino a pochi anni fa ritenute inesauribili e si nutre con noncuranza di pesci abissali privati dell’orrido aspetto e ridotti ad innocui filetti candidi. Riescono a sentirsi a posto con la coscienza solo i lettori vegetariani e quelli che si nutrono di piccolo pesce mediterraneo di paranza di poco costo ed origine verificabile. Non si parla, come dicevo all’inizio, delle mie trigliette, dei piccoli scorfani, delle vongole e delle mie pastasciutte, ma del merluzzo bianco e dell'eglefino dell’atlantico, del tonno, del merluzzo europeo o nasello, della spigola, dell’ippoglosso dell’atlantico settentrionale, dell’austromerluzzo, della cernia, dei lutianidi, del pesce specchio, delle capasante, che costituiscono la sporca dozzina della pesca mondiale, e poi del pesce spada, degli squali, della sogliola … Il pesce che non si guarda mai negli occhi, che non si riconosce e di cui si consuma noncuranti la carne bianca e magra, l'alimento giusto, sano ed alla moda. Il paradosso più sapido del libro è quello che riguarda il panino Filet-O-Fish® di mcdonald's, che –gusto e calorie a parte, e scordandosi di ogni accezione meno che caricaturale di filetto- costituisce uno dei modi più ecosostenibili di mangiare pesce globalmente.
Sino a qualche tempo fa, nella città dove abito l’enel aveva sede in una palazzina a ridosso del centro storico dove erano ubicati gli sportelli per il pubblico, gli uffici amministrativi, i servizi tecnici. Tutti vi facevano capo, dall’impresa interessata ad un nuovo contratto alla vecchia signora che si affacciava dalla sua casa proprio di fronte per chiedere la sostituzione del contatore rotto. Non è più così. Troppo costoso per l’ente e poco moderno, fatto sta che ora all’ingresso della palazzina campeggia un cartello che comunica che lì non c’è più nulla e che per ogni esigenza gli utenti devono rivolgersi ai “negozi enel-si” oppure ad un numero verde, unico per tutt’italia. Per chiedere un sopraluogo per una nuova fornitura ad un cantiere –cosa che sino a poche settimane fa avrei risolto in pochi minuti- ho dovuto chiamare il numero verde comunicando, dopo venti minuti di standby, con il solito call-center di chissà quale remota plaga della penisola dove un tizio voleva sapere persino il punto esatto in una contrada di una zona che non conosceva senza capirne neppure il nome. Poi, dopo un mese di inutile attesa, sono andato nel “punto enel-si” rivelatosi un negozietto di condizionatori d’aria e lampade dove un tipo dall’aria frustrata –che di forniture elettriche ne capisce quanto me- ha chiamato a sua volta un altro call-center ( “riservato a noi punti enel-si” ) aspettando un altro quarto d’ora per sentirsi dire solo che sarei stato chiamato. Avutone abbastanza, mi sono quindi messo alla ricerca di un contatto umano apprendendo –tramite conoscenze comuni- il prezioso e segreto numero di cellulare di un tecnico enel che ( dapprima molto scontroso, quindi cordialissimo quando gli ho fatto il nome di chi mi aveva fornito il suo numero ) mi ha dato subito un appuntamento di primo mattino al portone della famosa palazzina. Appena arrivato, l’ho chiamato sul portatile; mi ha aperto ed una volta entrato ho scoperto con stupore che la palazzina dell’enel è esattamente come prima. Piena di impiegati ed operai, ognuno magicamente al suo posto come quando ci si poteva parlare ed in piena attività. Solo irraggiungibili dal pubblico, tenuto a debita distanza dai call-center cerimoniosi e dagli stupidi negozi enel-si. Ho subito avuto il mio sopraluogo. Uscendo, ho trovato davanti al cancello una signora in pantofole che -guardandomi con la soggezione che non può non suscitare chi è ammesso a frequentare un posto così misterioso- mi ha chiesto in dialetto come fare a parlare con qualcuno per avere un contatore nuovo in campagna. Le ho dato un post-it con un numero di cellulare.
Salton Sea è un lago salato ( o, spesso, quel che ne resta ) in una profonda depressione di circa 70 metri sotto il livello del mare nella california meridionale, alla destra del basso corso del fiume colorado. Si formò improvvisamente nel 1905 a seguito di un suo straripamento ed è soggetto a fortissime variazioni di livello per le elevate temperature e l'evaporazione conseguentene. Il fotografo americano mark tucker ci è capitato recentemente ed ha realizzato un magnifico servizio appena scaricato online e che ho trovato nel catalogo del suo sito marcktucker.com. Strutture abbandonate e deserte, distese di ciò che a volte sembra sabbia e sono, invece, resti calcinati di milioni di pesci.
Temo ci si accinga a perdere ancora una volta i referendum. Era già chiaro stamattina, quando ho trovato i seggi vuoti, e lo è ancora di più quando è nota l’affluenza alle 12 ( il dato che ho a disposizione mentre scrivo ). Non ci si poteva forse attendere altro. Le ragioni sono molteplici e la loro evidenza acceca. In primo luogo, semplicemente va rilevato che i referendum, da dieci anni a questa parte, non raggiungono il quorum. Punto. Sarebbe la quinta volta consecutiva che la consultazione referendaria fallisce per tale motivo. E non è necessario che scenda in campo il papa perché ciò avvenga: sono sufficienti le associazioni dei cacciatori, come nel 1997. Sembra realistico osservare, ormai, che tale è il disinteresse dell’opinione pubblica ( da intendersi nel senso di inerzia, di abulìa, di inazione più che di semplice disattenzione ) e così forte lo zoccolo duro di astensione fisiologica che non è in realtà necessario un impegno apertamente astensionistico di importanti soggetti. Basta che non scatti un forte impulso protestatario di segno qualunquistico o la percezione da parte di grandi fasce di popolazione che vengano il giuoco interessi personali immediati. Come per il divorzio, come per l’aborto. Non è stato sufficiente per la fecondazione assistita ( evidentemente ritenuta tematica ‘di nicchia’ ) e la ricerca sulle staminali embrionali ( percepita alla stregua di ‘pie-in-the-
-sky’, come dicono gli americani ). Tale è lo stato in cui versa la gran parte della gente, che essa è raggiungibile solo attraverso i programmi imbecilli e volgarissimi che segue in tv. Avrei dovuto capire già l’altra sera che aria tirava, quando ero in una trattoria con in un angolo un televisore acceso su uno di quei programmi di prima serata, popolato da bellimbusti lampadati dalle sopracciglia tirate e da squinzie vogliose. Dal mio tavolo vedevo diverse coppie sedute di fronte, non intente a conversare o guardarsi negli occhi ma come ipnotizzate dallo schermo. Fisicamente sovrapponibili a quelle sullo schermo. Ecco, quello che non avviene lì è come non esistesse, riscuote al più il 6-7 per cento di share ed il 25-30 per cento di affluenza alle urne. In secondo luogo: da mesi a questa parte tutti i media, senza eccezioni, stanno attuando una formidabile, gratuita campagna di promozione vaticana e clericale. Ad essa hanno tenuto bordone, se non ne sono stati magna pars, i cc.dd. laici: ricordo interminabili dirette del tg3 con volto smagrito ed ascetico di giovane giornalista in piazza s. pietro, e persone che non conosco come religiose che improvvisamente mi dicevano di voler andare a roma per fare dieci ore di fila e passare davanti al feretro di un papa di cui avevano tante volte stigmatizzato le posizioni retrograde ed opportunistiche. Ricordo la gara a contendersi nella legiferazione benemerenze vaticane persino da parte di leaders anticlericali. Beh, il popolo ha scarsa od inesistente memoria ma s’affeziona ed agisce d’impulso: come subissò di voti nel 1984 i comunisti dopo averne visto morire sul palco il segretario nazionale, così oggi il papa tiene le redini del suo cuore. Purchè pretenda un impegno facile e piacevole come andare oggi al mare, chè se chiede di più colleziona flop anche lui, come a bari due settimane fa, quando la sua buffa vetturetta vetrata procedeva -ad onta della grandeur organizzativa a spese dell'erario dello stato- in una piazza semivuota. Ma quel che più conta -e temo conterà anche in questo risultato elettorale- è la distanza del dibattito dalla realtà sociale: mentre la politica non ha occhi ed orecchi che per le poltrone rai e le recriminazioni sui reciproci spazi televisivi, generazioni intere vengono svezzate ed educate da un’unica, orrenda nurse che ne fa dei qualunquisti, dei pupazzi ridicoli, dei cinici strafottenti se non dei criminali. La mutazione genetica del nostro popolo, il cui identikit non comprendiamo nel suo insieme pur sommersi dai dati concordanti che ne descrivono il degrado, continua nella direzione prefigurata da p.p. pasolini ormai trent’anni fa quando chiedeva provocatoriamente l’abolizione della tv e della scuola dell’obbligo, evidentemente intendendo suscitarne di radicalmente diverse. I risultati dei referendum sul divorzio e sull’aborto, generalmente ascritti ad acquisizione di massa dei valori laici e liberali, vanno alla luce di quanto sta accadendo rivisitati e forse derubricati a manifestazioni di incipiente conversione ad un modello edonista piccolo-borghese ( l’imponderabilità morale di cui scriveva pasolini, l’essere sospesi tra la perdita di vecchi valori e la mancata acquisizione di nuovi ). L’abolizione del quorum referendario o quantomeno il suo ripensamento come, ad esempio, nello statuto della regione toscana ( dove è automaticamente collegato ai votanti nelle precedenti elezioni ) potrebbe essere un palliativo per ridare senso ad un istituto ormai schiavo dei condizionamenti televisivi, ma certo sarebbe tempo di curare la malattia, non solo i più evidenti tra i suoi sintomi.
L’odierna posizione sui referendum di alcuni laici astensionisti o fautori del no ricorda quelle che parecchi anni fa erano le tesi di frange dell’allora nascente movimento verde. Come quelle, richiama tra i suoi fondamenti il principio di precauzione, lo stesso che si è a suo tempo invocato per ostracizzare, dopo sommario processo popolare, il nucleare e l’agricoltura transgenica. Non mi ha quindi affatto stupito apprendere che alcuni esponenti storici e meritevoli di grande stima del movimento verde -oggi del tutto oscurati dall’invadente pecoraro scanio- siano per la difesa della legge n. 40/2004. A ragione è stato, quindi, osservato come sotto alcuni profili il dibattito in corso rimandi più al referendum sul nucleare che a quelli sul divorzio o sull’aborto. Raramente, tuttavia, il richiamo al principio di precauzione è stato fatto più a sproposito: esso dovrebbe infatti presiedere a più approfondite ricerche biotecnologiche, non certo al loro impedimento od alla loro irregimentazione ope legis come si vuole dai fautori della legge n.40/2004. Ci si era già accorti dello ‘strano’ convergere su posizioni antimoderne dei settori più retrivi dello schieramento politico e culturale e di schegge di opinione pubblica ‘progressista’ di interesse ecologista, che paradossalmente trovano al loro fianco chi le ha in passato derise: il cocktail rischia tuttavia di essere oggi esplosivo. L’aberrante applicazione del principio di precauzione al caso che in questo momento ci appassiona è grosso modo questa: o mi garantisci subito che la tua ricerca sulle staminali embrionali avrà esito pienamente positivo e che riuscirai a guarire in pochissimi anni le malattie del secolo, oppure la ricerca non te la faccio fare, perché il tuo operare non è naturale e, nella incertezza, bisogna far fare alla natura, che -lei sì- sa quel che fa.
Nella steppa del Kazakhstan ci sono persone che vivono raccogliendo e vendendo rottami ferrosi molto particolari. Si tratta degli stadi dei missili vettori lanciati dal cosmodromo di Baikonur, quindi caduti ed abbandonati. 
A parte il valore documentario, trovo bellissime alcune di queste foto ( qui lo slideshow ), pubblicate sull'interessante sito Eurasianet.org.
Poetiche ed a volte quasi irreali, oltre a riflessioni sul pesante inquinamento derivante dalle attività spaziali potrebbero fornire un affascinante soggetto per un libro od un film.

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