
Le più recenti fotografie del suolo marziano inviate dalla sonda europea Mars Express,
che riprendono un cratere senza nome di 35 chilometri di diametro e due di profondità, mi sembrano affascinanti, e non ricordo di averle viste in giro.
Lunedì a bari si svolgerà il forum indetto da nichi vendola per la chiusura dei centri di permanenza temporanea degli immigrati irregolari. Pochi ricordano il movimento per l’abolizione dei manicomi, venticinque anni fa: pressoché nessuno ebbe il coraggio di contrapporre ragionevoli argomenti a quello che era il sogno generoso di franco basaglia, che proclamava la radicale eliminazione del concetto stesso di isolamento sull’onda della sacrosanta indignazione per le condizioni in cui venivano tenuti gli internati degli ospedali psichiatrici. Come allora chi si opponeva a scaricare pilatescamente sulle famiglie la patata bollente di ammalati bisognosi di assistenza continua e specialistica fu travolto dalle ali prodigiose dell’utopia, eguale sorte subiscono oggi le voci di chi ( come il senatore napolitano, che con la turco istituì i cpt ) denuncia a piena ragione l’indispensabilità di strutture di temporanea permanenza coattiva di chi entra in italia, per consentire almeno l’identificazione degli immigrati clandestini e l’eventuale accompagnamento coatto alla frontiera degli indesiderabili. Non si ritiene sufficiente verificare con attenzione e migliorare le condizioni dei campi, reprimere episodi di abuso, intervenire sui casi di cattiva gestione: si evoca invece irresponsabilmente il solito stereotipo del lager nazista invece di porre concretamente l'enfasi sui controlli inesistenti e sulle difficoltà a consentire l’ingresso ai parlamentari, oltre che sullo scandalo di campi appaltati a sacerdoti-boss dalla finanza allegra e potentissime protezioni arcivescovili. Ecco quindi che politici e magistrati non sanno negarsi alle sirene abolizioniste: sono curioso di vedere, però, come faranno vendola e gli altri a proclamare il ‘liberi tutti’ ed a privare lo Stato persino della possibilità di sapere chi faccia ingresso in europa mentre tutti invocano di migliorare l'intelligence ed i controlli. Mentre le ultime vittime del terrorismo islamico sono ancora lì sotto, nel più profondo sottosuolo londinese, nel primo vagone del convoglio della piccadilly line.
Non mi sono servite a molto le cronache dei blog sugli attentati a londra ( c’è un silenzio irreale, mi è sembrato di sentire una esplosione in lontananza ma forse è una suggestione, i volti della gente sono tesi, e via banalizzando ). Né gli occhioni lucidi di leaders politici e i fondi solenni sui giornali e neanche le telefonate degli ascoltatori alla radio. Qualche lettura storica per recuperare una mente fredda nel consueto battage mediatico, specie dopo aver visto ridotti in quel modo proprio i posti dove me la faccio lì di solito, e la hall del mio hotel trasformata in emergency mortuary delle vittime del bus esploso dietro l’angolo con woburn place e del convoglio della piccadilly line. Nonostante le sbornia di alate parole e le analisi politiche internazionali, non riesco a non mettere i piedi nel piatto. Ogni volta che sono stato a londra mi sono stupito di quanto poca polizia vi fosse in giro, di quanto carente fosse quello che si chiama il controllo del territorio. Sì, lo so, ci sono migliaia di telecamere, ma quello che pensa un tipo terra terra è che quella roba servirà per controllare il traffico e combattere l’evasione della congestion charge, non ad altro. Nel regno unito le forze di polizia non riescono facilmente ad identificare la gente, ed è in corso un serrato dibattito sull’introduzione della carta d’identità, approvata pochi giorni fa a stretta maggioranza e con grande scandalo. Sino a ieri la latitanza dei poliziotti e lo struscio in una babele di milioni di persone senza documento di identità in tasca sono stati oggetto dell’incondizionata e deferente ammirazione di tutto il mondo libero, divertito dalla sporadica vista di un bobby da cartolina e compiaciuto della stupefacente mancanza di formalità del receptionist dell'albergo. Ieri il sorriso si è spento sul volto di tutti fuor che dei peggiori mascalzoni del pianeta. Le ridicole americanate dei displays sul livello di attenzione terrorismo appaiono finalmente per quello che sono, e così i grotteschi, periodici allarmi della polizia e dei servizi. Poco utile penso sia l’esperienza col terrorismo irlandese, che serve come a chi abbia a che fare con la 'ndrangheta il know how degli investigatori sui white collars milanesi. Molto istruttivo, invece, è ascoltare i consigli degli esperti israeliani, che hanno negli ultimi anni quasi eliminato gli attentati interni e conoscono i loro polli, che sono grosso modo quelli che hanno sistemato le bombe di ieri. Ecco quindi le vecchie cose di ogni buona polizia: controlli occhiutissimi alle frontiere e dappertutto; presidio del territorio e presenza fisica pressante degli agenti, non necessariamente con elmetti folcloristici ma piuttosto con armi e dispositivi efficaci, di cui i bravi cittadini devono imparare a non spaventarsi; frequenti, anche se talora fastidiosi, controlli in giro, rispetto ai quali l’allegra comitiva del dopocena porterà pazienza, al pensiero di trovarsi sana e salva invece che spiaccicata sulla parete di un tunnel; ispettori che fanno effettivamente intelligence invece che scribacchiare verbali o pavoneggiarsi nelle conferenze stampa confidando nelle telecamerine buone per banche e traffico; uso sagace del fermo ed interrogatori garantiti ma convenientemente bruschi ed impegnativi. Come scrivevo ieri ad un amico blogger, forse hanno rotto il bel giocattolo, il posto dove le mantenute velate di prìncipi feudali scendono dalle rolls e dalle limousine hammer per i loro folli shoppings mentre gli omar bakri ( vi ricordate quella faccia grassoccia che pontificava in diretta a sciuscià, comodamente seduto nella sua casa londinese ? ) organizzano, impuniti e protetti, la fine della democrazia. Che, secondo un’intervista al capo di hamas pubblicata oggi, tra cinquant'anni sarebbe solo uno sfocato ricordo.
( nella foto un'opera di banksy vista a waterloo bridge, southwark da urban75.org )
"Cominciò con incursioni sulla periferia. Furono colpite Croydon e Wimbledon e, alla fine di agosto, si verificò uno sporadico attacco sulla zona di Cripplegate. Poi, alle cinque della sera del 7 settembre 1940, l’aviazione tedesca attaccò Londra …
I bombardieri tedeschi tornarono la notte dopo, e la seguente. Fu bombardato lo Strand, il St Thomas’s Hospital fu colpito insieme alla cattedrale di St Paul, al West End, a Buckingham Palace, Lambeth Palace, Piccadilly, la Camera dei Comuni. La guerra era arrivata a Londra. Fra settembre e novembre furono sganciate sulla capitale quasi trentamila bombe. Nei primi trenta giorni dell’attacco quasi seimila persone vennero uccise, e il doppio gravemente ferito. La notte della luna piena, il 15 ottobre, “pareva fosse giunta la fine del mondo”… Come ha segnalato A.N. Wilson, … gli archivi del periodo rivelano “la vivacità, gli scherzi, le canzoni” anche “nella presenza immediata e palpabile della morte violenta”. …”La calma, la rassegnata risoluzione” dei londinesi fu la qualità che colpì chi veniva da fuori. In tutti i suoi periodi di crisi e di disordini, Londra è rimasta sorprendentemente stabile: si è piegata, ha barcollato, prima di raddrizzarsi … Uno degli slogan usati da Winston Churchill durante la guerra era “business as usual”, “aperti come al solito”, e nessuno slogan si potrebbe adattare meglio alle condizioni di Londra. Ma esisteva un altro aspetto della calma e della determinazione dei londinesi nell’autunno e nell’inverno del 1940, che sgorgava dalla consapevolezza profonda che la città aveva già patito in precedenza ed era sopravvissuta. … Il poeta Stephen Spender, dopo un’incursione nel Nord della città, riferiva: “Avevo il confortante senso della sicura buia immensità di Londra”… “Possiamo sopportarlo” era uno dei commenti più frequenti di chi aveva subito la distruzione della propria casa sotto i bombardamenti, con la tacita aggiunta “come abbiamo fatto con tutto il resto”. L’atteggiamento di autosufficienza era spesso accompagnato da un elemento di orgoglio. “Ognuno era assolutamente determinato”, scriveva un osservatore, Humphrey Jennings, “segretamente compiaciuto del privilegio di tener testa ad Hitler”. Secondo Ziegler, c’era “una strana spensieratezza … i londinesi si sentivano un’ èlite". Erano fieri delle loro sofferenze, nello stesso modo in cui precedenti generazioni dichiaravano un attaccamento quasi proprietario per le loro micidiali nebbie, per la violenza nelle strade, per l’anonimato e l’immensità della loro città. … Il 16 aprile 1941 la città fu investita da quella che i tedeschi definirono “la più grande incursione aerea di tutti i tempi”: i bombardieri tornarono per tre notti di seguito. …Pareva che la città non potesse reggere quel furioso attacco ancora per molto. Un giornalista americano, Larry Rue, riferiva che i lavoratori della City andavano in ufficio senza sbarbarsi...“.

oggi
febbraio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
agosto 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004

tv
arte
case
cibo
cinema
fotografia
internet
libri
musica
politica
radio
varie

caporaleReyes in pennac
utente anonimo in pennac
Kekule in ibrido

3 quarks daily
95bFm auckland
archaeology
arts & letters daily
artsJournal
atlantic
bbc radio
bbc radio ulster
burbs radio
counterpunch
dagospia
dissent
economist
get underground
guardian
haaretz
il foglio
il manifesto
il riformista
independent
informazionecorretta
internazionale
italieni
kcrw santa monica
kexp seattle
kkjz long beach
kmhd jazz, oregon
le monde
libèration
manx radio
memri
n.y. times
n.y.review of books
nature news
nerve
new left review
new scientist
new yorker
r.univ.guadalajara
radio adelaide
reason
salon
science
slate
swissinfo
tech central station
the brussels journal
the gadflyer
the new republic
tsf jazz 89.9 paris
village voice
wbgo newark
wcbn ann arbor