Quando sentii che alain stivell, artefice della renaissance de l’arpe celtique e tra i miei favoriti dell’epoca, in evidente crisi di popolarità stava per avviare un progetto di musica c.d. afro-celt, mi si strinse il cuore, tanto buffo, pretestuoso ed impraticabile mi sembrava. Sbagliavo. Il mélange –variamente definito- sarebbe stata da lì in poi l’estrema risorsa dei musicisti in difficoltà creativa, con esiti particolarmente fastidiosi dalle nostre parti in cui nasceva una sorta di genere musicale pasticciato dalle velleità pseudoantropologiche e spesso politiche ed un suono pieno di arabeschi manieristi e risaputi. Come l’ossessivo e noioso riferimento ad una cucina “del territorio” nel birignao dello chef con pretese à la page, così è quello di miriadi di musicisti ad un territorio non definito né definibile se non vagamente “mediterraneo”.
La “pizzica” è emblematica di una tale confusione: sta di fatto, tuttavia, che il processo ampollosamente definito “di costruzione identitaria” collima in modo perfetto con il microproblema esistenziale di decine ( centinaia? ) di migliaia di piccoli edonisti che –con capacità di spendita di denaro sufficienti per una discreta mobilità- si aggirano accaldati nell’estate alla ricerca di “situazioni” dove avere l’impressione di vivere un evento, di sentirsi al posto giusto dentro qualcosa. La notte della taranta nel leccese diventa così un affare coccolato da politici astuti che esimono le moltitudini accaldate dall’obolo che sarebbe dovuto a qualunque passione, se minimamente seria ( provincia di lecce ed ora regione puglia rappresentati da presidenti che intervengono a recare cospicui fondi pubblici con cipiglio fiero e militante, come se di cosa seria e “di sinistra” si trattasse e non di una caciara di tammurriate abborracciate da mediocri musicisti ). Benissimo dinko fabris e mario desiati sulla pizzica e sulla notte della taranta, cui rimando in toto condividendone in pieno lo sguardo smagato e nervoso, lo stesso di quando vedo i fiumi di pellegrini a san giovanni rotondo. Qui però non c’è paura e speranza, e pochissima cultura popolare ( l’etnomusicologia non c’entra con la pizzica abbronzata dei record ): c’è piuttosto millanteria a drappeggiare suoni miserevolissimi, allestimento di un suk musicale per turisti. Mentre la stagione finisce, non vedo l’ora che finisca pure sotto provvidenziali scrosci di pioggia questa mascherata di ogni estate, in cui una cittadina delle murge si finge arcadia votata al melodramma barocco desueto mentre, nel salento profondo, un’altra reperto carpitelliano o demartiniano posseduto dalla mistica di ragni velenosi. In entrambe, piuttosto, non si vende un disco dignitoso e non si ascolta una stazione radio decente, chè da dieci finestrini d’auto su dieci ascolti, al meglio, gigi d’alessio e radio ciccioriccio.
Stamattina, telefonate irritate a rai radiotre per le immagini della demolizione delle abitazioni dei settlers ebrei a gaza da parte dell’esercito israeliano. Non è uno scandalo ? Non è uno spreco, buttar giù quelle belle case, con tanta gente bisognosa palestinese ? Non è un’ennesima manifestazione israeliana d’odio e di disprezzo ?
Il vicedirettore del “riformista” che conduce per la settimana la rassegna stampa si unisce, impreparato ed imbarazzato, all’impulso dell’ascoltatore che a posteriori definirà, in termini a dir poco anodini, “buonista”.
Difficile ritenerlo tale: qualche mese fa la stampa mondiale riferì che israele aveva ceduto malvolentieri alle insistenze dei dirigenti palestinesi affinché fosse il suo esercito a demolire a proprie cura e spese le case dei coloni ( mettendo le macerie a disposizione dei palestinesi, che intendono usarle nella realizzazione di un porto a gaza, ed impegnandosi a riportare a casa quelle da essi non utilizzate ). “Demolire le case dei coloni non è necessario e potrebbe presentare rischi per i soldati”, diceva il ministro della difesa israeliano ; “Se israele non demolirà le case dei coloni, lo faremo noi”, replicava il ministro palestinese dei lavori pubblici mohammed shtayyeh.
Ma tant’è: privare alcuni ascoltatori di rai radiotre del gusto del buongiorno col vecchio, classico sharon boia è come toglier loro la spuma sul cappuccino, né si può pretendere che seguissero l’evolvere della situazione nel vicino oriente anche quando le ruspe erano in garage ed i titoloni dei giornali trattavano ancora d’altro.
Ascoltato in diretta su radioradicale l’intero discorso di marcello pera al meeting di rimini. A parte ogni più seria considerazione sull’intervento, indubbiamente penoso, è apparsa evidente a tutti l’appassionata e delusa aspirazione dell’uomo a raccogliere ovazioni ed a proporsi come nuovo leader della destra cattolica. Come quando, contraddicendo il tono accademico di quelle che erano invece sconcertanti banalità, ha impudicamente chiamato l’applauso, non ottenendolo dal pur giovane ed accomodante uditorio, con inaudite volgarità quali:
“Per carità, non ditegli che al meeting siete così tanti e che tantissimi hanno seguito il papa: vi risponderanno che, in realtà, volevate fare baldoria a rimini o profumarvi con l'acqua di colonia in germania! "
Sembra un incubo, ma a differenza di quelle, di analogo spessore, contemporaneamente proferite dal quisque de populo al bar turismo, le alate parole si trovano pubblicate, nell’integralità dell’allocuzione ed a spese del contribuente, sul sito del senato della repubblica. Molto, molto meglio questo.
Ricordo le prime edizioni di goletta verde ed una conferenza stampa di molti anni fa a monopoli. Piena di ambientalismo militante e fervido, visi arrossati dal sole, bandiere ed il bel vascello alla fonda.
I dati delle rilevazioni di legambiente facevano arrabbiare gli amministratori e seguivano le loro, di conferenze stampa, che respingevano con sdegno pretese calunnie ai danni delle rispettive marine minacciando querele. Oggi goletta verde –come legambiente nel suo complesso- si approssima purtroppo ad essere parastato. Non che non vi si trovino moltissime persone perbene ( cosa la cui rarità oggi non sfugge a nessuno ed a conforto della quale potrei far nomi e cognomi ), ma è un fatto che vi spiri aria ben diversa da un tempo. Cocca del media, la goletta dirama perlopiù notizie consolanti di acque cristalline assolte da percentuali bulgare, presenti amministratori gongolanti. Il suo resoconto dello stato delle acque di balneazione in italia è largamente inattendibile per cognizione diretta di ognuno. Per esempio, per l’intera settimana di soggiorno in un bell’hotel di maratea ( potenza ) non sono riuscito a staccarmi dalla piccola piscina dell'albergo e dalla sua acqua dal sentore clorino godendo solo a debita distanza del panorama marino mozzafiato perché l’acqua del mare era costantemente sporca, come da eloquenti chiazze oleose e schiumose. Il mare di maratea, secondo l’ultimo rapporto di goletta verde, sarebbe perfetto e se ne è compiaciuto il sindaco, presente all'incontro con i giornalisti. Comincio a non leggere più le noiose paginate che –ora sì- i quotidiani dedicano al roseo bollettino estivo di un mito ridotto a pro loco galleggiante.
La questione fazio sta marcendo come le piccole pere estive nella fruttiera. Anche se quello dovesse essere costretto ad andarsene alla ripresa, il danno sarà stato irreparabile, dovendosi le tardive dimissioni non ad elementare senso di decenza e rispetto istituzionale né ad anticorpi del sistema, ma a valutazioni e complessi giochi di potere. Eppure è così semplice. Sino al 1990 il pubblico ufficiale che “prendeva un interesse privato” in qualsiasi atto della pubblica amministrazione commetteva comunque un delitto punito con la reclusione sino a cinque anni. Fazio ci sarebbe cascato con tutt’e due i piedi, nel vecchio art. 324 del codice penale. Poi nel 1990 la norma fu abolita nell’ambito del tentativo del mondo politico di sottrarre atti clientelari e favoritismi al vaglio giudiziario, ma comportamenti come quelli odierni del governatore della banca d'italia rimasero puniti a titolo di “abuso di ufficio” ( art. 323 cod. pen. ) quando l’assunzione dell’interessenza privata si fosse accompagnata ad un atto illegittimo. Anche nell'art. 323 del codice penale, nel testo vigente sino al 1997, fazio sarebbe quindi cascato a piedi uniti. Poiché illegittimo è anche un atto formalmente conforme alla legge ma viziato da eccesso di potere ( come si vuole essere l’autorizzazione all’opa ed al’opas dell’ex banca popolare di lodi su antonveneta, frutto di una sequenza procedimentale solo apparentemente ossequiosa alle leggi ma in realtà, come sappiamo, pesantemente asservita ai desiderata degli amici, che tolgono letteralmente il sonno al governatore ed alla sua famiglia ), una invadente e vituperata magistratura si ostinava a procedere penalmente contro pubblici amministratori fedeli ai clientes più che all’interesse della collettività. Nel 1997 ( premier d’alema ) veniva di nuovo modificata la norma sull’abuso di ufficio in modo tale da sollevare da fastidi giudiziari amministratori che –senza violare formalmente alcuna norma di legge- emettano un atto viziato da eccesso di potere, come per favorire un privato ai danni dell’interesse pubblico. Ecco perché la procura oggi non contesta il reato di abuso d’ufficio al governatore della banca d’Italia: perché fazio avrebbe comunque messo a posto le carte. Non importa se dando vita ad una procedura singolare e sleale, andando alla ricerca di costosi pareri giuridici esterni per paralizzare quello degli organi tecnici di bankitalia, e ciò per favorire una banca a danno di altre. Eppure -circostanza davvero singolare- il reato è stato contestato al suo responsabile della vigilanza.
Diceva paolo borsellino qualche settimana prima di essere ucciso che la vita pubblica, la politica e gli organi di controllo e disciplinari non devono attestare la linea di difesa contro l’illecito ed il malcostume amministrativo su quella che segna l’intervento della giustizia penale: comportamenti gravemente deplorevoli che non sono ancora ( o dei quali non vi sono ancora le prove essere ) un reato dovrebbero comunque imporre la rimozione di un pubblico amministratore od il ritiro a vita privata di un uomo politico. In qualunque altro ambito della vita quotidiana ci si attiene a questo principio, persino intuitivo: non lasceremmo che una persona che agisce come fazio fosse l’amministratore del nostro condominio, il gestore di una nostra azienda e neanche l’arbitro di una partita di calcio di infima serie. In politica e nella vita amministrativa ( che da tempo è bivacco della politica politicienne ) ciò non vale. Con i loro pennivendoli impongono altre priorità e temi di discussione: il problema della durata in carica del governatore, dello status delle cooperative, dei limiti delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, di chi è intercettato e chi non. E’ uno dei momenti più neri della repubblica. Le pere marciscono nella fruttiera e fazio, nel caldo e nel polverone, ammaestrato dagli ultimi dieci anni di storia italiana, sornione resta al suo posto.
Non è difficile prevedere quanto accadrà di osman hussain, il terrorista londinese del 21 luglio scorso arrestato a roma, se il nostro paese non ne concederà subito l'estradizione:
-pur continuando a proclamarsi innocente, chiede perdono a tutte le famiglie delle vittime del 7/7, ribadendo comunque che il 21/7 era solo uno scherzo;
-ne scrive massimo carlotto sul manifesto come la più moderna personificazione dell' “insofferente” e dell’insorgente fuggiasco braccato dagli sbirri globali;
-ottiene quasi subito gli arresti domiciliari e da lì partecipa in videoconferenza a tutte le feste di partito dell’estate, in cui denunzia il clima di terrore e razzismo ai danni dei musulmani;
-partecipa a tutti i talk show televisivi dell’autunno-inverno;
-scrive, a quattro mani con un noto giallista italiano, un brutto thriller di sessanta pagine vincendo molti premi letterari;
-nel corso di una puntata di porta a porta, dice che theo van gogh “se l’è andata a cercare perchè ha offeso l’Islam”;
-afferma che il 7/7 ed il 21/7 sono stati una provocazione del mossad e degli americani;
-il suo avvocato rivela che quello delle foto nella metropolitana non era lui ma un sosia ;
-un noto rotocalco lo sorprende in affettuosi atteggiamenti con una discussa soubrette televisiva che lo chiama “occhi di cerbiatto”;
-i suoi tre avvocati ricordano che osman si presume innocente sino a sentenza definitiva della cassazione, quindi per almeno sei-sette anni;
-il collegio di difesa, composto ormai da cinque avvocati, afferma in una conferenza stampa che l’estradizione non può essere concessa al regno unito perché si tratta di una teocrazia ( il monarca è anche capo della chiesa ) liberticida;
-partecipa all’isola dei famosi;
-posa nudo per max;
-l’avv. taormina, associatosi al collegio difensivo di osman, dice che non se ne può più di questo clima di persecuzione giudiziaria e che anche la privacy degli attentatori va salvaguardata dall'invadenza delle intercettazioni e non data in pasto ai media.
La forza delle ‘catene’ è che non ci si sa sottrarre agli inviti di blog amici che a loro volta hanno ceduto allo stesso impulso. Così, grato comunque e scusandomi per il ritardo, raccolgo il testimone passatomi da Azioneparallela, Avy e Pucci ed assolvo rapidamente a quanto mi fa carico. Libri della mia biblioteca. La mia biblioteca è composta dai libri miei e da quelli di mia moglie. E’ lei –che ne acquista più di me- che li tiene in ordine: io non rileggo quasi mai e tendo ad accatastare. Entrambi amiamo tenere in giro i libri di recente acquisto, così godendone prima di leggerli. Letture attuali. Cervello di gallina. Visite ( guidate ) tra etologia e neuroscienze di Giorgio Vallortigara; Underground London ( Travel Beneath the City Streets ) di Stephen Smith; Words of Mercury, di Patrick Leigh Fermor; Il vero giardiniere non si arrende, di Paolo Pejrone ; Pastorale Americana, di Philip Roth. Ultimi libri che ho comprato: Storia e controstoria dell’architettura in Italia, di Bruno Zevi ; Mississippi, di Mario Maffi ; Gente indipendente, di Halldòr Laxness. The libri che consiglio. Prima ancora di averlo letto, quello di Zevi, che seduce già dalla premessa e non vedo l’ora di iniziare. Poi, specie in questo periodo dell’anno, A sud di Granada, di Gerald Brenan; Ore Giapponesi, di Fosco Maraini, che finirò col rileggere qust’inverno, contrariamente alle mie abitudini. Infine, non passo il testimone perché, ad occhio e croce, mi pare ne abbia scritto già chi aveva voglia. Finirei col dare compiti per le vacanze e, specie con questo caldo, non mi sembra il caso.

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