Altro che questione locale, la faccenda del sindaco di bologna e degli sgomberi è di quelle che contano davvero in una polemica politica di solito deprimente. Tutelare il diritto dei lavoratori, della gente onesta a vivere decorosamente senza sbarre alle finestre e ad avere strade sicure e pulite, delle donne a poter circolare anche di notte senza essere molestate significa essere di destra?
Non consentire l’abusivismo edilizio e l’occupazione pure abusiva ( che negli stessi giorni provocano morti in puglia ) di aree fluviali, contrastare il vagabondaggio ed il lavoro illegale e minorile significa essere razzisti e fascisti? Chi vede maggiormente esposti a rischio il proprio stile di vita e le proprie conquiste sociali in una grande città europea, chi ha maggiormente bisogno di tutela, i ricchi dei quartieri alti o la gente che abita zone sino ad un recente passato dignitosissime ed oggi ridotte in uno stato miserevole? Spero caldamente che mi venga fatta grazia di minestre riscaldate di trent’anni fa: “zangherì zangherà” era già lancinante decadenza e parodia di un movimento libertario, tremo al pensiero di cosa ne sarebbe il remake, di chi sarebbe il nuovo bifo. Piuttosto rileggiamo pasolini prima di farci fregare dal nuovo manicheismo del dàlli al sindaco socialfascista ed al questurino boia. Come per la droga e nei rapporti di lavoro, sono l’illegalità e l’anarchia il vero nemico del popolo, ed autentici nemici del popolo sono coloro che, con il solito argomento de “il problema è un altro”, l’illegalità e l’anarchia difendono.
Della strana storia del gas siberiano ha trattato con parsimonia qualche articolo di stampa nei giorni scorsi. Come questo, ben documentato, di j. giliberto sul sole24ore. Particolare prudenza viene esercitata sul nome dell’imprenditore miracolato dagli accordi italiani con i russi della gazprom, bruno mentasti granelli, sinora nel ramo delle acque minerali e dietro il quale i più ritengono ci sia qualcun altro. Un piccolo esercizio di memoria potrebbe fornire un valido ausilio a formulare ben più che semplici illazioni. Ricordo che nel 1990, allorché l’allora fininvest fu costretta dalle nuove norme antitrust della legge mammì a cedere la proprietà del 90 per cento della pay-tv telepiù, quel 90 per cento fu intestato a nove amici di berlusconi. Si trattava, secondo quanto lo stesso avrebbe riconosciuto qualche anno dopo, di una intestazione di comodo:
”Nessun fatto condannabile dal punto di vista morale e penale. La Mammì mi ha usato una violenza imponendomi di vendere entro 60 giorni il 90% di Telepiù. Ho chiesto ad amici la cortesia di sottoscrivere il 10% ciascuno, poi a 9 amici sono stati frettolosamente intestati gl'impianti e tutto il resto. Soci provvisori, in attesa di trovare investitori stranieri” (5-10-94 ).
Chi c’era tra quei nove amici sottoscrittori ”provvisori" ? Una rapida ricerca su google me lo conferma: bruno mentasti. Non solo, quindi, "amico di berlusconi", o "socio di telepiù", come si è letto sui giornali, ma amico disponibile ad intestazioni di "cortesia".
Secondo me questa storia ha tutti i requisiti per essere la killer application della prossima campagna elettorale.
Se non fossi nato prima degli anni ’80 sarei entusiasta del processo formativo della nuova entità socialista-radicale. Se non ricordassi la nuova edizione craxiana del concordato con la santa sede del 1984 ed il modo sprezzante –all’epoca denunziato con vigore da pannella- con cui fu bypassato e beffato il parlamento. Se non ricordassi perfettamente chi sono stati e sino a prova contraria sono tuttora ugo, salvo e gianni e pure paolo pillitteri. Se non avessi ancora negli occhi e nelle orecchie claudio signorile ( il perennemente abbronzato “a’ clà” delle cronache della convention di fiuggi ) quando, già delfino di riccardo lombardi e tonitruante leader tarantino della sinistra socialista, lo diveniva di “sinistra ferroviaria”. Se non avessi memoria dei traghettatori spregiudicati della grande tradizione laica e socialista nel potere affarista, dei lottizzatori di tessere di un partito cui non ci si poteva più iscrivere se non in quota ad un boss locale. Se mani pulite -avendo visto con i miei occhi le sezioni psi mantenute aperte grazie agli assegni personali a sette zeri dei compagni deputati e senatori- non mi fosse parsa la cosa più ovvia e prevedibile del mondo, stupito semmai che non fosse successo centinaia di volte in tutte le procure d’italia. Non sono passati tanti anni, non sono vecchio, non è difficile ricordare. Senza una briciola di riflessione sui propri errori e neanche sulla propria storia, contando solo sull’oblio e sul vittimismo giudiziario lanciano accortamente la propria rentrèe : la disponibilità ( che credo solo temporanea ) al rassemblement con i radicali è per il loro apparire come il versante buono e pulito del mondo laico e socialista italiano, mantenutosi tale grazie alla lontananza dal potere, e quindi partners essenziali per rilanciarsi in società. Inoltre –più prosaicamente- per il loro essere i proprietari del simbolo della rosa nel pugno, a suo tempo dissennatamente dismesso e ricoverato in soffitta ma che è il più prestigioso ed il più adatto al rilancio. Non ci sono stato, a fiuggi, ma non mi riesce difficile immaginare le avanguardie di un’ondata di aspiranti assessori, sottosegretari e ministri destreggiarsi con goffa cortesia con i motivati raccoglitori di firme, millantando senso dello stato e persino animus anticlericale ma, in cuor loro, desiderosi di confezionare quanto prima il classico pasticcio di allodola e cavallo quando tornerà ad essere il momento di fare sul serio, di imbandire la tavola.

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