Mi è capitato di chiedermi perchè, quando i notiziari riportano una nuova, eccitante scoperta archeologica, non se ne organizzi in tempi rapidi un'esposizione temporanea. Non è comune quanto succede a Taranto, dove al museo nazionale archeologico ( chiuso da anni per interminabili lavori di restauro e che lo rimane per quanto riguarda l'accesso alle strabilianti collezioni permanenti ) è esposta gratis da pochi giorni la famosa "mappa di Soleto". E' in una teca al centro di una sala che ho trovato, di sabato mattina, deserta: si tratta del frammento del bordo di un vaso a fondo nero e risale al sesto secolo a.C. Scoperta in un paese della provincia di Lecce da archeologi dell'università di Montpellier è molto più piccola di quanto avessi pensato, più o meno come una moneta. Raffigura l'estremità orientale del Salento e della penisola italiana ed è graffita sul coccio con un oggetto appuntito. I siti di località messapiche
-alcune corrispondenti a centri tuttora esistenti come Leuca ed Otranto- sono scritti in alfabeto greco e la loro ubicazione ( assai precisa ) è espressa in punti, proprio come nelle carte geografiche moderne. La linea continua è quella della costa; a sinistra c'è il nome, in greco, di Taranto ( non indicata da un punto perchè fuori dalla mappa e verosimilmente usata come punto di riferimento ) ed il mare è classicamente raffigurato da chevrons. Si tratterebbe della più antica carta geografica occidentale ed è così semplice e leggibile ( un filmato aiuta ad identificare le località indicate, ma chi conosce la zona può persino farne a meno ) da lasciare senza fiato. Interessanti gli apparati della mostra sugli scavi nella terra dei Messapi; fastidiosissima la colonna sonora costituita da un brano di musica barocca di non più di cinque minuti che diviene ossessivo per il visitatore che protragga la visita -come imperativo- per più di un quarto d'ora ( purtroppo capita ovunque, per esempio anche nelle temporanee al British Museum ). Emozionante: dopo essermi mangiato a lungo con gli occhi il venerando francobollo interrogandomi sulla sua autenticità ( un archeologo disinvolto potrebbe essere tentato di giocare uno scherzo a fin di bene tipo quello livornese delle teste di Modigliani per guadagnare attenzione e finanziamenti alla cultura ed alla ricerca ) mi viene in mente mapsproject. Riguardarlo con spirito diverso ora s'impone: a quanto pare la cartografia occidentale non nasce, come avrei potuto supporre, da mani sacerdotali ed in ambito istituzionale, ma proprio meravigliosamente "moderna" e laica, come uno schizzo sul retro di uno scontrino o di un biglietto del tram.
Pur non facendo parte del pubblico di Porta a porta o de La vita in diretta nè avendone grande opinione, sono infastidito per la diffusa, spocchiosa e modaiola deplorazione nei confronti della gente che fa la fila per seguire le udienze del processo Franzoni. Viene oggi praticato con assoluta impudicizia il voyeurismo nei confronti di persone e fatti miserrimi, anche scopertamente posticci; gente che ha fatto le scuole alte investe il proprio tempo libero nella ricerca di prossimità anche fisica con i propri beniamini politici, culturali, musicali etc. migrando verso l’evento ed il personaggio del momento tanto più attraente quanto promosso dal teleschermo, spesso guardandosi dal comprarne anche solo un libro od un disco. Quello di Cogne è un fatto di cronaca sconvolgente, dall’allure primitivo e carnale ma non privo di implicazioni politiche e culturali per chi vuole notarle e studiarle; dà inoltre origine ad un processo penale tecnicamente interessante. La gente “semplice” che ha mattinate e pomeriggi liberi e voglia di andarlo a vedere dal vivo non ha però –come è palese dalle interviste per strada- risorse per imbellettare il suo voyeurismo, non finge di capirne di sociologia, di antropologia, di diritto, non tiene ad apparire "giusto" ed à la page, non camuffa il suo desiderio volgare di misurare in centimetri la distanza dal personaggio tv, di sentirsi parte di un evento di cronaca. Appare per quello che è, pubblico tout court, non popolo di questo e di quello, della prima, seconda o terza serata tv, di sinistra o di destra. Volgare e fastidioso perché ci rappresenta nudi e crudi, come gli squallidi che si fermano sulla corsia opposta dell’autostrada per vedere il sangue ed i rottami oltre il newjersey. E pensare che, diversamente da ogni altro, quello delle aule d'udienza è un pubblico tipizzato dal legislatore, previsto dal codice di procedura penale come garanzia concorrente della legittimità del processo e rappresentazione anche fisica del popolo in nome del quale il diritto viene “detto”. A questo siamo, a considerare alla stregua di plebaglia il popolo che assiste attento ed in silenzio -involontariamente rendendogli onore- ad un processo penale, ed invece con rispetto i prepotenti che “occupano” la ferrovia o cospargono di letame l’autostrada, sbeffeggiano provvedimenti amministrativi legalmente dati o gridano “Nassiriya” ai carabinieri.

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