milton

31/01/2006
hamas

 

Non mi sembra inutile rinfrescarsi la memoria su Hamas, perché si stanno leggendo cose peregrine ed assurde. Il problema non è, infatti, solo che Hamas “non riconosce Israele” , né che “è armata”, e neppure che non riconosce i “confini di Israele dopo il 1967” ( condizioni condivise con diversi paesi ed organizzazioni arabi ). Hamas è un’organizzazione religiosa “fondata nel 1987 con l’obiettivo di distruggere l’entità sionista che occupa la Palestina, e di creare una Palestina dal mare al fiume basata sui principi islamici”.
Non solo, quindi, cacciare Israele dai territori occupati nel 1967, ma cacciare “gli ebrei” da tutta la regione, anche dall’Israele riconosciuta dall’ONU con la delibera del 1947 sulla spartizione della Palestina, che è per Hamas interamente "deposito islamico consacrato alle future generazioni musulmane sino al giorno del giudizio”.
Quanto alla disponibilità a trattative di Hamas, la lettura del suo statuto non lascia dubbi, e vi si dovrebbero dedicare politici e politologi prima di scrivere: ”Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche e le conferenze internazionali di pace sono tutte contrarie alle convinzioni del movimento di resistenza islamico. Rinunziare a qualunque parte della Palestina significa rinunziare a parte della religione; il nazionalismo del Movimento di resistenza islamica è parte della sua fede, il Movimento educa i suoi membri ad aderire ai suoi principi ed innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono la loro guerra santa". Hamas sancisce nel suo statuto che i colloqui di pace sono solo un trucco per consentire agli “infedeli di fare da arbitri nelle terre dell’islam. Non c’è soluzione al problema palestinese al di fuori della guerra santa. Le iniziative, proposte e conferenze internazionali sono solo uno spreco di tempo, un esercizio di futilità” .  E’ necessario imprimere nelle menti dei musulmani che il problema palestinese è un problema religioso, e su queste basi andrebbe affrontato”. Non solo il sionismo, ma “il giudaismo e gli ebrei sfidano l’Islam e la gente islamica”. 
Lo Statuto di Hamas è consultabile online su www.hamasonline.org, e se ne trova anche, volendo, la traduzione in italiano.

17:48 | politica | # | commenti (10)

30/01/2006
munich

Uscendo dal cinema dopo aver visto Munich di Spielberg molti spettatori tornano, per così dire, bambini iniziando a discutere nei dettagli di merito degli eventi narrati in una fiction certamente avvincente come se fossero interamente veri. Gli altri ( giovani che non ricordano fatti avvenuti 34 anni fa e loro genitori ignoranti o di corta memoria ) sono fuorviati dal plateale e ridicolo flashback finale con la sequenza del massacro nel 1972 degli atleti israeliani all’aeroporto di Monaco alternata ad un furibondo amplesso con la moglie del protagonista Avner, che schizza sudore come acqua di mare un labrador bagnato appena raggiunta la spiaggia. Le twin towers nell’inquadratura finale sembrano voler suggerire chissà quale profonda riflessione ad un pubblico confuso che cerca solo di capire se c’è un fotomontaggio digitale o cosa. In sala nessuna reazione alla vista del macello degli inermi ostaggi israeliani, la prima simpatia è per un dirigente palestinese coinvolto con i terroristi di Settembre Nero, ucciso dagli agenti del Mossad dinanzi ad un ascensore con la sportina della spesa in mano ( “bastardi”, sibila una ragazza, il fuoco ebraico chiama immediata indignazione ).  A Spielberg viene rimproverata come minimo ambiguità per un film che forse è meglio guardare come una spy story e basta, nonostante le goffe inframmettenze di dialoghi seriosi. Io comunque non mi annoio un attimo e le quasi tre ore volano: gli attori sono tutti molto convincenti, ma la sceneggiatura è prevedibile, le ambientazioni ( a Parigi, Londra, New York, etc. ) trite ed a volte ridicole ( è possibile pensare ad una riunione di spie, con scambio di ingrandimenti fotografici di possibili obiettivi, sedute nel dehors di un bistrot parigino nell’animazione di un incrocio? ). Hollywood, anche quando vorrebbe dimostrare che sa fare film impegnati dalla parvenza snob, è soprattutto entertainment e non è il caso di scaldarsi tanto a discutere, all’una di notte, su vendetta, giustizia, patria e terrorismo. In linea di massima, tra gli spettatori “politici” restano delusi quelli più engagèe sugli opposti versanti filoisraeliano e filopalestinese, ed invece moderatamente appagati gli eternamente perplessi dall’occhio umido, quelli che “violenza chiama violenza”, "odio chiama odio", ai quali piacque quel documentario edificante di qualche anno fa sulla partita di pallone tra ragazzini ebrei ed arabi.

00:16 | cinema | # | commenti (8)

13/01/2006
le mani sulla città

E’ passata nell’indifferenza generale
( i giornali non ne hanno neanche parlato ), infilata di soppiatto nel coacervo di disposizioni della cosiddetta legge n. 246 in data 28.11.05 sulla “semplificazione” (sic), l’abrogazione della norma ( risalente alla legge Ponte degli anni ’60 ) civilissima ed indispensabile che imponeva ai costruttori di destinare posti auto al servizio esclusivo degli abitanti gli immobili urbani, stabilendo un rapporto minimo tra superficie dei parcheggi e volumetria dell’edificio e rendendo nulli gli atti di sottrazione delle aree a tale inderogabile uso. Negli anni scorsi ho dovuto fare diverse cause per far dichiarare nulli pervicaci atti di riserva della proprietà e dell’uso da parte di costruttori, vendite a terzi estranei al condominio, destinazione a parcheggio di aree lontanissime dal palazzo, etc. 
I tribunali hanno sempre frapposto ostacoli all'applicazione di quella norma ( rara testimonianza nel nostro sistema di una concezione ordinata e civile dell’assetto della città e del traffico ) e pendono ancora alcuni giudizi dinanzi alla Cassazione. Ora è il momento buono per le lobbies delle immobiliari e dei costruttori; le forze politiche in passato più attente ai
problemi urbanistici sono impegnate in altro e gli ambientalisti fanno solo i piacioni pacifisti in servizio permanente effettivo. Il colpaccio cui i costruttori e le immobiliari pensavano da anni, e che nella prima repubblica non sarebbe loro riuscito neanche a ferragosto, è andato a buon fine. Le città saranno ancora più disordinate e congestionate, il valore acquistato da chi compra un appartamento sarà inferiore, le speculazioni sui posti auto cresceranno. Ora bisognerà battersi –e non sarà facile- contro giudici ed avvocati che tenteranno di considerare quella del novembre scorso una norma “interpretativa” di quella precedente, in modo da darle addirittura efficacia retroattiva, e cioè da applicarla anche agli immobili costruiti e venduti nel passato.

17:06 | politica | # | commenti (10)

06/01/2006
consorterie

foto di Kathleen Connally Andrea Romano, direttore scientifico di Italianieuropei ( il think tank di D'Alema ed Amato ), scrive su La Stampa un breve pezzo apparentemente focalizzato sulla necessità di un cambio generazionale/culturale del ceto dirigente dei ds, di cui critica un preteso arroccamento in quella che chiama "l'esaltazione solipsistica della propria autosufficienza identitaria". Non è difficile cogliere, tuttavia, che ciò che gli sta a cuore è l'abbandono del mito della diversità morale della sinistra, che gli appare lente deformante e "simulacro di appartenenza nobiliare".
L'impegno di Romano e dei suoi amici sembra così volto, ancor più che in direzione della modernizzazione del partito, in quella dell'abbandono anche solo di ogni aspirazione a perseguire l'obiettivo di una "diversità morale". Consigli amichevoli di questo genere sono, a mio avviso, per i ds più pericolosi dei grossolani attacchi della destra. Quella si getta a capofitto, incredula ed euforica, nell'impresa di screditare l'avversario ( con plateale inverosimiglianza e totale sprezzo del ridicolo:  "il partito azienda siete voi" ) ma con un fine che è tutto sommato difensivo ( azzerare i conti, compensare delitti veri con altri presunti, rimontare nei sondaggi ). Quelli come Romano, invece, all'abbandono anche solo dell'utopia della diversità morale della sinistra ci credono davvero e sembrano, piuttosto che mirare a far piazza pulita delle Consorterie, volere spazzar via l'"intollerabile" ed arcaica illusione di poterne fare a meno.

01:22 | politica | # | commenti (7)

03/01/2006
l'anno ed il bosco

        

Ecco perchè preferisco i boschi di piante decidue rispetto a quelli di conifere. Un bosco di sempreverdi è come mummificato, l'altro cambia costantemente.
44 fotografie di un bosco norvegese ripreso durante tutto l'arco delle quattro stagioni ed a diverse ore del giorno da Eirik Solheim a comporre un video ( scaricabile da eirikso.com, blog molto vario ed interessante ) che trovo ideale per iniziare l'anno.

15:13 | fotografia | # | commenti (6)

 

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