Nella ridda di promesse prive di copertura, gli argomenti più solidi e convincenti sono inesprimibili.
Il popolo degli espressini, versione meridionale di quello delle partite iva, ora vacilla combattuto tra l’atavico impulso di saltare su quello che si vorrebbe essere il carro del probabile vincitore di centrosinistra e l'altro di godere ancora della clausola occulta del contratto con gli italiani, quella che realmente conta e di cui non si parla alla tv nè si legge sui giornali. In soldoni: tutti sanno che l’attuale opposizione sfonda una porta aperta additando un Paese che fa schifo, ma il popolo degli espressini ha beneficiato di anni di pace fiscale ed urbanistico-edilizia che non conosceva da tempo. Per l’ampio ceto medio, solo in minima parte impoverito da una crisi economica di cui ha potuto fregarsi rivalutando congruamente prezzi e tariffe, si tratta della cosa più importante. Una cosa sono i discorsi da fare in pubblico e comunque per salvare la faccia con quei poveracci che continuano ad essere pagati in lire, secondo cui va tutto male e non se ne può più di questi pagliacci al governo ( meglio non dare nell’occhio e seguire la corrente, o quella che appare tale ), un conto quelli che sono gli interessi del popolo degli espressini. Fare delle ispezioni e degli accertamenti fiscali non altro che uno spaventoso ricordo, aspettare serenamente i prossimi condoni edilizi, previdenziali e fiscali. Va bene, i sondaggi danno il centrosinistra in vantaggio, ma quanti mentiranno persino agli exit polls del 10 aprile prossimo come fanno al bar, per avere votato di pancia nel segreto della cabina? In fondo -si dice il tipo facendo roteare la tazzina per finire di sorbirsi lo zucchero sul fondo- non votano secondo il loro interesse quelli che lo fanno per aumentare la propria pensione o le tasse sulle rendite finanziarie degli altri? Perché io dovrei votare per chi mi rimette la Guardia di Finanza alle calcagna od i sigilli al cantiere della villa? Se Berlusconi perderà le elezioni, non sarà per le nefandezze compiute, ma per le vele sgonfie di una congiuntura economica sfavorevole. Se avesse beccato la ripresa, ma anche una ripresina piccola piccola, ce lo terremmo per chissà quanto tempo, perché il suo patto con un buona fetta di ceto medio, in particolare meridionale, ha tutti i requisiti per essere solidissimo. Non solo per tutelare i quattrini e la fedina penale del premier ha lavorato questo governo, che ha onorato la clausola occulta, quella innominabile, del contratto con gli italiani. Perderà le elezioni, se le perderà, anche per l’effetto moltiplicatore del trasformismo: lo spostamento di ingenti quantità di voti ad opera di notabilato convintosi che “quell’altro” è il carro del vincitore, e quindi gli affari possono continuare a farsi da quella parte. E quindi l’odioso e grottesco paradosso: quelli dei grandi affari sono per il cambiamento, sgomitando per le posizioni più vantaggiose ad un prezzo che –seppure cresciuto in mesi di polls favorevoli- può essere ancora utile per un riposizionamento ; il popolo degli espressini, invece, aggrappato alla sua clausola occulta, quella che consente all’evasore fiscale ed all’abusivista edilizio "normali" di godere di impunità e favori in modo diffuso, “democratico”, senza dovere brigare per conquistarli.

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