Il caso di Piergiorgio Welby ha turbato tutti, ma è stato compreso nei suoi termini giuridici da pochissimi, mentre quasi nessuno ha padroneggiato i concetti coinvolti: sulle tematiche di cui si parla sopratutto a sproposito in questi giorni, e la grande confusione ( interessata e non ) tra termini come "rifiuto di cure", "suicidio assistito", testamento biologico", l'intervento definitivo è quello illuminante di Stefano Rodotà intervistato dalla redazione della trasmissione "Il Maratoneta" di Radio Radicale il 23 dicembre scorso ( questo il link: Rodotà parla dal 35° minuto ). Penso si tratti di un ascolto essenziale.
"Rockabye Baby! transforms timeless rock songs into beautiful instrumental lullabies. The delicate sounds of the glockenspiel, vibraphone, and other instruments will lull your little one into a sweet slumber. These versions of Radiohead are sophisticated enough for people of all ages, but sweet enough to introduce your child to rock’s smartest band".
( E' divertente scorrere il catalogo degli album disponibili ed ascoltare i files mp3. Non è un caso che in testa ci siano i Radiohead, le cui canzoni si prestano più di altre ad essere trasformate in ninnananne. Ci sono però anche Pink Floyd, U2, Led Zeppelin, Coldplay, Nirvana... ).
L'ordinanza del Tribunale di Roma di rigetto del ricorso di Piergiorgio Welby è emblematica della condizione della magistratura italiana in questo momento. Anni di invettive nei confronti di giudici "impegnati" e "politicanti" hanno prodotto il loro effetto, che è quello di rendere per la quasi totalità i magistrati dei burocrati privi di tensione verso il raggiungimento della verità processuale e la tutela dei cittadini ed attenti piuttosto a "mettere a posto le carte", a stare al riparo da critiche, responsabilità ed impicci. In parole molto povere: recita l'ordinanza sul caso Welby che il diritto dei cittadini a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la loro volontà non sarebbe concretamente tutelato/bile perchè mancano leggi ordinarie che traducano in diritto vivente il dettato del capoverso dell'art. 32 della Costituzione: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". Basti un esempio: sin dagli anni settanta i giudici del lavoro hanno combattuto lo sfruttamento della manodopera ed allineato le retribuzioni facendo applicazione diretta dell'art. 36 della Costituzione, assai più vago dell'art. 32. Esso dice "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa".
La genericità di quella norma non ha impedito ad una magistratura motivata verso la tutela dei diritti di imporre a tutti i datori di lavoro il rispetto dei minimi previsti dai contratti collettivi nazionali, prescindendo dall'adesione delle imprese ai sindacati stipulanti e dall'inesistenza di leggi che ne impongano l'osservanza. E' solo un esempio che mi pare eloquente: in materia di diritto di famiglia, dell'ambiente ed in genere in presenza di nuove problematiche sociali alcuni giudici avevano, negli ultimi decenni, cercato forme di tutela anche quando la norma costituzionale non trovava ancora traduzione in adeguate leggi ordinarie. Ora il vento è cambiato: un giudice che si azzardasse ad applicare direttamente la norma costituzionale, anche quando -come in realtà nel caso dell'art. 32- essa è di rara chiarezza e diretta precettività, sarebbe accusato di voler "supplire" alla politica, di travalicare i limiti della giurisdizione, di fare egli stesso politica, e gli si darebbe del magistrato "resistente" o d'assalto, come si etichettavano i pretori di trent'anni fa che proteggevano di volta in volta lavoratori sfruttati, ambiente violato o coniugi vessati ed affamati. Ed infatti vasto è il consenso di cui gode l'ordinanza romana sul caso Welby, che ha compiaciuto anche chi non l'ha a chiare lettere lodata: a chi l'ha criticata od ha finto di farlo, infatti, fa giuoco che sia la politica politiciènne a tenere il pallino, anche alla faccia della concreta e tempestiva tutela dei diritti violati. Ed è triste notare che ambienti politici impegnati trent'anni fa sul fronte della lotta anche giudiziaria per i diritti civili hanno fatto dal tempo di Mani Pulite un decisa scelta di campo, arroccandosi nell' union sacrèe a difesa della "politica" contro l' "invadenza della magistratura". E' così che una magistratura ormai strapagata e più che mai timorata ( come la gran parte di essa mai ha smesso di essere, intendiamoci ) torna all'antico, a prima della grande stagione dei diritti. Pochissime le voci fuori dal coro, come Rodotà sulla Repubblica di ieri od un avvocato difensore di Welby che telefonicamente, con buona ragione, ha detto:
"Nel provvedimento c'è un sapore antico che è il ritrarsi del giudice di fronte alla tutela di un diritto costituzionale...". E' importante riflettere su cosa sia l' "antico" di cui si va riscoprendo il sapore, sulle caratteristiche di questi nuovi e così antichi giudici, su quanto si è perso, per mano di chi e perchè.
Nessuna spiegazione meteorologica, nessun rapporto con gli orsi che si vuole non siano in letargo, nè con il mio melograno incongruamente gemmato subito dopo aver perso le foglie. Semplicemente il Natale sembra interessarmi, quest'anno, ancor meno che negli anni precedenti: eppure c'è qualcosa sul tema che fa breccia anche nei cuori più refrattari. Aspetto la mia copia di questo, uscito da qualche giorno. Sufjan Stevens è quello di Seven Swans, Greetings from Michigan, Illinoise: trovo alcune sue cose imprescindibili, altre addirittura moleste. Ma questo Natale ho bisogno di andare in giro con That Was The Worst Christmas Ever in cuffia.


tv
arte
case
cibo
cinema
fotografia
internet
libri
musica
politica
radio
varie

utente anonimo in That Was The Worst C...
utente anonimo in That Was The Worst C...
utente anonimo in That Was The Worst C...

3 quarks daily
95bFm auckland
archaeology
arts & letters daily
artsJournal
atlantic
bbc radio
bbc radio ulster
burbs radio
counterpunch
dagospia
dissent
economist
get underground
guardian
haaretz
il foglio
il manifesto
il riformista
independent
informazionecorretta
internazionale
italieni
kcrw santa monica
kexp seattle
kkjz long beach
kmhd jazz, oregon
le monde
libèration
manx radio
memri
n.y. times
n.y.review of books
nature news
nerve
new left review
new scientist
new yorker
r.univ.guadalajara
radio adelaide
reason
salon
science
slate
swissinfo
tech central station
the brussels journal
the gadflyer
the new republic
tsf jazz 89.9 paris
village voice
wbgo newark
wcbn ann arbor