E' da mesi che ho la forte sensazione di una infondata prevenzione della Procura della Repubblica e della Questura di Bari nei confronti di Filippo Pappalardi, padre dei due ragazzini scomparsi di Gravina. Impressione determinata dapprima dalla strana esclusione a priori di serie indagini sulla madre dei bambini, che mai ha assunto veste di inquisita ( non affidataria dei ragazzi e quindi che poteva astrattamente essere ritenuta, a differenza del padre, interessata alla loro scomparsa ) e sulla quale erano doverosi sospetti molto più gravi di quelli a carico del Pappalardi ; poi dal pesante intervento della Procura sui giornalisti ( di "Chi l'ha visto?" ) che accennavano a seguire una loro pista e che a seguito di tale strano ed inusitato intervento abbandonarono ogni autonomia di indagine e di giudizio per accodarsi alle veline del Tribunale ; infine dall'arresto di Filippo Pappalardi, fondato praticamente su una sola testimonianza, presa per "oro colato" della Procura, che ha continuato a diramare pesanti dichiarazioni accusatorie su di lui. Ora le mie impressioni sono molto di più dopo il ritrovamento dei corpi dei due ragazzini, chiaramente incompatibile per le sue caratteristiche con la tesi del loro omicidio ( trovati nel centro del paese, in luogo assurdo per un omicidio, perlopiù duplice ) e compatibilissimo, invece, con l'evento di una caduta accidentale, come quella recente di un altro ragazzo. E' evidente che il testimone che da mesi accusa il Pappalardi e riceve credito acritico dalla Procura e dalla Polizia baresi ha riferito il falso, giacchè è la sua testimonianza ad essere incompatibile con la modalità della morte dei due ragazzini; è chiaro, poi, che ha riferito il falso per compiacere qualcuno che ce l'aveva con il Pappalardi e/o voleva sviare su di lui le indagini, riuscendoci. Procura e Questura, invece, incredibilmente continuano ad accusare il padre dei ragazzi, che dovrebbe essere invece immediatamente rimesso in libertà e poter partecipare al funerale dei due figli, mentre dovrebbe conoscere sfibranti interrogatorii e custodia in carcere chi ha confezionato una falsa ed infamante accusa e tenuto un innocente in gattabuia per mesi. Per tacere di ricerche compiute con i piedi, tanto inefficaci ed impotenti quanto invece puntuti e zelanti sono stati le requisitorie a favore di telecamera e gli interventi intimidatorii.


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