Il comune viaggiatore non capita in Farrington Road. Nella lunga strada londinese ad est di Bloomsbury ed a nord della City fino a pochi anni fa non c’erano neanche bei negozi , piena come era di pulitori di argenti e commercianti di articoli per la stampa. Lì nel 1917 Virginia Woolf ed il marito andarono a comprare il torchio per quella che sarebbe stata Hogarth Press: uno di quei posti un po’ grigi e niente affatto attraenti che fanno il fascino delle grandi città del nord, in cui respiro odori per nulla turistici. Una zona, Clerkenwell, che parla ancor oggi di lavoro sodo e sta appena cominciando a vedere i suoi loft contesi dalla gente che può, se ne intende e ne impazzisce, i ristoranti giusti, i locali alla moda. 
Quel tardo pomeriggio ( è come inevitabilmente io avverto e chiamo la prima sera a queste latitudini, stranito meridionale nella luce opalescente ed ‘innaturale’ del tramonto lunghissimo, confuso dagli esotici orari dei pasti ) avevo litigato con lei e percorrevamo immusoniti, con i nostri amici pazienti, la lunga strada diretti verso la cena. Ecco la sede del Guardian, la prima 'cosa di sinistra', e subito dopo, quasi di fronte, la seconda, Quality Chop House. Il ristorante è bellissimo, l’edificio e sopratutto l’ingresso di vetro e piombo hanno conservato miracolosamente l’originario aspetto ( 1869 ) di un ristoro per lavoratori vittoriani, campeggiando l’originale scritta “Progressive Working-class Caterer”. Lì pare abbia mangiato Karl Marx quando menava le giornate come topo di biblioteca al British Museum, niente affatto convinto di una prossima rivoluzione ma certo del picnic domenicale a base di pollo con la famiglia su a Hampsted Heath. Oggi è la ‘canteen’ favorita dai giornalisti del vicino Guardian. L’interno è luminoso per essere ottocentesco, con pavimento a quadri bianchi-neri e tavoli e panche scuri. Il servizio cortese ed informale. Sui tavoli, apparecchiati spartanamente, campeggiano i classici condimenti inglesi ( mostarda Colman’s, HP sauce, tomato ketchup Heinz ed aceto Sarson’s) che alludono ad un pasto rustico. In realtà la lista -di impostazione assai conservatrice- è un perfetto ibrido, comprendendo specialità cockney ( sausage and mash, oppure black pudding ), francesi e russe. Ecco la spiegazione delle discordanti opinioni sul costo del locale, normale per alcuni, elevato per altri. Se questi ultimi si lanciano su roba da 40 pounds come l’antipasto di caviale Sevruga and blinis, o sugli Chateaux che figurano sulla lista dei vini, imputent sibi: i costi non sono comunque tra i più cheap, e sono allineati agli standards cittadini. A questo punto avrei potuto recensire il cibo, se non avessi voluto esser coerente col broncio di cui sopra e mestamente ordinato, con buffo autolesionismo, una steak con abbondanti chips. Avrei, in condizioni normali, cenato piuttosto con le cose che il luogo e le circostanze mi suggerivano, e cioè jellied eels, oppure gli eponimi lamb chops, o meglio i potted shrimps ( gamberetti conservati nel burro, visti su bbcworld e per me da allora mitici ed introvabili).
Certamente, per menu e conto, Quality Chop House non è più vicino alle origini di “progressive working class caterer” di quanto non sia Blair alla tradizione Labour.


oggi
febbraio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
agosto 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004

tv
arte
case
cibo
cinema
fotografia
internet
libri
musica
politica
radio
varie

3 quarks daily
95bFm auckland
archaeology
arts & letters daily
artsJournal
atlantic
bbc radio
bbc radio ulster
burbs radio
counterpunch
dagospia
dissent
economist
get underground
guardian
haaretz
il foglio
il manifesto
il riformista
independent
informazionecorretta
internazionale
italieni
kcrw santa monica
kexp seattle
kkjz long beach
kmhd jazz, oregon
le monde
libèration
manx radio
memri
n.y. times
n.y.review of books
nature news
nerve
new left review
new scientist
new yorker
r.univ.guadalajara
radio adelaide
reason
salon
science
slate
swissinfo
tech central station
the brussels journal
the gadflyer
the new republic
tsf jazz 89.9 paris
village voice
wbgo newark
wcbn ann arbor