Ricordando il trading online. Proposto come il vero stile di vita moderno, da condurre magari in un lounge con sottile laptop sulle ginocchia sdraiati su divani Cappellini, e svanito con l’esplodere della bolla speculativa in borsa del 2000, quando ogni possesso di azioni, anche vendute dopo pochi minuti, si tramutava in una perdita.
Un esercito di recenti appassionati del nuovo gioco si chiedeva come mai i prezzi del titoli tecnologici non finissero mai di scendere, persino quando ridotti al tre, al due per cento di quelli che erano all’inizio dell’anno. Non è vero, come si crede, che sia stato l’attacco terroristico dell’ 11.9.2001 a determinare il crollo delle borse: durava ormai da quasi un anno e mezzo e sarebbe continuato per oltre un anno, determinato proprio da quelli che erano stati l’incessante gioco al rialzo e l’avidità di guadagno di moltissimi titillata dalle indicazioni fuorvianti delle banche d’affari e dei consulenti finanziari. Proprio come nell’Olanda del seicento, quando gli allocchi –come ricorda J.K. Galbraith- vendevano una bella casa sui canali, una carrozza ed una tenuta in campagna per comprare solo una manciata di bulbi di tulipani sperando di rivenderli a prezzo molto maggiore.
Nel 2000/2001 gli stessi che avevano eccitato le moltitudini con gli "strong buy" a prezzi allora folli raddoppiavano i guadagni speculando al ribasso su titoli ormai ridotti a costare centesimi, come ognuno di noi -per la verità- che avesse capito il gioco poteva fare ( chè i broker online USA, a differenza di quelli italiani, prestano denaro a chiunque per vendere allo scoperto e "ricoprirsi" ad un prezzo più basso, cosa che in Italia fanno solo i notabili, e senza dirlo a nessuno). Come gran parte delle rovine in borsa e dei suicidi della fine degli anni ’20 non provennero da immediato crack ma da ripetuti acquisti speculativi, per mesi, nella convinzione avida di cogliere la “pancia dell’onda” ( il prezzo più basso donde si poteva solo salire ), “the capitulation” del mercato che avrebbe fatto degli audaci dei nuovi tycoons ( non era stato Rothschild a dire che il momento di comprare è quando il sangue scorre per le strade ? ), così tre anni fa titoli che costavano centinaia di dollari pochi mesi prima sembravano bocconcini irresistibili, opportunità clamorose di guadagno quando giunti a valere 5-6 dollari. Rischio quasi zero, pareva, ed invece quella viscida, infida roba sarebbe scesa sino ad un quinto, un sesto di quel prezzo, con conseguente perdita di quasi tutto il capitale impiegato. Come era stato bello –mandato al diavolo il broker italiano obsoleto e pasticcione- spostare denaro operando direttamente sul Nasdaq ( la borsa dei titoli tecnologici USA ) con il proprio computer collegato ad un broker americano, nel primo pomeriggio per i sei fusi di differenza , acquistando e vendendo azioni di cui a malapena si conosceva la natura ( come irrilevanti scatole di sardine avariate, nell'apologo yiddish, fatte per comprare-vendere-comprare e mai essere aperte ) con contratti che garantivano esecuzioni in dieci secondi e pochi dollari di commissione, con software fantastici che trasformavano il proprio schermo in qualcosa di più mobile, bello e veloce che in quel perfetto Blade Runner del recinto delle grida di Wall Street. Con CNBC e CNN che celebravano le nostre imprese rimpallandole da uno all’altro delle decine di satelliti, sulla quotidiana nostra vicenda non tramontava mai il sole, come sugli imperi antichi, ed i suoi cantori non andavano mai a dormire. Se lo stress ci svegliava in piena notte, sapevamo che le azioni della “nostra” company internet si stavano battendo eroicamente per noi a Melbourne o ad Hong Kong. Imparavamo che la borsa italiana è patetica, apre la mattina dopo il cappuccino e il cornetto scimmiottando la chiusura newyorkese del pomeriggio prima, a metà mattinata si regola sui futures americani e chiude straccamente nel pomeriggio imitando l’apertura, poco prima, di wall street ( tra i broker USA c’è un’espressione più franca, crudele e disgustosa che ometto per decenza ). Tutto ciò vale tuttora. Giocando qualcuno ha quasi imparato un lavoro, e soprattutto il disgusto per gli abborracciati resoconti dei media italiani sulle borse, per le indicazioni degli analisti, per i dati dei gr sempre superati e reticenti sulle vere motivazioni dei mercati. Ma le ferite non sono ancora cicatrizzate: ci sono stati troppi Pinocchi, Lucignoli e tanti Gatto e la Volpe, e Mangiafuoco, e domatori di onesti microspeculatori da salotto trasformati in ciuchini in lacrime.


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