"Editors of The Lancet, the London-based medical publication, where an article describing the study is scheduled to appear, decided not to wait for the normal publication date next week, but to place the research online Friday, apparently so it could circulate before the election". Nel merito, non avendo competenze nel campo della statistica, mi limito a citare l'articolo di Fred Kaplan su Slate, in cui l'autore ( che non è certamente un neocon, scrive su Thinking Peace e non fu a suo tempo favorevole all'intervento in Iraq ) non definisce i risultati della ricerca con la durezza di cui sopra, ma la critica a fondo con argomentazioni condivisibili e molto ragionevoli, pervenendo a giudizi che mi paiono nella sostanza altrettanto severi: "This number is so loose as to be meaningless ...This isn't an estimate. It's a dart board ...It's a useless study; something went terribly wrong with the sampling. ...These scholars are responsible for the hype surrounding the study". L'articolo conclude essere di gran lunga preferibili ricerche basate sulla conta delle vittime "civili" ( si badi, comunque, che tra esse vengono non di rado ricompresi gli stessi terroristi che combattono le forze governative e della coalizione ) quali riportate dalla stampa, opportunamente ponderata: si approda ad un numero di vittime pari a circa 1/4, 1/5 dei famosi 100.000.
E' stata pubblicata su diversi organi di stampa, nelle scorse settimane, la notizia secondo cui il computo dei civili morti in Iraq quale conseguenza della guerra iniziata nel marzo 2003 ascenderebbe a 100.000. I risultati della ricerca, svolta su basi statistiche da un team della Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University in Baltimore, sono stati diramati solo cinque giorni prima delle elezioni presidenziali americane e sono tuttora molto discussi. Assai animatamente: la definizione di "stronzata" data alle conclusioni della ricerca da Camillo, il blog del Foglio ( 11.11.04 ), ha trovato vivaci reazioni in quello di Marco Schwarz ( cui devo la segnalazione della querelle ) ed in PubblicoDiMerda sopratutto in punto di correttezza anche ( ma non solo ) interpretativa di un articolo a riguardo dell'Economist.
Vorrei a riguardo aggiungere un paio di cose: innanzitutto ricordare quanto il The New York Times ( giornale notoriamente non sospettabile di partigianeria in favore di Bush ) riferì il 29 ottobre:
Cifre non meno scioccanti, osserva Kaplan, ma molto più serie.
Opportuno -anche ai fini di una riflessione più ampia- il link in fondo al pezzo di Slate che rimanda ad un altro dato scagliato terroristicamente e senza reale fondamento sulle opinioni pubbliche tre anni fa, nonchè sbandierato da Bin Laden in persona in un videotape pochi giorni dopo l'attentato alle Twin Towers: quello del famoso milione di bimbi iracheni uccisi dalle sanzioni delle Nazioni Unite, cavallo di battaglia di Saddam che all'epoca costruiva oltre venti faraonici palazzi presidenziali e copriva d'oro i suoi amici occidentali con i soldi di
Oil For Food.
In attesa che qualche autorevole istituzione si faccia carico, con la stessa passione, di contare le vittime civili del regime di Saddam Hussein, compresi i comunisti, i curdi, i liberali sterminati dal regime recentemente abbattuto ed inumati in fosse comuni. E che i media occidentali siano così zelanti ( se non così attenti al timing elettorale ) nel pubblicarli.


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