Molti continuano a notare le discordanti reazioni della c.d. opinione pubblica italiana al rapimento di nostri connazionali in iraq ed afghanistan. Penso sia il caso, ormai, di riflettere sul rilievo comune di una frequente carenza di mobilitazione ed interesse
rispetto ai casi delle due simone o della sgrena, e di chiedersi perché non sia scattato qualcosa di simile per clementina cantoni, nonostante si tratti di un sequestro tra i più odiosi ( e preoccupanti: trovo agghiacciante l’errore sulla data nel video di oggi, che mi fa temere che i rapitori possano averlo filmato in realtà giorni fa e la cantoni non essere tuttora incolume ).
La mia impressione è che il sentimento pubblico corrente sia, grosso modo, che chi sta in quelle zone lo fa a proprio rischio sicchè sono sostanzialmente fatti suoi. A prescindere se ci sta in veste di militare, vigilante, commerciante, agente segreto o volontario umanitario. La communis opinio –ovviamente politicamente scorretta e vergognosa di sè, quindi raramente espressa- è che “quelli là è meglio farli cuocere nel loro brodo, farli scannare tra loro” e che occorre “farsi i fatti propri”. In questo senso il tormentone iracheno “ritiriamo le truppe”, lungi dall’essere il portato di una particolare sensibilità politica od umanitaria, non fa che adagiarsi su un atteggiamento menefreghista se non apertamente razzista, che è il vero zoccolo duro della vulgata pacifista corrente. Ed ecco perché in qualche caso, e solo in quello, abbiamo assistito a tante fiaccolate, campagne giornalistiche, battaglie politiche: ciò che in quei casi riempie le piazze e le pagine non è una sensibilità e tantomeno una solidarietà che non esistono, quanto la scelta di un avversario che non sono i rapitori, ma chi li avrebbe posti nella necessità di “resistere” invadendo paesi lontani per loschi interessi commerciali o geopolitici. In altri termini: quando –come in afghanistan- la sagoma del bieco imperialismo delle multinazionali è più distante sullo sfondo ( non foss’altro che per le modalità con cui fu deciso di intervenire in quel paese ), pochi sono disposti a scaldarsi od a fare veglie o striscioni contro “resistenti” egualmente cinici, barbari e vili di quelli che in iraq tali sono definiti. Anche perché i volontari umanitari che spendono la loro attività in afghanistan sono, come la cantoni, effettivamente tali piuttosto che militanti antimperialisti globali camuffati e con statuto speciale come accade spesso altrove. Non si spostano in fretta e furia sulla linea del fuoco tra marines e terroristi per portare aiuto agli assediati, non fraternizzano con i tagliagole chiacchierando di calcio, non trasformano gli immondi filmati dei sequestratori in comizi politici a loro favore. Il riserbo della cantoni ( che ha agli occhi di taluno l’imperdonabile colpa di lavorare per Care, organizzazione finanziata anche da credit suisse first boston, delta airlines, cisco, motorola etc. ), la spavalda serenità di baldoni, da reporter di stile anglosassone ( che scriveva degli orrori di baghdad come poche settimane prima di quelli di cuba, quest'ultimo parimenti imperdonabile errore politico ), non accendono gli animi da noi.
Non emanano, loro, quello che l'indimenticabile alex langer, in un suo bellissimo e polemico articolo, chiamava "stallgeruch": quel caldo, umido e rassicurante odore della nostra stalla, di intimità che fa distinguere i "nostri" dagli "altri".



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