"Cominciò con incursioni sulla periferia. Furono colpite Croydon e Wimbledon e, alla fine di agosto, si verificò uno sporadico attacco sulla zona di Cripplegate. Poi, alle cinque della sera del 7 settembre 1940, l’aviazione tedesca attaccò Londra …
I bombardieri tedeschi tornarono la notte dopo, e la seguente. Fu bombardato lo Strand, il St Thomas’s Hospital fu colpito insieme alla cattedrale di St Paul, al West End, a Buckingham Palace, Lambeth Palace, Piccadilly, la Camera dei Comuni. La guerra era arrivata a Londra. Fra settembre e novembre furono sganciate sulla capitale quasi trentamila bombe. Nei primi trenta giorni dell’attacco quasi seimila persone vennero uccise, e il doppio gravemente ferito. La notte della luna piena, il 15 ottobre, “pareva fosse giunta la fine del mondo”… Come ha segnalato A.N. Wilson, … gli archivi del periodo rivelano “la vivacità, gli scherzi, le canzoni” anche “nella presenza immediata e palpabile della morte violenta”. …”La calma, la rassegnata risoluzione” dei londinesi fu la qualità che colpì chi veniva da fuori. In tutti i suoi periodi di crisi e di disordini, Londra è rimasta sorprendentemente stabile: si è piegata, ha barcollato, prima di raddrizzarsi … Uno degli slogan usati da Winston Churchill durante la guerra era “business as usual”, “aperti come al solito”, e nessuno slogan si potrebbe adattare meglio alle condizioni di Londra. Ma esisteva un altro aspetto della calma e della determinazione dei londinesi nell’autunno e nell’inverno del 1940, che sgorgava dalla consapevolezza profonda che la città aveva già patito in precedenza ed era sopravvissuta. … Il poeta Stephen Spender, dopo un’incursione nel Nord della città, riferiva: “Avevo il confortante senso della sicura buia immensità di Londra”… “Possiamo sopportarlo” era uno dei commenti più frequenti di chi aveva subito la distruzione della propria casa sotto i bombardamenti, con la tacita aggiunta “come abbiamo fatto con tutto il resto”. L’atteggiamento di autosufficienza era spesso accompagnato da un elemento di orgoglio. “Ognuno era assolutamente determinato”, scriveva un osservatore, Humphrey Jennings, “segretamente compiaciuto del privilegio di tener testa ad Hitler”. Secondo Ziegler, c’era “una strana spensieratezza … i londinesi si sentivano un’ èlite". Erano fieri delle loro sofferenze, nello stesso modo in cui precedenti generazioni dichiaravano un attaccamento quasi proprietario per le loro micidiali nebbie, per la violenza nelle strade, per l’anonimato e l’immensità della loro città. … Il 16 aprile 1941 la città fu investita da quella che i tedeschi definirono “la più grande incursione aerea di tutti i tempi”: i bombardieri tornarono per tre notti di seguito. …Pareva che la città non potesse reggere quel furioso attacco ancora per molto. Un giornalista americano, Larry Rue, riferiva che i lavoratori della City andavano in ufficio senza sbarbarsi...“.


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