Non mi sono servite a molto le cronache dei blog sugli attentati a londra ( c’è un silenzio irreale, mi è sembrato di sentire una esplosione in lontananza ma forse è una suggestione, i volti della gente sono tesi, e via banalizzando ). Né gli occhioni lucidi di leaders politici e i fondi solenni sui giornali e neanche le telefonate degli ascoltatori alla radio. Qualche lettura storica per recuperare una mente fredda nel consueto battage mediatico, specie dopo aver visto ridotti in quel modo proprio i posti dove me la faccio lì di solito, e la hall del mio hotel trasformata in emergency mortuary delle vittime del bus esploso dietro l’angolo con woburn place e del convoglio della piccadilly line. Nonostante le sbornia di alate parole e le analisi politiche internazionali, non riesco a non mettere i piedi nel piatto. Ogni volta che sono stato a londra mi sono stupito di quanto poca polizia vi fosse in giro, di quanto carente fosse quello che si chiama il controllo del territorio. Sì, lo so, ci sono migliaia di telecamere, ma quello che pensa un tipo terra terra è che quella roba servirà per controllare il traffico e combattere l’evasione della congestion charge, non ad altro. Nel regno unito le forze di polizia non riescono facilmente ad identificare la gente, ed è in corso un serrato dibattito sull’introduzione della carta d’identità, approvata pochi giorni fa a stretta maggioranza e con grande scandalo. Sino a ieri la latitanza dei poliziotti e lo struscio in una babele di milioni di persone senza documento di identità in tasca sono stati oggetto dell’incondizionata e deferente ammirazione di tutto il mondo libero, divertito dalla sporadica vista di un bobby da cartolina e compiaciuto della stupefacente mancanza di formalità del receptionist dell'albergo. Ieri il sorriso si è spento sul volto di tutti fuor che dei peggiori mascalzoni del pianeta. Le ridicole americanate dei displays sul livello di attenzione terrorismo appaiono finalmente per quello che sono, e così i grotteschi, periodici allarmi della polizia e dei servizi. Poco utile penso sia l’esperienza col terrorismo irlandese, che serve come a chi abbia a che fare con la 'ndrangheta il know how degli investigatori sui white collars milanesi. Molto istruttivo, invece, è ascoltare i consigli degli esperti israeliani, che hanno negli ultimi anni quasi eliminato gli attentati interni e conoscono i loro polli, che sono grosso modo quelli che hanno sistemato le bombe di ieri. Ecco quindi le vecchie cose di ogni buona polizia: controlli occhiutissimi alle frontiere e dappertutto; presidio del territorio e presenza fisica pressante degli agenti, non necessariamente con elmetti folcloristici ma piuttosto con armi e dispositivi efficaci, di cui i bravi cittadini devono imparare a non spaventarsi; frequenti, anche se talora fastidiosi, controlli in giro, rispetto ai quali l’allegra comitiva del dopocena porterà pazienza, al pensiero di trovarsi sana e salva invece che spiaccicata sulla parete di un tunnel; ispettori che fanno effettivamente intelligence invece che scribacchiare verbali o pavoneggiarsi nelle conferenze stampa confidando nelle telecamerine buone per banche e traffico; uso sagace del fermo ed interrogatori garantiti ma convenientemente bruschi ed impegnativi. Come scrivevo ieri ad un amico blogger, forse hanno rotto il bel giocattolo, il posto dove le mantenute velate di prìncipi feudali scendono dalle rolls e dalle limousine hammer per i loro folli shoppings mentre gli omar bakri ( vi ricordate quella faccia grassoccia che pontificava in diretta a sciuscià, comodamente seduto nella sua casa londinese ? ) organizzano, impuniti e protetti, la fine della democrazia. Che, secondo un’intervista al capo di hamas pubblicata oggi, tra cinquant'anni sarebbe solo uno sfocato ricordo.
( nella foto un'opera di banksy vista a waterloo bridge, southwark da urban75.org )


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