Se non fossi nato prima degli anni ’80 sarei entusiasta del processo formativo della nuova entità socialista-radicale. Se non ricordassi la nuova edizione craxiana del concordato con la santa sede del 1984 ed il modo sprezzante –all’epoca denunziato con vigore da pannella- con cui fu bypassato e beffato il parlamento. Se non ricordassi perfettamente chi sono stati e sino a prova contraria sono tuttora ugo, salvo e gianni e pure paolo pillitteri. Se non avessi ancora negli occhi e nelle orecchie claudio signorile ( il perennemente abbronzato “a’ clà” delle cronache della convention di fiuggi ) quando, già delfino di riccardo lombardi e tonitruante leader tarantino della sinistra socialista, lo diveniva di “sinistra ferroviaria”. Se non avessi memoria dei traghettatori spregiudicati della grande tradizione laica e socialista nel potere affarista, dei lottizzatori di tessere di un partito cui non ci si poteva più iscrivere se non in quota ad un boss locale. Se mani pulite -avendo visto con i miei occhi le sezioni psi mantenute aperte grazie agli assegni personali a sette zeri dei compagni deputati e senatori- non mi fosse parsa la cosa più ovvia e prevedibile del mondo, stupito semmai che non fosse successo centinaia di volte in tutte le procure d’italia. Non sono passati tanti anni, non sono vecchio, non è difficile ricordare. Senza una briciola di riflessione sui propri errori e neanche sulla propria storia, contando solo sull’oblio e sul vittimismo giudiziario lanciano accortamente la propria rentrèe : la disponibilità ( che credo solo temporanea ) al rassemblement con i radicali è per il loro apparire come il versante buono e pulito del mondo laico e socialista italiano, mantenutosi tale grazie alla lontananza dal potere, e quindi partners essenziali per rilanciarsi in società. Inoltre –più prosaicamente- per il loro essere i proprietari del simbolo della rosa nel pugno, a suo tempo dissennatamente dismesso e ricoverato in soffitta ma che è il più prestigioso ed il più adatto al rilancio. Non ci sono stato, a fiuggi, ma non mi riesce difficile immaginare le avanguardie di un’ondata di aspiranti assessori, sottosegretari e ministri destreggiarsi con goffa cortesia con i motivati raccoglitori di firme, millantando senso dello stato e persino animus anticlericale ma, in cuor loro, desiderosi di confezionare quanto prima il classico pasticcio di allodola e cavallo quando tornerà ad essere il momento di fare sul serio, di imbandire la tavola.


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