"Il concetto di diritti umani è una invenzione giudaico-cristiana e quindi
è una cosa che l'Islam non può ammettere" ( Sa'id Raja'i-Korassani, Delegato permanente della Repubblica dell'Iran all' ONU ).
"Tutto ciò non ha nulla a che fare con la satira politica ma solo con la stupidità, un'infinita faziosità e uno straordinario cattivo gusto" ( F. Cicchitto, sulla parodia tv della madre del Presidente del Consiglio ).
Gira per internet una vignetta a firma del disegnatore Mauro Biani che ben rappresenta la risposta di ambienti della satira italiana ai drammatici avvenimenti di questi giorni. Stile e contenuto sono, per la verità, straordinariamente simili alla produzione corrente sui giornali di Paesi arabi dove non c’è libertà di pensiero, di espressione e tantomeno di satira ma, guarda caso, abbondano le vignette antiamericane o antiebraiche. A parte il valore artistico, di cui non voglio occuparmi ( salvo notare che, come di frequente nella vignettistica totalitaria di tutte le epoche, che non stima gran che il lettore, la figura -in questo caso il soldato americano- è disegnata in modo da suscitare nel popolino odio e repulsione ), sarebbe interessante chiedere all’autore quale legame vede tra inermi vignettisti danesi e l’amministrazione USA -che come si sa ha adottato una posizione sin troppo anodina, “prudente” e disimpegnata sulla faccenda- oppure tra l’intervento in Iraq e la pubblicazione di cartoons su tabloid scandinavi. Quel che mi inquieta davvero, però, non sono vignette eventualmente brutte e/o stupide ( ve n’erano anche tra le pietre dello scandalo in corso ) od i soliti blog filoislamici che le pubblicano, quanto quella che è la reazione di una parte della satira italiana alle violenze squadristiche islamiste contro i diritti civili e politici in occidente. Su tale atteggiamento è eloquente uno scambio di lettere pubblicato nel blog dell'ottimo Roberto Grassilli ( verso cui nutro ben maggior interesse ), in cui non a caso si richiama con ammirazione, tra l’altro, un Cacciari che a Fahrenheit, su rai radiotre, giorni addietro non trovava di meglio, con quello che sta accadendo, che imbastire una supponente filippica contro i vignettisti danesi “cretini” ed “ignoranti”. Apprendo quindi con sgomento che una parte della nostra satira deplora la faziosità ed auspica che si evitino tematiche che possano considerarsi delicate od offensive della sensibilità di qualcuno; aspira a “rifuggire da qualsivoglia scontro” e cerca rifugio nella “gentilezza”, nell’”educazione”, nell’”attenzione all’altro”. Infine, addirittura, “invoca la censura” ( “dei centri nervosi sui nostri poveri cervelli incandescenti”, puntualizzazione rassicurante ). Saggi e paciosi proponimenti che certamente piaceranno non solo a governanti liberticidi ed in genere ai titolari di qualsivoglia potere politico e religioso, ma tutto sommato anche alla grande maggioranza della gente, che –diciamocela tutta- ama il quieto vivere e la finta satira da Bagaglino, e si turba o s’infastidisce di fronte agli eccessi ( “ecchecazzo” ) di chi provoca e disturba. Del resto le brave mamme d’antan, quando i bimbi litigavano, non sceglievano di allungare un ceffone proprio a quello che, se pur con ragione da vendere, aveva “provocato” l'altro più intollerante, suscettibile, lamentoso e violento ("lo sai com'è fatto quello, no?")?


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