milton

12/09/2006
priklopil

Della storia della ragazza austriaca rapita a dieci anni e tenuta prigioniera per otto non mi ha particolarmente sorpreso la pretesa sindrome di stoccolma e quindi la collaborazione e l'affectio verso il rapitore. Basterà, a riguardo, ricordare i casi delle centinaia di bambini sottratti da militari golpisti argentini alle rispettive famiglie di perseguitati politici desaparecidos negli anni ‘70, molti dei quali, divenuti adulti ed informati del crimine commesso e dei loro veri genitori, hanno voluto rimuovere l’accaduto restando solidali con i rapitori assassini. Quelle che si impongono in modo talmente evidente da accecare i più sono le sorprendenti conseguenze della prolungata detenzione e dell’isolamento di una bambina poi adolescente, nonchè della impedita frequentazione dei propri genitori, della scuola, dei propri coetanei. L’intervista tv di Natascha Kampusch ha rivelato una ragazza intelligente, educata, equilibrata, matura, dotata di sense of humour e spirito critico, ma anche di fascino e stima di sé. E’ capitato, nel passato, di aver potuto osservare un bambino cresciuto nella giungla ed allevato da animali feroci, e si è approfittato dell’opportunità per avviare riflessioni sul metodo educativo corrente. Penso che occorra farlo ora, giacchè quello di notevole che è divenuta Natascha Kampusch lontano dalla famiglia, dalla scuola e dagli amici deve essere un campanello d’allarme su quanto poco essi in realtà rappresentino per l’educazione di una persona e su quanto ne siano scadenti i ruoli ed i messaggi. Natascha Kampusch ha avuto i libri ( la prima cosa che ho notato nelle immagini del buco in cui ha vissuto per otto anni sono state, appunto, pile di libri ), la tv, la radio e basta, ed oggi ci troviamo di fronte ad una ragazza più intelligente dei suoi coetanei, più matura di loro, più equilibrata, più consapevole, più colta, più dotata criticamente di loro. Persino molto più affascinante e carina di loro, abbigliati con le loro tristanzuole divise scure ed irregimentati dietro mode e miti comuni. Il poco di cui ha fruito Natascha Kampusch nella cella del mostro appare paradossalmente enorme a confronto di quanto riescono a trasmettere la maggior parte delle famiglie, quel che resta della scuola e la comitiva degli amici, ormai stanche e patetiche casse di risonanza di stereotipi. Sperare che si possa prendere atto dell’evidenza imbarazzante di tale fallimento educativo ( di cui è emblema quel poveraccio del padre che con il suo agente va in giro come una madonna pellegrina, piatendo una parte in quello che gli pare un lucroso business ) è tuttavia troppo, ed è chiaro che l’opportunità resterà sprecata, pasto com’è per la solita compagnia di giro di psicanalisti di regime ed oggetto di avvilenti polemiche su interviste televisive e relativi compensi.

20:44 | varie | # | commenti (9)


Commenti
#1   13 Settembre 2006 - 18:30
 
oh, se si concorda che il fallimento educativo è così imbarazzantemente evidente c'è poco da fare: un bugigattolo di 6 metri quadrati e un pazzo per tutti.

a me, però, per quel che vale l'opinione di uno che in quei giorni si godeva una vacanza in Sicilia, Natascha è sembrata schizzatissima.
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#2   13 Settembre 2006 - 20:38
 
Penso si capisca che l'auspicio non è per una cella ed un maniaco per tutti, quanto per un'educazione ed un contesto che dìa molto di più di quanto un/a ragazzo/a intelligente è in grado di procurarsi da solo/a in condizioni simili, e ne coltivi comunque la personalità e l'autonomia. Quanto alla ragazza durante l'intervista, non credo che molti avrebbero fatto di meglio in una apparizione tv in primo piano a 18 anni, di cui otto passati in una cella.
milton
utente anonimo

#3   13 Settembre 2006 - 23:03
 
quanto hai ragione! condivido e sottoscrivo parola per parola. dobbiamo rimpiangere i padri padroni?
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#4   14 Settembre 2006 - 01:07
 
Concordo in parte. Stare soli con se stessi (con i dovuti limiti!) e evitare i pecoroni ha i suoi vantaggi. Mi chiedo però cosa ci sia sotto e quando uscirà fuori: aver voluto sempre coprirsi la testa, le ciglia finte... uhm...
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#5   14 Settembre 2006 - 12:31
 
allora, non era un auspicio esplicito, ma se il sistema educativo standard produce, come hai scritto, individui meno colti, meno maturi, meno equilibrati, meno-meno-meno di Natascha Kampusch, allora - cerchiamo di essere un minimo rigorosi - la conseguenza è: un bugigattolo e un pazzo per tutti.
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#6   14 Settembre 2006 - 18:56
 
Chissà cosa avrebbe detto Pasolini, forse cose simili alle tue.
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#7   15 Settembre 2006 - 14:35
 
una strana teoria diceva che bisogna provare dolore per apprendere meglio.
Più che la piccola stanza e i libri, poté la sofferenza?
Non sarà più matura perché ha già sofferto il peggio e ora non la spaventa certo una calza smagliata o la morte del gatto?
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#8   15 Settembre 2006 - 15:13
 
Tutto questo mi fa pensare che l'intelligenza è solo ed esclusivamente un dono della natura.
Che tristezza!
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#9   15 Settembre 2006 - 16:03
 
Mi spiego ancora: è chiaro che non c'è alcuna nostalgia per un'educazione autoritaria o peggio. E' solo un'opportunità ( per questo richiamavo i casi di bambini cresciuti nella giungla ) per verificare l'effettivo apporto educativo delle agenzie a ciò preposte avendo a disposizione un caso rarissimo di isolamento dalla loro influenza. E ciò non certo al fine di farne a meno quanto di compredere quale sarebbe la loro importanza e quanto oggi siano decadute ed inefficaci
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