milton

16/01/2007
vita nel bosco

" ‘Walden. Or, Life in the woods’ is the name of a story from the American writer and philosopher Henry David Thoreau, written in the mid 19th century, which describes his life and his relationship with nature. The concept of simple life influenced the garden-project from Nils Holger Moormann, which invites one to live outdoors. Determined garden-owners are able to store various tools such as shovel, rake and wheelbarrow in this ‘wooden box’ of unusual proportions. Easy goers have to decide whether to take a seat at the table in the seating cabin, or climb a ladder to the upper level. There it’s possible to enjoy the view or to stretch out and guess cloud shapes or count stars under the sliding sun roof. The obligation of a campfire is created in a swinging fire cauldron, and  right beside it, the necessary space for firewood.
As a whole, ‘Walden’ offers lots of room for things we associate with ‘garden’ and ‘outdoors’ and honours them with a layout, in which they can be seen: birdhouse and bird seed, flower pot and water can, grill utensils and picnic table.
Actually, you’ll never want to go back in the house
".

Effettivamente
questa cabane è una via di mezzo tra una casa ed il coltellino dell'esercito svizzero: mi pare evidente la prevalenza del profilo concettuale, ma non le si possono negare nordiche funzionalità e ( a suo modo ) comodità. Sopratutto, però, è bellissima. Sembra la riduzione all'essenziale di Villa M di Stéphane Beel.     

  

00:16 | varie, case | # | commenti (5)

18/05/2005
piero dorazio

E’ morto piero dorazio. Quando, a bologna dieci anni fa, decisi di comprare un suo quadro mi limitavo a nutrire stima per lui: sapevo che era stato, negli anni difficili, dalla parte giusta, libero artista di sinistra contro l’asfissiante condizionamento del realismo socialista imposto da togliatti, diventando uno dei giovanissimi astrattisti ribelli del gruppo romano di forma 1; che, inoltre, era nell’attualità una persona aperta e moderna, laica e vicina al partito radicale. Conoscevo anche le sue opere a me contemporanee: quadri geometrici frigidi e da me lontanissimi che sembravano fatti col nastro adesivo colorato. Nulla a che vedere con la tela del 1957 che campeggiava ad artefiera nello stand di una nota galleria fiorentina. Come faccio quando c’è un’opera che mi piace, gironzolavo nei paraggi cercando, nel contempo, di non tradire eccessivo interesse per il quadro e di sbirciarlo da più angolazioni possibile. Tornai apposta in via stalingrado con un freddo terribile per studiarlo ancora. Poi lo comprai, a caro prezzo come quasi sempre le cose di cui ci si accorge di non poter fare a meno. E’ un dorazio americano, ancora interessato all’espressionismo astratto d’oltreoceano e reduce da quella sbornia di raffinatezza e colore, ma anche di agio e di joie de vivre che conobbero in america altri nostri artisti dei ’50 –come l’altro amatissimo afro basaldella- quando lasciarono felicemente le secche delle nostre diatribe provinciali, del realismo e della moda picassiana ma anche del nostro asfittico mercato dell’arte. E’ un dorazio che ha già visto gorky, pollock ma sopratutto de kooning. E' il mio dorazio, il mio simbolo della bellezza possibile nell’arte moderna e –si parva licet- sulla parete bianca di una casa.

21:02 | arte, case | # | commenti (12)

21/02/2005
casa muji

I negozi Muji, in cui si vende quella panoplia di oggetti no-brand dal lattiginoso look 'blank' ( il nome completo è Mujirushi Ryhohin, "no brand, good product" ), hanno appena esposto in Giappone la loro merce più nuova, che penso sarà presto disponibile in tutta la catena mondiale. 
Una casa 'chiavi in mano' con moduli prefabbricati, assemblabile in pochissimi giorni sul terreno dell'acquirente. Le mie preferenze in fatto di case vanno ad edifici del genere -anche se trovo quelli giapponesi spesso troppo minimal e quindi noiosi- e la casa Muji mi pare molto graziosa e appetibile, ma qui si può parlare di edificio ? Le mie perplessità ( che riservo persino a molte cose dei miei adorati Neutra, Koenig, Breuer e co. ) sono qui drastiche: qual è l'isolamento termico ed acustico di una casa del genere ? E' accettabile una totale mancanza di privacy quale quella che si verifica al primo piano ed è ammissibile che si debba ricorrere a tendaggi supplementari, pannelli etc.? Che qualità ha l'investimento  -equivalente comunque a 152.000 / 185.000 dollari usa- nella casa prefabbricata Muji? La mia impressione è che -pur a voler dare per scontata quanto meno una durata di qualche anno del gusto attuale- da noi non avrà gran mercato: se su un piatto della bilancia c'è l'allettante sicurezza di avere in brevissimo tempo la casa che si desidera trasportata a domicilio in un container ( e magari arredata con oggetti Muji ), senza discussioni e frustrazioni con operai ed imprese, sull'altro la certezza di svalutazione del capitale impiegato come nell'acquisto di un'auto di grossa cilindrata. In ambito mondiale, comunque, penso che iniziative del genere si diffonderanno, consentendo l'ulteriore 'democratizzazione' e globalizzazione del gusto di famosi architetti, di cui sarà possibile avere ovunque una casa firmata. 
( Intanto, nella casa chiavi in mano Muji, che ne è della filosofia "no-logo" ? ).

01:02 | case | # | commenti (13)

27/10/2004
il cetriolino

Il nuovissimo grattacielo verde azzurro a forma di siluro è attualmente la cosa più vistosa nella skyline di Londra. Il suo nome ufficiale è 30 St Mary Axe ( semplicemente il suo indirizzo ), oppure Swiss Re ( la compagnia assicuratrice di cui è la sede ) Tower. Tutti lo conoscono, comunque, come The Gherkin, il cetriolino ( ognuno però lo chiama come gli pare, i paragoni si sprecano, da quello fallico ad una pigna, un razzo, una supposta, un sigaro, un dirigibile nel senso sbagliato etc. ). Sul sito Nyclondon ci sono delle belle foto in bianco e nero, finalmente anche dell’interno, che ha vaga atmosfera déco: queste ultime sono piuttosto rare perché l’edificio non è destinato ad essere visitato dal pubblico e le sue meraviglie ( prima tra tutte il grande locale sommitale che ospiterà un ristorante ) sono riservate al personale del gigante assicurativo.
La sua forma nel cielo della City, che è ormai una specie di museo di architettura moderna, mi ha lasciato sin dal primo sguardo molto freddo: direi comunque che l'edificio sta allo spirito del tempo come il Centre Pompidou di Parigi al suo, ed in qualche modo ne è ben rappresentativo.


15:00 | case | # | commenti (13)

28/09/2004
lavarsi un pò

Gironzolando per gli ambienti di un negozio di mobili ci si avvicina, a volte, al cuore ed ai sogni della gente. Prendete ad esempio i bagni, anzi le stanze da bagno, chè vi è evidente il sempre maggiore investimento emotivo e di risorse finanziarie. I bagni in voga sono davvero stupefacenti, e così eloquenti dell’immaginario dei loro proprietari da rendere vano ogni commento. Vasche spropositate ed accoglienti destinate a non essere mai usate se non in una serata invernale di depressione od euforia insolite. Soffioni cromati oversize di diametro molto superiore a quello cranico, cabine doccia con idromassaggio predisposte per titillare ogni zona del corpo, alla ricerca del vero punto gi con enorme spreco d’acqua. Incredibili soprattutto i lavabo, ciotole giapponesi minimaliste e pochissimo profonde posate su mobili sospesi sottili e bellissimi in legno pregiato. Oppure parallelepipedi nivei e purissimi, sempre sospesi. Lavabo che suggeriscono abluzioni sobrie ed anacronistiche come in antichi catini di porcellana. O piuttosto, più realisticamente, incresciosi allagamenti e spruzzi su mosaici e specchi a filo calati poco più sopra. Anche perché spesso convivono con rubinetti che rovesciano barocchi giochi d’acqua da villa secentesca. Come si volesse allontanare il sospetto che lì dentro ci si lavi, ne ho visto persino uno alto una decina di centimetri con sfoglia di legno amovibile sul fondo, a celare il chiusino.

( Giusto per non smentire la definizione sprezzante -data di Milton da una nota blogger antiebraica che giustamente ne poneva in dubbio la credibilità in punto di cose serie- di blog sull’ arredamento dei tinelli: definizione che trovo deliziosa anche se un pò semplicistica ).

14:17 | case | # | commenti (7)

24/06/2004
le ville di gellner/1

 

   

 

La seconda giornata del nostro viaggio per la montagna all’inizio degli anni settanta era cominciata di buon'ora guardando dal nostro hotel di San Marino –oasi di refrigerio proprio di fronte alla graticola riminese e perfetta tappa intermedia- il Montefeltro ancora immerso nella nebbiolina notturna, e sarebbe finita tra le nebbie della xamamina che papà e mamma ci davano per poter attraversare il Cadore senza patìre troppo le curve della statale di Alemagna. Ero stordito quando finiva il lungo viaggio e l’auto di papà, a Borca, affrontava i tornanti che salivano al villaggio Agip di Corte di Cadore. Ricevute le chiavi della villetta presa in affitto la trovavamo, pulita e silenziosa, tra le altre nel bosco di larici ed abeti.
Sarei rimasto irretito dall’estetica di quel villaggio completato pochi anni prima sul nulla di una scarpata sassosa alle pendici dell’arcigno Antelao. Ragazzino, non capivo nulla di architettura, ma avevo la vaga percezione del rustico e pittoresco come prezzo da pagare per l’abitare in montagna, e del raro privilegio di poterne fare a meno. L’interno della villetta, nel miglior stile anni cinquanta, era piccolo e magnifico: un’intera parete del soggiorno, dov’era il grande tavolo da pranzo in legno massiccio, era vetrata e prospettava sul massiccio del Pelmo, uno dei più belli e dolci delle dolomiti, color corallo al tramonto: in quella stanza io ci dormivo anche, mentre i miei genitori e le mie sorelline avevano stanze loro. Mi scoprii ben presto privilegiato per un tale giaciglio, anche perché avevo ai piedi del lettino la stufa in maiolica che ai miei occhi era il simbolo del grande Nord ed evocava slitte, trolls e papageni. Tra due montagne quindi, una incombente sul tetto della casa, l’altra placidamente sdraiata davanti: una ideale cassa di risonanza per ogni temporale cadorino ed ampezzano, che rotolava fragoroso con mia madre rifugiatasi nell’armadio ed io a misurare sul campo i concetti di bello e di sublime, e se C. D. Friedrich avesse avuto ragione. Proprio pensando ai piedi all'epoca pelati e selvaggi dell’Antelao, tra le frane ed i temporali, il grande architetto modernista Edoardo Gellner aveva, alla metà dei ’50, disegnato per il visionario Enrico Mattei ed i lavoratori dell'ENI il villaggio dell’ Agip dove trent’anni fa mio padre -magistrato e quindi dipendente di uno Stato allora grande imprenditore petrolifero- aveva trovato conveniente farci trascorrere il cuore dell’estate.


16:23 | varie, case | # | commenti (5)

17/06/2004
villa jovis

Guardare le foto della villa di Berlusconi sulla costa olbiese di punta Lada -pubblicate in un libro largamente anticipato in rete- e fare delle semplici osservazioni è tutt'uno. Alcune scontate: brutta certamente e pretenziosa, in modo reso fastidioso dalla bellezza del sito, dalla storia degli abusi edilizi e dalle ridicole argomentazioni in Parlamento. Quel che più colpisce è però la normalità, la mediocrità della residenza, il suo allinearsi al mainstream dell'Italia d'oggi.
Il nome dell'architetto è tutto un programma: G.Gamondi, quello di
Puntaldìa, uno di quei progettisti cui si deve la deprimente e monotona urbanistica della costa NE della Sardegna.
La villona è mirabilmente nell'estetica del personaggio B. e perfettamente nel solco del suo messaggio. La sua immensa fortuna non l’ha infatti condotto a qualcosa di significativo e neppure di meritevole di essere pubblicato su una rivista di architettura. E’ una villa a schiera in costasmeralda elevata all’ennesima potenza, simile a centinaia di altre multiproprietà di lusso e proprio per questo oggetto del desiderio di milioni di borghesi. La testa di classifica Forbes dovrebbe notarsi solo per infantili ostentazioni in cui nell’immaginario dei poveracci si sostanzia l’essere ricchi, come il finto teatro greco ( tremo al pensiero di cosa ospiterà ), la collezione di rare piante grasse disposte a semicerchio o la finta barca di granito sul bordo della piscina. I particolari sono orrendi e rivelatori: la brutta alcova dipinta nel locale piscina , il dozzinale rivestimento della vasca, la crosta dominante sul tavolo da pranzo.
Trompe l’oeil potrebbe figurare sul cartiglio del proprietario de “La Certosa”: è la sua cifra stilistica, il suo programma politico, come già il nome della villa, cui non ho trovato riscontro nel toponimo, un nome “Supertuscan” incongruo e fasullo come un mediocre
vino maturato in barrique.



16:56 | case | # | commenti (17)

12/05/2004
una villa sul lago

               
Un bellissimo sito è dedicato al centenario di Giuseppe Terragni. Quello che è uno dei più grandi architetti italiani del XX secolo visse solo 39 anni e lavorò per 14, prima di morire nel 1943 provato dalla lunga esperienza miltare, per ultimo sul fronte russo. Si possono ammirare slides delle sue opere e di alcuni suoi progetti, godibili anche per le belle colorazioni. Chi può, vada a Como a vedere le mostre e gli eventi dedicatigli e sopratutto alcune delle sue opere più belle, prima tra tutte la ex Casa del fascio, del 1932.

Daniel Liebeskind, nella sua presentazione alla mostra di Cernobbio, ha detto che senza la sua prematura morte l'architettura moderna e quella contemporanea -non solo italiane nè solo europee, aggiungo io- sarebbero state diverse.




16:21 | internet, case | # | commenti (8)

07/04/2004
pierre koenig

Pierre Koenig è morto ieri a Los Angeles, dove viveva, a 78 anni. E' stato uno dei più grandi architetti del XX secolo: le sue meravigliose case -assurte ad icona dell'american way of life e raffigurate in tanti film-hanno popolato e popolano i miei sogni. Recentemente, con un ritardo di 50 anni, sono divenute un must negli spot pubblicitari di target sofisticato, impaginate di solito in un colore grigio acciaio e popolate da donne bellissime ed eleganti. Celebre la foto di Shulman con le due donne che conversano nell'ampio ampio living trasparente di Case Study House #22 e le luci di Los Angeles ai piedi, e celebri le piscine sospese come nidi d'aquila. Ricordo Intrigo Internazionale (North by Northwest) di Hitchcock, con un perfetto Cary Grant appeso nel vuoto da una villa modernista che mi ricordava vagamente una delle sue. Tutte le case, da 50 anni in qua, avrebbero dovuto essere come quelle disegnate da Koenig, tutti i bambini avrebbero dovuto crescervi, tutte le coppie vivervi ed invecchiarvi, proprio come Pierre Koenig, con un martini in mano ed un disco di Getz sul fonografo.

                        

16:38 | case | # | commenti (3)

 

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