
Oggi ho fatto una lunga passeggiata per San Francisco attraverso le foto di Craig Ferroggiaro sul suo sito Trails of Light.
Spulciando tra i World Press Photo Awards 2007, non riesco a non far caso a strane dimenticanze nei titoli di alcune foto cui fa riscontro la puntuale analiticità di altri. E' il caso dello scarno titolo di questa ( "Public execution of suspected collaborator, Jenin, West Bank, 13 August" ), confrontato con la dovizia di particolari, ad esempio, di questa ( "Paramedics show the dead body of a baby to the press after Israeli bombing of Qana, Lebanon, 30 July ). La prima ( ricordo bene l'evento oggetto della foto, peraltro assai comune nelle zone sottoposte all'Autorità Palestinese ) avrebbe dovuto intitolarsi quantomeno "Pubblico linciaggio di un sospetto collaborazionista con Israele da parte di miliziani palestinesi", etc. Non riesco ad abituarmi a siffatte "strane" reticenze che, sommate le une alle altre, determinano la pubblica opinione con riguardo ai fatti del nostro vicino Oriente. A ciò si aggiunga che il clima di terrore imposto nei Territori da bande armate mafiose palestinesi variamente denominate suggerisce comportamenti molto diversi dei familiari delle vittime a seconda che artefici degli eventi luttuosi siano israeliani o meno: nel primo caso, si assiste a scene come quella di cui all'ultima foto, e cioè a lunghe pose di cadaveri in favore dei flash, pubbliche invettive ed ululati di disperazione sempre a favore di giornalista. In occasione di uno dei normali episodi di "giustizia" palestinese, vale a dire di assassinio senza processo e di pubblico scempio di corpi, non è dato assistere neanche al pianto ed alla pietà dei familiari. Non si comprende se perchè essi preferiscono chiudersi in casa o piuttosto perchè non vengono organizzate conferenze stampa in strada. Qualche indiscreto giornalista può comunque occasionalmente far capolino quando, come nel caso del linciaggio di Jenin sei mesi fa, l'episodio si trasforma in intrattenimento pubblico di centinaia di persone, perlopiù baldi giovani con jeans stone washed e telefonini muniti di fotocamera per immortalare l'evento ( vedi, ancora, qui ). A far vacillare l'immagine dei Territori come luoghi di dignitosa miseria, etc. dove un giovane popolo attende sotto il tallone di un odioso invasore di poter costituire un Paese libero e democratico.

E' un po' che non vedevo delle fotografie così belle su internet: si tratta di OVERSHADOWED, il photoblog di Keith Kin Yan. Trovo particolamente attraenti quelle della serie WANYC ( sarà anche che appena comincia il caldo sono attratto dalla pioggia e dal freddo ).
Ecco perchè preferisco i boschi di piante decidue rispetto a quelli di conifere. Un bosco di sempreverdi è come mummificato, l'altro cambia costantemente. 
44 fotografie di un bosco norvegese ripreso durante tutto l'arco delle quattro stagioni ed a diverse ore del giorno da Eirik Solheim a comporre un video ( scaricabile da eirikso.com, blog molto vario ed interessante ) che trovo ideale per iniziare l'anno.

Le più recenti fotografie del suolo marziano inviate dalla sonda europea Mars Express,
che riprendono un cratere senza nome di 35 chilometri di diametro e due di profondità, mi sembrano affascinanti, e non ricordo di averle viste in giro.
Salton Sea è un lago salato ( o, spesso, quel che ne resta ) in una profonda depressione di circa 70 metri sotto il livello del mare nella california meridionale, alla destra del basso corso del fiume colorado. Si formò improvvisamente nel 1905 a seguito di un suo straripamento ed è soggetto a fortissime variazioni di livello per le elevate temperature e l'evaporazione conseguentene. Il fotografo americano mark tucker ci è capitato recentemente ed ha realizzato un magnifico servizio appena scaricato online e che ho trovato nel catalogo del suo sito marcktucker.com. Strutture abbandonate e deserte, distese di ciò che a volte sembra sabbia e sono, invece, resti calcinati di milioni di pesci.
Nella steppa del Kazakhstan ci sono persone che vivono raccogliendo e vendendo rottami ferrosi molto particolari. Si tratta degli stadi dei missili vettori lanciati dal cosmodromo di Baikonur, quindi caduti ed abbandonati. 
A parte il valore documentario, trovo bellissime alcune di queste foto ( qui lo slideshow ), pubblicate sull'interessante sito Eurasianet.org.
Poetiche ed a volte quasi irreali, oltre a riflessioni sul pesante inquinamento derivante dalle attività spaziali potrebbero fornire un affascinante soggetto per un libro od un film.
La notte scorsa riprendevo all’incirca dalla metà la lettura di Disturbo della quiete pubblica, di richard yates. Come perfetta colonna sonora One Quiet Night, album di sola chitarra di pat metheny. Inevitabile la delusione rispetto a Revolutionary Road, gli wilder non sono i wheeler, è proprio nella parte centrale che manca la presa del capolavoro, la lettura si era fatta lenta e svogliata. Ad un certo punto, verso l’una, il romanzo comincia a sedurre evolvendo verso il dramma, proprio nel modo di yates. Il libro è durissimo, l’autore si è radicalizzato dai tempi di revolutionary road, la mediocrità ed il velleitarismo modernissimi e non ancora massificati dei protagonisti conducono direttamente all'ospedale psichiatrico, l’amore e la famiglia sono solo un fantasma sullo sfondo. Mi chiedo cosa c'entri questo gigante realista degli uncertain times americani con certa robetta minimalista di cui è stato descritto come il padre fondatore, e mi compiaccio per il mio recente abbandono della lettura insopportabile di un barthelme e di un palahniuk. Benché i personaggi siano meno scolpiti che nel capolavoro, la comicità involontaria sia pressoché assente e di rimando il coinvolgimento sia inferiore, il libro affascina sino alla tragica fine, nonostante si sia fatta notte fonda. L'indomani, su amazon, ordino dello stesso autore l'indispensabile The Easter Parade: perché aspettarne la prima edizione italiana che certo minimum fax starà preparando, auspicabile sua prossima mossa? Poi, su internet, guardo le foto di Katja Stuke: fa quello cui non avevo pensato quando ho comprato il dvd di North by Northwest ( Intrigo Internazionale ) e che adesso magari farò. Fotografare sequenze dei film di hitchcock, facendo in definitiva proprio il gioco del regista con lo stoppare le azioni e dettagliare i particolari. Trovo bellissime queste immagini: nè potrebbe essere altrimenti, piacendomi tutto di quei film, ad iniziare dai colori.
Si è appena diffusa qui in puglia la notizia secondo cui la magistratura locale ha sequestrato il manifesto di "crysalis", rassegna artistica italo-olandese iniziata oggi a bari. Sul manifesto un’opera fotografica di margi geerlinks, artista di Rotterdam, che raffigura una bimba nuda di profilo con una farfalla sulla spalla. Mentre scrivo i carabinieri stanno setacciando la città alla ricerca degli infami manifesti. Il reato contestato pare sia quello di atti osceni. Sono stupefatto per l’enormità dell’iniziativa cui fa riscontro l’assoluta innocenza della foto, più casta di molta pubblicità di pannolini e carta igienica che non turba i sonni dei solerti magistrati della procura. Evidentemente la gigantesca kermesse sanfedista delle settimane scorse comincia a dare i suoi frutti. Campagna cui hanno partecipato pure la gran parte dei c.d. laici, mettendo a tacere ogni raziocinio e decenza ed arruolandosi tra gli ascari dell’assolutismo papalino. Complimenti a tutti, agli asceti maratoneti del voyeurismo della finestra pontificale, agli intruppati del pellegrinaggio mitomane, ai giornalisti zeloti, agli aedi del ghigno papale spacciato per dolce sorriso, ai politici in gara a compiacere vescovi e cardinali. E’ un caso che ciò stia avvenendo proprio a bari, meta della prima visita pontificale del guardiano della fede benedetto XVI, tra poco più di un mese? Potrebbero forse i suoi muri essere insozzati da simile arte degenerata?
Mi piacciono molto le bellissime ed inquietanti immagini newyorkesi della serie " Manhattan, NY December 2003 " della fotografa svizzera Corinne Vionnet. Purtroppo il sito è Flash e non posso copiare le fotografie ed incollarle qui, cosa che mi procurerebbe un grande piacere estetico.
Mi è capitato di gironzolare per l'archivio di Giuseppe Palmas, cronista e fotoreporter degli anni '50 e '60, oggi online nel sito curato dal figlio. Qui un utile filmato di presentazione. 
Peregrinando con l'aiuto del ricco indice ( per personaggi e temi ) nella colonna di sinistra, ci si imbatte in scatti, spesso inediti, che restituiscono perfettamente l'atmosfera di quegli anni. Il jet set italiano ed internazionale ripreso in affascinanti b/n, spesso in pose rilassate o scanzonate come Gassman in trattoria ed al tavolino di un bar di via Veneto proprio sotto lo studio del fotografo, Totò a chiacchierare sulla terrazza di casa in un pomeriggio romano assolato dei primi anni cinquanta, o una giovanissima Loren in asciugamano nel bagno di casa sua. E poi le immagini degli alluvionati del Polesine nel 1951, dei pescatori al lavoro a Rimini e Cesenatico ... Le foto sono purtroppo protette da una vistosa stampigliatura trasversale.
Mi piacciono molto le immagini di Susan Bowen, eccentrica fotografa newyorkese che utilizza una macchinetta di plastica tipo " the Holga" pagata venti dollari. " These overlapping images are created by only partially advancing the film between exposures – the overlapping occurs in the film itself. The first viewing of a negative is for me, as much as for anyone, a moment of revelation and surprise" . Tra le mie favorite, quelle delle serie Iowa Meanderings ( cui appartiene la foto qui sopra ) e New York City.
Da bambino presi a collezionare, senza troppa convinzione, vecchie cartoline illustrate: tra esse ce n'erano molte degli anni '50 che sembravano provenire da una precedente collezione e mi parevano particolarmente affascinanti. Erano colorate: non foto a colori, ma proprio immagini in bianco e nero poi colorate. Di solito in modo assai rozzo: accanto a quelle in cui l'intervento era più discreto e solo di supporto allo stinto colore naturale, ricordo improbabili tramonti sul mare dipinti in un rosso violento à la Emil Nolde o persino insulsaggini come piazza del Duomo a Milano invasa dal mare. Mi affascinavano i messaggi che costituivano il testo della cartolina, importanti perchè non lasciavano trapelare alcuna ironia o humour nei mittenti, gente semplice che aveva voluto stupire ed alimentare un sogno negli ingenui parenti od amici.
Ci ho ripensato stasera quando ho trovato, tra i links del Museum of Online Museums, quello alla raccolta "Postcards from Iceland": beninteso non ci sono gli orrori della mia collezione di bambino, ma belle cartoline dei primi del secolo in cui il lavoro del pittore si attaglia bene ai paesaggi nordici, ai quali conferisce atmosfera e fascino particolari come qui, qui, qui e qui.
"It is said that 90% of human communication is non-verbal. In these photographs, the body language of the subjects becomes the basic syntax for a series of Web-based animations exploring movement, gesture, and algorithmic montage. Many sequences document a person’s reaction to being photographed by a stranger. Some smile, others snarl, still others perform. The camera, the net, and I are all characters in this setting. The project is not about the transparency of these actors, but about exploring them. This means probing socio-cultural boundaries within our emerging digital environment.
The Stop Motion Studies extend my long standing interest in narrative and, in particular, look at the subway as a stage upon which social dynamics and individual behavior are increasingly mediated by digital technology.
As one of the most vibrant and egalitarian networks in our cities, subways bring people from a wide range of social and cultural backgrounds into close contact with each other. This process plays a significant role in shaping both the character of a city as well as our individual identities".
Il sesso su internet ha sin qui preso una piega che non mi piace. E' da non crederci, ma è davvero difficile trovare erotismo di qualità che non sia eccessivamente criptico od elitario; un indirizzo cui sono affezionato e che costituisce un punto di riferimento ormai da parecchi anni è Nerve.com. ![]()
Si è trattato finora dell’ennesima occasione perduta, nonostante il mezzo fosse l’ideale per sviluppare l’argomento con la disinibizione, la curiosità e la globalità convenienti. Notoriamente la quantità di sesso sulla rete è immensa, solo vi è divenuto un prodotto, per così dire, di nicchia: la sua redditività è sconfinata e viene conseguita presso un pubblico che –come un tempo quello delle sale a luci rosse- richiede e compra hard-core nelle più minute specializzazioni. La rete sembra disgraziatamente mutuare dagli USA, nell’era di Bush junior, il netto e deprimente spartiacque tra un porno sempre peggiore ed il buffo puritanesimo delle rimanenti risorse.
Ricordate quando in tv furono per la prima volta trasmessi i filmati alleati a colori della II Guerra mondiale con il titolo Combat Film? Fu più che mai evidente che l'immagine a colori aveva il potere di avvicinare nel tempo quegli avvenimenti rendendoceli quasi contemporanei. Fino a lasciarci storditi, frastornati come non avessimo creduto sino in fondo alla verità delle foto in bianco e nero, come se nei luoghi dove si crepava il cielo non potesse essere davvero così azzurro, le ragazze del Reich così bionde, la natura in un campo di battaglia così oltraggiosamente bella. Ricordate le carneficine ed il mare d'erba piegata dal vento in La Sottile Linea Rossa ?
Sul sito del giornale tedesco Stern c'è qualcosa di sorprendente, di cui ignoravo l'esistenza: foto a colori della Prima Guerra Mondiale, realizzate con una tecnica di nome autochrome messa a punto nientemeno che dai fratelli Lumière. Su Stern ce n'è una selezione di 13 dal nome Marsch in den Abgrund ( marcia verso l'abisso ). Chi è interessato può trovare altre foto del genere su questo e su quest'altro sito e sopratutto vasti, sensazionali archivi su questo sito governativo francese ( clickare su Accès aux images, poi andare sulla regione d'interesse e clickare sull'icona dell'occhio ).
Tra le mie foto preferite, questa di un indimenticabile soldato che può essere simbolo di tutti i soldati, quella qui sopra e questa su bambini che potrebbero essere nostri bisnonni, oltre a questa su una nuova, misteriosa e temibile arma...
L'altra mattina in Radio3 Scienza si parlava delle funzioni cerebrali coinvolte nella percezione visiva. Daverio osservava che una foto a colori ad alta definizione non è quanto di più evocativo della realtà, sopratutto a confronto dell'arte, che al processo di ricostruzione del reale -il quale avviene, com'è noto, nel cervello mentre pochissime informazioni fornisce l'occhio- apporta elementi ben più utili perchè fanno più direttamente appello alle emozioni ed alla memoria.
Simili riflessioni si fanno guardando le foto di Claudio Edinger, ed in particolare la sua splendida serie "Rio". Immagini in bianco e nero, deformate, piccole, sfuocate eppure -molto più che nelle solite cartoline- la gente, l'umidità, il sole, lo stordimento della metropoli brasiliana ci sono tutti, miracolosamente.
Le fotografie scattate nel Balcani dal 1906 al 1910 da Fritz Wentzel, chimico, ottico e pioniere dell'arte fotografica.

Alcune di esse, bellissime, sono visitabli online e documentano la tranquilla vita di quelle popolazioni in un momento storico di pacifica convivenza tra etnie e religioni diverse. Nella foto che ho scelto, che trovo emozionante ed è tra le mie preferite, un'imbarcazione dalmata come quelle che dal medioevo e per secoli avevano condotto il traffico marittimo da e per Venezia.
Pensando a Paolo Rumiz ed ai suoi affascinanti viaggi estivi descritti su Repubblica, come quello di quest'anno, per la prima volta via mare, proprio da quelle parti.
Aspettavo un'occasione per mettere sul blog una foto di Nathalie Grenzhaeuser. Ma il mio organismo non s'è ancora abituato al caldo, come tutti gli anni prima di essere andato al mare o in campagna a prendere un pò di sole, e mi sento talmente indolente da non avere alcuna voglia di scrivere. Ecco quindi, nudo e crudo, il link alla serie "Omaha Beach", la mia preferita.
Una ricchissima raccolta di fotografie è quella di Shaun O' Boyle visitabile nel Modern Ruins Project del suo sito. Raccomandato sia a chi trova estetizzanti le foto di archeologia industriale che a chi nutre dubbi sulla bellezza che è possibile documentare tra le 'ferraglie'. Le diverse serie dimostrano la vastità delle attitudini di O' Boyle, in grado di descrivere in modo crudo ed asciutto la drammaticità di universi concentrazionari in disfacimento e subito dopo, come un fotografo del National Geographic, l'incanto di ruderi industriali sorprendentemente belli come un bosco d'autunno o un coleottero verde; di censire ammassi metallici simili ad un enorme cimitero di elefanti e di trovare -tra le rovine di opifici dismessi- cripte, colonnati, navate, sacelli, maschere babilonesi ; di svolgere trame gotiche e subito dopo di scoprire icone pop che decadono in uffici abbandonati d'improvviso come dopo un fallout nucleare.
Le rovine delle città greche dell'antichità oltre che di alcune altre della Magna Graecia, riprese nell'ottocento con le risorse degli albori dell'arte fotografica e costituenti la G. Edwards Collection, le ho trovate sul sito del Getty Research Institute. 
L'Acropoli di Atene sorge nella campagna assolata, raggiunta da una strada che serpeggia tra due file di alberi, invece che in una metropoli sterminata; davanti al tempio di Poseidone a Sounion veleggiano navi onerarie non molto diverse da quelle di due millenni prima; a fianco delle tombe e dei templi vi sono personaggi nel tradizionale gonnellino plissettato, non già per compiacere turisti ma ancora nello stile paesaggista settecentesco; i monumenti sembrano far parte integrante del paesaggio naturale, privi come sono di qualunque restauro ed a volte ancora a pezzi come nell'immediatezza di un terremoto.
Si tratta, a volte, di foto addirittura della metà dell' 800 che danno l'inestimabile possibilità di guardare le antichità greche come le vide Byron e come sono rimaste per duemila anni. Un'emozione alla ricerca della quale oggi si visitano le città perdute del Vicino Oriente. Ed infatti proprio a Bam, la città sacra persiana distrutta ancora una volta dall'ultimo terremoto. ho pensato guardando qui sopra l'acropoli ateniese, anche per il colore giallastro della vecchia foto che casualmente cita quello dell'argilla cruda.
E' difficile dipingere le montagne: il pittoresco è sempre in agguato, e con esso la banalità. Pochissimi sono stati i pittori moderni in grado di dipingere magnificamente il paesaggio montano: tra i miei preferiti, Segantini e Hodler.

Il sito Swissinfo ha commissionato a Christian Helmle di fotografare i paesaggi dipinti dal grande pittore svizzero Ferdinand Hodler dallo stesso suo punto di vista. Le foto ed i quadri sono quindi confrontabili spostando un cursore con un efficace e divertente sistema a tendina. Bello.
Kodak, leader mondiale del mer- cato delle pellicole fotografiche, è in grave crisi, schiacciata dalla rivoluzione digitale.
George Eastman, il fondatore della Eastman Kodak, aprì alla fine degli anni '40 un grande museo della fotografia, di cui sono visitabili online alcune cose, tra cui alcune vecchie diapositive giapponesi.
Donne in kimono con ampi parasole colorati come fiori; stendardi a forma di pesce ( Koinobori: 'risalita della corrente da parte della carpa' ) del 5 maggio, giorno della festa dei piccoli maschi; un piccolo contadino con un arnese sulla spalla, tra le lantern slides più toccanti.
Un mio nuovo giocattolo orientale dopo la chiusura, proprio ieri, della mostra sulle cartoline di cui al post del 27/5.
"Marcel Proust reflected that 'the smell and taste of things remain poised a long time, ready to remind us... the immense edifice of memory'...Imagine a nice day on the beach. The smell of sun lotion, the friends you were with, the beer you were drinking; any of these could trigger memories of the whole thing." Leggevo nell'ultimo Nature un breve articolo sui legami tra i sensi e la memoria. Non mi pare dica ancunchè di nuovo sull'argomento, e comunque nulla che ciascuno di noi non abbia sperimentato: in particolare non vi sono ancora spiegazioni dettagliate sul fenomeno della maggior resistenza della memoria olfattiva rispetto ad altre, ed in particolare a quella visiva. La mia esperienza è con l'odore delle brioche con su i granelli di zucchero, di cui ero ghiotto da bambino, che evoca ancor oggi con precisione -a me che in quegli anni ho cambiato molte città e scuole- l'immagine di luoghi vicini a panifici di Belluno, Ostuni, Fabriano, Roma etc. che avrei altrimenti chissà da quanto tempo dimenticato. Potrebbe anche sembrare una manfrina per introdurre le fotografie di Stefanie Schneider, che mi piacciono davvero molto. In stile amatoriale, sono realizzate con una Polaroid dalla messa a fuoco sbagliata, poi decolorate. Ecco quindi sequenze californiane ( lei vive sopratutto a Los Angeles ) sbiadite 'dal tempo', ambientate in desolati paesaggi wendersiani ed evocative di fatti forse drammatici, forse più banali di quanto parrebbe. Preferisco quelle meno figurative e meno pesantemente 'lavorate'. Se fosse tecnicamente possibile metterei in testa al post la foto bellissima del bambino che di corsa esce dall'inquadratura nella serie su Zuma Beach. 
George Ciardi ha fatto per anni la tuta blu nell'industria, ora lavora come corriere a Seattle. Di giorno, in giro con il suo furgone, appunta su un taccuino i posti che lo hanno impressionato, poi ci torna di notte. Con la macchina fotografica, li riprende utilizzando solo l'illuminazione esistente in loco. Come una luce 'naturale' notturna. Racconta che le guardie giurate lo cacciano, mentre i poliziotti lo ritengono uno svitato ma lo tollerano. Ma i guardiani notturni, spesso, lo invitano ad entrare e gli svelano visioni che essi soli conoscono... Le foto di George Ciardi sono sul suo sito "Artificial Daylight": le mie preferite sono quelle industriali, spettrali e bellissime. Tra loro, poi, in particolare Midnight Sun ( qui sopra), Mars, Metal Pond, Hume n State, Do Not Run on Ramp e Ryder.

Il fotografo israeliano Jonathan Torgovnik, dopo aver completato il triennio di servizio militare nel suo Paese, ha trascorso alcuni anni in India riprendendo, tra l'altro, le deità assorte ed i rituali che lui definisce la "religione comune" di quel Paese, il cinema. Il risultato è "Bollywood Dreams", cento fascinose fotografie sulla gente che è davanti e dietro lo schermo della più grande e vitale industria cinematografica del mondo. ( via Digitaljournalist )
Sul sito della Galleria Priska Pasquer di Colonia è visitabile (sino al 30 aprile) "Kinder", un viaggio attraverso la rappresentazione fotografica dell'infanzia dalla fine dell'800 all'attualità, nel succedersi degli stili e delle ideologie. La foto che ho scelto tra le tante mi sembra straordinaria, data al 1906 ed è del tedesco Hugo Erfurth. E' inoltre visionabile la precedente mostra "Architektur & Industrie", con foto altrettanto belle.
Philip Cartland, curatore di questo nuovo blog inglese, segnala Milton nell'ultimo post prima di andarsene in vacanza nell'isola di Wight ( ehm, se sapesse cosa ricorda a noi italiani questo nome...), che quindi potrebbe restare a capo di pagina per tutte le feste ! Phil non sa l'italiano e consiglia a chi è nella stessa sua condizione di guardare almeno le immagini sul mio blog. Mah, si riferirà al mio post del 30 marzo sulle ragazze americane "Vargas-style" dei '50? Come dargli torto? Comunque, grazie per la pubblicità oltremanica. Le "figure" da guardare davvero, tutte e con attenzione, sono le strepitose fotografie di Salvador/Bahia scattate da 'Mariozinho' Cravo Neto, con prefazione di Caetano Veloso.

è il sito di Philip Cartland, fotografo/web designer inglese nato e vissuto a lungo in Kenya, il cui obiettivo è raccogliere e divulgare attraverso il www la fotografia sull'Africa. A tal fine African Imagery è aperto alla collaborazione di chiunque invii 10-15 buone foto jpg. I contributi, in b/n o a colori, sono ordinati per autore o per argomento. Tra le più belle raccolte colpisce quella del grande fotografo parigino Bernard Descamps, realizzata in Madagascar tra il 1994 e il 1999// 2000. Sono 16 foto in bianco e nero di grandi classicità e bellezza. ( via Two Places )

Le magnifiche foto in b/n o seppia di Michael Kenna, nato nel 1953 nel nord industriale dell'Inghilterra e residente a San Francisco, spesso realizzate all'alba o di notte ed incentrate sull'interazione tra paesaggio naturale e manufatti, sono piene di fascino e spiritualità. Non a caso frequenti sono le sue mostre in Giappone dove viene pubblicato dalle Editions Treville. Purtroppo esposto pochissimo in Europa, è uno fotografi contemporanei che preferisco.


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